Il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne/LEF Italia rappresenta l'Italia nel Consiglio di Amministrazione della European Women's Lobby, la più grande coalizione europea di organizzazioni femminili e femministe. La LEF Italia contribuisce, con la EWL, a migliorare le politiche di parità di genere in Europa ed in Italia. E' membro fondatore della EWL.
mercoledì 16 novembre 2011
martedì 15 novembre 2011
Osservazioni del Comitato CEDAW al Governo Italiano
La Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro le Donne è una Convenzione internazionale sui diritti umani che è indirizzata esclusivamente alla parità fra i generi. È stata adottata nel 1976 dall’Assemblea Generale dell’ONU ed è entrata in vigore il 3 settembre 1981. Ad oggi 186 stati, tra i quali tutti gli stati membri dell’UE, hanno ratificato la Convenzione.
Gli Stati parte sono obbligati ad implementare le disposizioni della Convenzione all’interno dei loro ordinamenti. Essi sono inoltre tenuti a presentare rapporti nazionali sulle misure adottate per l’implementazione degli obblighi della stessa, ogni quattro anni, almeno, o ogni qual volta il Comitato ne faccia richiesta.
L’implementazione della Convenzione è monitorata dal Comitato sull’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne. Il Comitato è composto da 23 esperti nominati dai loro governi ed eletti dagli Stati parte per un periodo di 4 anni.
Di seguito è possibile leggere alcune delle osservazioni conclusive, fatte dal Comitato, sull’ultimo Rapporto del Governo Italiano del luglio 2011.
Punti fondamentali delle osservazioni conclusive del Comitato sulla situazione italiana (luglio 2011) sono:
§ Aspetti positivi
Il Comitato accoglie favorevolmente l’adozione di alcune nuove leggi ed emendamenti, in particolare:
· La legge No. 11/2009 (introduzione dello stalking come crimine e la detenzione obbligatoria per gli autori di atti di violenza)
· Il Testo di Legge, del 28 giugno 2011, che incorpora i Disegni di Legge n. 2426 e n. 2956 B, volti ad incrementare la partecipazione delle donne nei consigli di amministrazione delle aziende quotate in borsa o di quelle a partecipazione pubblica.
§ Principali punti di criticità
La violenza contro le donne
· L’alta percentuale di violenza contro le donne e le ragazze
· La mancanza di dati sulla violenza conto le immigrate e le donne e le bambine Rom e Sinti
· L’alta percentuale di donne assassinate (femminicidio) dai loro partner o ex-partner, che potrebbe indica un’incapacità, da parte dell’autorità dello Stato parte, a proteggere adeguatamente le donne vittime dei loro partner o ex-partner.
Il traffico e lo sfruttamento della prostituzione
· Un'interpretazione restrittiva data all'articolo 18 del Decreto Legislativo n. 286/1998, che prevede un permesso di soggiorno speciale per le vittime di tratta e sfruttamento a fini di protezione sociale può privare quelle donne di un’adeguata protezione, che sono state trafficate in un altro paese e poi portate in Italia allo scopo di tratta.
· Il “pacchetto sicurezza” adottato dal Governo Italiano nel 2010 ha impedito alle autorità di identificare adeguatamente le potenziali vittime di tratta.
Partecipazione alla vita politica e pubblica
· Le donne italiane sono ancora sottorappresentate al Parlamento nazionale, nei livelli regionali, nella magistratura, nelle posizioni di rilievo all’interno della pubblica amministrazione e della carriere diplomatica, così come nel processo decisionale nel settore privato.
· Mancanza di informazioni sulla presenza delle donne immigrate in posizioni decisionali in un paese dove gli immigrati rappresentano una grande percentuale della popolazione.
Occupazione
· La situazione delle donne nel mercato del lavoro è caratterizzata, a dispetto dell’alto livello di istruzione delle donne, da un elevato e persistente tasso di disoccupazione femminile.
· La situazione di svantaggio che colpisce le donne che interrompono la loro carriera lavorativa per motivi familiari, con conseguenze che si ripercuotono sul pensionamento e sulle pensioni di anzianità.
· La concentrazione delle donne in impieghi a bassa remunerazione e il differenziale salariale esistente tra uomini e donne.
· Un numero significativo di donne lascia il lavoro dopo il parto.
· Solo il 10% dei padri prende il congedo parentale.
· Le difficoltà vissute dalle donne immigrate e dalle donne diversamente abili rispetto alla loro integrazione e partecipazione al mercato del lavoro.
§ Raccomandazioni
Violenza
· Porre l’accento su un insieme di misure che affrontino la violenza contro le donne nelle famiglie e nella società, affrontando anche le esigenze specifiche delle donne rese vulnerabili da circostanze particolari, come le donne Rom, Sinti, anziane, immigrate e diversamente abili;
· Garantire una protezione immediata per le donne vittime di violenza, comprese l’allontanamento dell’autore delle violenze dalla casa, la garanzia di accesso a rifugi sicuri e ben finanziati su tutto il territorio,al gratuito patrocinio legale e ai servizi psico-sociali, insieme ad un’adeguata riparazione compreso l’indennizzo;
· Assicurare che i funzionari pubblici, in particolare le forze dell’ordine e i gli operatori della magistratura, della sanità, dell’assistenza sociale e dell’istruzione vengano sistematicamente e pienamente sensibilizzati su tutte le forme di violenza contro donne e bambine;
· Rafforzare il sistema di raccolta di dati appropriati su tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica, le misure di protezione, i processi, la pena inflitta agli autori e condurre indagini adeguate per valutare la prevalenza di violenze subite dalle donne appartenenti a gruppi svantaggiati come Rom e Sinti, le donne immigrate, anziane e diversamente abili;
· In oltre attuare, in collaborazione con una vasta gamma di soggetti interessati, tra cui le organizzazioni di donne e della società civile, campagne di sensibilizzazione attraverso i media e i programmi di educazione pubblica al fine di rendere la violenza contro le donne un fatto socialmente inaccettabile e disseminare informazioni al pubblico sulle misure esistenti atte a prevenire la violenza contro le donne;
· Ratificare tempestivamente la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta contro la Violenza contro le Donne e contro la Violenza Domestica.
Traffico
· Tenere conto della dimensione transnazionale del crimine di traffico di esseri umani, come riconosciuto dal protocollo, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, specialmente donne e bambini e standardizzare le procedure di identificazione e di riferimento per le potenziali vittime;
· Accelerare il processo di adozione del Piano d’Azione Nazionale contro la tratta;
· Garantire che l’interpretazione dell’articolo 18 del Decreto Legislativo n. 286/1998 non privi le donne che sono state vittime di tratta in un altro paese di un’adeguata protezione
Partecipazione nella vita politica e pubblica
· Intensificare gli sforzi per rafforzare la rappresentanza delle donne in ruoli di leadership ed in posizioni decisionali all’interno di organi politici, compreso il parlamento e i consigli regionali, nella pubblica amministrazione, come nella diplomazia e nel settore privato a tal fine si auspica la nascita di adeguate misure speciali.
· Adottare misure per accelerare il raggiungimento della piena ed uguale partecipazione delle donne nel processo decisionale a tutti i livelli ed in tutte le aree.
· Prendere in considerazione ulteriori misure legislative ai sensi dell’art. 51 della Costituzione per aumentare il numero delle donne nelle cariche politiche e pubbliche, anche attraverso l’utilizzo di quote di genere, per garantire anche un’adeguata rappresentanza, in queste posizioni, di donne Rom, delle donne immigrate e del sud del Paese.
Occupazione
· Continuare ad adottare misure concrete per garantire le pari opportunità “de facto” tra donne e uomini nel mercato del lavoro attraverso, tra l’altro, misure speciali temporanee in conformità con l’art. 4, com. 1 della Convenzione e della raccomandazione generale n. 25 del Comitato;
· Adottare misure concrete e proattive per debellare la segregazione occupazionale, sia orizzontale che verticale, attraverso, tra l’altro, l’istruzione, la formazione, la riqualificazione ed efficaci meccanismi di applicazione della legge;
· Sviluppare ed applicare sistemi di valutazione del lavoro sulla base di criteri sensibili al genere e raccogliere dati disaggregati per sesso, per quanto riguarda il tipo e la portata di differenziali salariali per eliminare la pratica delle donne trattate con disparità di retribuzione per lavoro di pari valore;
· Monitorare l’impatto dell’uso di contratti a tempo determinato e delle altre forme contrattuali flessibile; aumentare gli incentivi per i datori di lavoro, se necessario, per contrastare possibili conseguenze negative di tali contratti sulle donne, soprattutto per quanto riguarda la loro sicurezza sul lavoro, i livelli salariali e le pensioni;
· Potenziare gli sforzi per garantire la conciliazione tra le responsabilità familiari, private e professionali e per la promozione di un’equa ripartizione dei compiti domestici e familiari tra donne e uomini, compreso l’aumento degli incentivi per gli uomini ad usare il loro diritto al congedo paterno e facendo sforzi concentrati per dare strutture per l’infanzia per bambini appartenenti alle diverse fasce di età, in particolare nelle regioni con poche strutture di servizi all’infanzia;
· Adottare tutte le misure appropriate per abolire la pratica delle cosiddette “dimissioni in bianco” per cui dipendenti donne in stato di gravidanza sono costrette ad abbandonare il lavoro;
· inserire le problematiche delle donne immigrate o diversamente abili, che possono subire discriminazioni multiple, nelle politiche e nei programmi relative all'occupazione, intensificare gli sforzi, anche con l’adozione di misure temporanee speciali ai sensi dell’art. 4, com.1 , della Convenzione e della raccomandazione del Comitato n. 25, volte a realizzare l’uguaglianza “de facto” per donne immigrate e donne diversamente abili nel mercato del lavoro.
venerdì 11 novembre 2011
La legislazione sul ricongiungimento familiare europea è discriminatoria?
La rete ENoMV presenta la sua prima pubblicazione dal titolo "la legislazione europea sul ricongiungimento familiare: è discriminatoria per le donne migranti?"
La EWL, in associazione con la Rete Europea delle Donne Migranti (ENoMW), ha lanciato oggi la sua prima pubblicazione, in occasione di una riunione pubblica al Parlamento europeo co-organizzato con l'EWL sul tema: ' La legislazione sul ricongiungimento familiare in Europa: è discriminatoria per le donne migranti '?
Questo documento, elaborato per la ENoMW da esperti Prof. Eleonore Kofman presso la Middlesex University, Regno Unito, presenta lo stato attuale delle cose per quanto riguarda l'attuazione della legislazione europea sul ricongiungimento familiare, ed evidenzia la necessità di una prospettiva di genere più forte della parità nelle politiche nazionali. Dice un Comunicato stampa EWL 'la direttiva sul diritto al ricongiungimento familiare non deve essere riaperta, secondo la Lobby Europea delle Donne e la Rete Europea delle Donne Migranti' , la posizione EWL e ENoMW congiunta su questo tema viene ulteriormente elaborata.
Sintesi della pubblicazione:
Negli ultimi dieci-quindici anni la prospettiva in materia di immigrazione e concetto di multiculturalità in Europa è cambiata in modo negativo ed è in discussione. Perciò molti paesi europei hanno stabilito delle condizioni più rigide - come i test di ingresso e la conoscenza della società (educazione civica) le prove - per limitare il ricongiungimento familiare. La direttiva sul ricongiungimento familiare è stata la prima direttiva importante sulla migrazione legale, adeguata dal Consiglio ai sensi dell'articolo 63 del trattato CE, che si applica a tutti gli Stati membri. Tuttavia al alcuni paesi è servito molto tempo per adattare la direttiva nella legislazione nazionale e la riunificazione delle famiglie è stata messa in condizioni difficili e in alcuni paesi come la Danimarca, l'Irlanda e il Regno Unito lo stato ha deciso leggi al di fuori della direttiva. In vista delle prossime Libro Verde sul diritto al ricongiungimento familiare EWL e ENoWM vuogliono richiamare l'attenzione sul fatto che le politiche di riunificazione per le donne migranti - devono essere sensibili al genere e accessibili - sia per il loro benessere che per la possibilità di integrazione delle loro famiglie.


By Eleonore Kofman
Social Policy Research Centre
Middlesex University, UK
Social Policy Research Centre
Middlesex University, UK
© 2011 European Network of Migrant Women
Project coordinator: Selmin Çalişkan, European Women’s Lobby
Graphic design: Leanda E. Barrington-Leach, European Women’s Lobby
Cover photo: Dietmar Temps, Flickr
Graphic design: Leanda E. Barrington-Leach, European Women’s Lobby
Cover photo: Dietmar Temps, Flickr
Discussione sulla direttiva sul ricongiungimento familiare
La Lobby Europea delle Donne e la Rete Europea delle Donne migranti si unisce contro la riapertura del dibattito sulla Direttiva sul ricongiungimento familiare.

Nel corso di una udienza pubblica tenutasi il 10 novembre al Parlamento europeo, le associazioni femminili europee prevedono di prendere una posizione forte contro ogni rinegoziazione potenziale della legislazione europea in materia di ricongiungimento familiare, che temono sarà a scapito delle donne migranti, e invitano gli Stati membri a migliorare l'accesso e misure di integrazione.
'Dato l'attuale clima politico negli Stati membri, siamo profondamente preoccupati che ogni riapertura di tale normativa potrebbe portare a criteri di qualificazione ancora più restrittiva', ha detto Cécile Gréboval, segretario generale della Lobby Europea delle Donne. 'Un tale sviluppo non solo sarebbe contro lo spirito del disegno di legge originale, che ha lo scopo di promuovere l'integrazione, piuttosto che per prevenire la migrazione, ma rischia inoltre la discriminazione nei confronti delle donne migranti, che spesso hanno meno risorse finanziarie e, quindi, possibilità di qualificarsi per denunciare i loro partner e prendersi cura dei figli. '
La riunione pubblica, dal titolo 'La legislazione sul ricongiungimento familiare in Europa: è discriminatoria per le donne migranti?', È co-organizzato dalla Lobby Europea delle Donne (LEF), il Centro Internazionale per lo Sviluppo delle Politiche Migratorie (ICMPD) e la Rete Europea delle Donne Migranti (ENoMW) prima della pubblicazione anticipata, dalla Commissione Europea, il 15 novembre, di un nuovo Libro Verde sul diritto al ricongiungimento familiare (direttiva 2003/86/CE). Il Libro Verde è il primo passo della procedura di ricorso per le disposizioni sul ricongiungimento familiare nell'Unione Europea.
Basandosi sulle competenze ed esperienze dei membri del Parlamento Europeo, dei decisori politici, accademici, delle ONG e delle altre parti interessate, nell'udienza si devono considerare le implicazioni delle politiche attuali per le prospettive future dell'integrazione delle donne migranti nella società e nel mercato del lavoro.
Mentre ci sono fazioni opposte sulla rinegoziazione della legislazione europea, le organizzazioni delle donne sollecitano i responsabili delle politiche europee e nazionali a cogliere l'opportunità della futura valutazione nel rispetto dei diritti delle donne e uguaglianza di genere.
Secondo Nusha Yonkova dalla Rete Europea delle Donne Migranti, 'Questa è una possibilità per i governi di agire per porre fine alle politiche che stabiliscono la dipendenza tra i membri della famiglia. In particolare, chiediamo lo status di soggiorno autonomo per le donne migranti che subiscono violenze. '
Nusha Yonkova ha poi presentato l'esempio dall'Irlanda, che suggerisce che le donne migranti sono più inclini a sopportare abusi domestici rispetto alle loro omologhe native, in quanto lasciando un coniuge violento rischiano di diventare clandestine, senza casa e senza mezzi di sostentamento. 'Non possiamo sottolineare abbastanza l'esigenza di disposizioni di senso realistico. Questi non dovrebbe ostacolare ma piuttosto sostenere le donne migranti nei loro sforzi per garantire l'integrazione per le loro famiglie ', ha concluso la signora Yonkova.
La EWL sostiene il Manifesto per un Secolare Medio Oriente e Nord Africa

La EWL sostiene il Manifesto per un Secolare Medio Oriente e Nord Africa, che recita come segue:
Le proteste in Iran, seguite dalla primavera araba, del 2009, hanno il potenziale per annunciare una nuova era per i popoli delle regioni e del mondo. Le proteste hanno chiaramente dimostrato che le persone nelle regioni, come le persone in tutto il mondo, vogliono vivere la vita del 21 ° secolo.
Noi sottolineano, con grande favore, la loro dimensione moderna e umana e accogliamo con gioia il loro sviluppo storico immenso. Siamo fermamente contrari alla loro repulsione per l'islamismo o al sostegno sotto al militarismo sosteniamo la richiesta di un libero e laico Medio Oriente e Nord Africa chiesto dai cittadini e in particolare delle donne della regione.
La laicità è una condizione minima per la libertà e l'uguaglianza di tutti i cittadini e comprende:
Comunicato stampa del secolarismo è un problema delle donne: PER UN LIBERO E SECOLARE MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA
76 laici e difensori dei diritti umani, tra cui Mina Ahadi, Nawal El Sadaawi, Marieme Hélie Lucas, Hameeda Hussein, Ayesha Imam, Maryam Jamil, Maryam Namazie, Taslima Nasrin, Farida Shaheed, Fatou Sow, e Stasa Zajovic hanno firmato un Manifesto per un libero e secolare Medio Oriente e Nord Africa.
Alla luce dei recenti pronunciamenti del Consiglio libico di transizione non eletti per 'leggi della Sharia', i firmatari del manifesto si oppongono con veemenza al dirottamento delle proteste da parte dell'islamismo o al militarismo e sostegno inequivocabilmente la richiesta di libertà e di laicità fatte dai cittadini e in particolare le donne della regione.
La laicità è il presupposto minimo per un libero e laico del Medio Oriente e per il riconoscimento dei diritti delle donne e dell'uguaglianza.
Chiediamo ai cittadini del mondo sostegno per questa importante campagna firmando la nostra petizione a: http://www.change.org/petitions/wor ... .
Chiediamo inoltre che i sostenitori facciano clic su 'come' sulla nostra pagina Facebook a sostegno di questa importante campagna: http://www.facebook.com/pages/A-Fre ... e Tweet: # freesecularMENA a sostegno di un Medio gratuita e laica Oriente e Nord Africa.
- Completa separazione della religione dallo stato.
- Abolizione delle leggi religiose in famiglia, i codici civili e penali.
- Separazione della religione dal sistema educativo.
- La libertà di religione e l'ateismo come credenze private.
- Divieto di apartheid sessuale e velature obbligatorie.
Comunicato stampa del secolarismo è un problema delle donne: PER UN LIBERO E SECOLARE MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA
76 laici e difensori dei diritti umani, tra cui Mina Ahadi, Nawal El Sadaawi, Marieme Hélie Lucas, Hameeda Hussein, Ayesha Imam, Maryam Jamil, Maryam Namazie, Taslima Nasrin, Farida Shaheed, Fatou Sow, e Stasa Zajovic hanno firmato un Manifesto per un libero e secolare Medio Oriente e Nord Africa.
Alla luce dei recenti pronunciamenti del Consiglio libico di transizione non eletti per 'leggi della Sharia', i firmatari del manifesto si oppongono con veemenza al dirottamento delle proteste da parte dell'islamismo o al militarismo e sostegno inequivocabilmente la richiesta di libertà e di laicità fatte dai cittadini e in particolare le donne della regione.
La laicità è il presupposto minimo per un libero e laico del Medio Oriente e per il riconoscimento dei diritti delle donne e dell'uguaglianza.
Chiediamo ai cittadini del mondo sostegno per questa importante campagna firmando la nostra petizione a: http://www.change.org/petitions/wor ... .
Chiediamo inoltre che i sostenitori facciano clic su 'come' sulla nostra pagina Facebook a sostegno di questa importante campagna: http://www.facebook.com/pages/A-Fre ... e Tweet: # freesecularMENA a sostegno di un Medio gratuita e laica Oriente e Nord Africa.
Nasce il nuovo sito web della Rete Europea delle Donne Migranti

La EWL è lieta di annunciare il lancio del sito web della Rete europea delle donne migranti (ENoMW), il primo network per le donne migranti a livello europeo: www.migrantwomennetwork.org . La ENoMW è stata fondata nel 2010 nel quadro del progetto EWL "Equal Rights. Equal Voices. Le donne migranti nell'Unione Europea" ed è attualmente coordinato dal Segretariato EWL.
Il sito web offrirà visibilità per la rete e vuole servire come strumento di networking. Sarà regolarmente aggiornato con le attività della rete. La rete ha anche un account di Facebook e un feed RSS.
La Rete europea delle donne migranti (ENoMW) è una rete europea di organizzazioni non governative che rappresenta le esigenze, le preoccupazioni e gli interessi delle donne migranti nell'Unione Europea.
Gli obiettivi della Rete sono:
- Rappresentare i membri delle organizzazioni e della lobby per e con le donne migranti affinché possano avere una voce più forte a livello europeo
- Promuovere la parità di trattamento, pari diritti e una migliore integrazione delle donne migranti in Europa
- Per dare un contributo regolare su tutte le aree di sviluppo delle politiche dell'Unione Europea e di implementazione che hanno un impatto sulla vita delle donne migranti
- Elaborazione delle politiche sociali e programmi di azione di progettazione affrontando i bisogni specifici delle donne migranti
- Supportare le organizzazioni di donne migranti e dei movimenti attraverso l'informazione e la formazione.
mercoledì 2 novembre 2011
Il reato di aborto è un abuso di potere
Il relatore speciale delle Nazioni Unite ha sottolineato che il reato di aborto è un abuso di potere

La EWL accoglie favorevolmente la relazione (A/66/254) del relatore speciale dell'ONU sul diritto alla salute Anand Grover, che è stata presentata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 24 ottobre 2011. Il rapporto è una pietra miliare nella lotta per la piena realizzazione del diritto alla salute per tutti.
Il rapporto espone la necessità di eliminare leggi e politiche che criminalizzare e limitare l'accesso alle informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva e di forniture e servizi, incluso l'aborto, e che possono essere utilizzati per evitare che i governi nazionali violino i diritti delle donne e ragazze.
Organizzazioni che si occupano di promuovere diritti umani, diritti delle donne e diritti alla salute hanno rilasciato una dichiarazione in occasione della presentazione del Rapporto, sottolineando l'importanza fondamentale nel garantire il diritto alla salute e condannare le leggi penali e le restrizioni legali che i governi spesso impongono. La dichiarazione è stata firmata con l'obiettivo di proseguire l'attuazione delle conclusioni e delle raccomandazioni stabilite nella relazione.
Clicca qui per scaricare la dichiarazione delle ONG, dal 24 ottobre 2011.
Aumenta la consapevolezza sul traffico per sfruttamento sessuale
L'evento che vede la partecipazione di EWL e di ONU annuncia che sta aumentando la consapevolezza sul traffico per sfruttamento sessuale

Giovedì '27 ottobre, la EWL, in collaborazione con l' UNRIC e con l'ufficio di Bruxelles delle DONNE, ha organizzato una manifestazione sulla violenza contro le donne e la tratta nella Galleria Harlan Levey progetti a Bruxelles. L'evento ha avuto luogo nel contesto della mostra dei finalisti del concorso delle Nazioni Unite "Dire NO alla violenza contro le donne" e il quinto EU Anti-Trafficking Day (18 ottobre 2011).
Cécile Gréboval, Segretario Generale EWL, ha messo in evidenza il nesso intrinseco tra la violenza contro le donne e la tratta delle donne. "Le cause profonde della tratta delle donne si trovano nella disuguaglianza strutturale tra donne e uomini nella nostra società: a causa della dominazione strutturale maschile, le donne sono rese più vulnerabili allo sfruttamento e abuso Dobbiamo combattere queste cause, che includono. disparità di accesso alle risorse economiche e nel processo decisionale, il controllo degli uomini sul corpo delle donne e sulla sessualità e la tolleranza della violenza sulle donne. "
Myria Vassiliadou, Coordinatrice europea contro la tratta, ha spiegato il lavoro attuale della Commissione europea in relazione alla recente direttiva dell'UE sulla tratta. "C'è una forte enfasi su un approccio di genere nella direttiva. La CE sta quindi lavorando allo sviluppo di una pubblicazione per informare su ciò che questo approccio di genere dovrebbe essere, in termini di prevenzione , assistenza e tutela delle vittime. Per esempio, sappiamo che il 95% delle vittime di abusi sessuali hanno avuto esperienzebnel processo di traffico. Dobbiamo quindi capire come il fenomeno della tratta è di genere e ciò che questo comporta in termini di misure concrete. " Myria Vassiliadou ha anche detto che è fondamentale per lavorare con le organizzazioni della società civile e ha accolto con favore l'evento congiunto delle Nazioni Unite e della EWL per sensibilizzare sul traffico, una forma di schiavitù.
I partecipanti sono stati invitati a impegnarsi in una discussione dopo la proiezione del documentario ' Non in vendita '. Il documentario sfida il punto di vista tradizionale e i miti sulla prostituzione e lo sfruttamento sessuale del corpo femminile attraverso interviste con le sopravvissute: le donne vittime di tratta finalizzata allo sfruttamento sessuale e alla prostituzione.
Durante la discussione, Dagmar Schumacher, direttore dell'Ufficio delle Donne delle Nazioni Unite di Bruxelles, ha fatto notare la necessità di sviluppare concrete opportunità di alternative di reddito per le donne nella prostituzione, in parallelo alla sensibilizzazione per scoraggiarne la domanda. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di una maggiore sensibilizzazione nei programmi formativi e hanno discusso dei cambiamenti nei processi di reclutamento, che dimostrano come i trafficanti e gli acquirenti cercano di adattarsi alla legislazione e alle tecnologie in evoluzione.
Clicca qui per vedere le foto dei 30 finalisti del concorso delle Nazioni Unite 2011 "Dire NO alla violenza contro le donne".
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