mercoledì 23 settembre 2026

“Dietro il Gender Gap”

 


Versione italiana 

“Dietro il Gender Gap” è un progetto di divulgazione scientifica promosso da ADBI – Associazione Donne della Banca d’Italia per avvicinare un pubblico ampio e non specialistico ai principali temi dell’economia di genere.

L’iniziativa nasce dalla volontà di rendere più accessibili i risultati della ricerca economica condotta dalla Banca d’Italia su questioni che riguardano ed incidono concretamente sulla vita e sulle prospettive delle donne. Il progetto affronta diversi ambiti, dall’istruzione all’ingresso nel mercato del lavoro, dalla distribuzione delle responsabilità di cura alla conciliazione tra vita professionale e personale. 

ADBI ha cercato di trasformare contenuti scientificamente rigorosi, la cui comprensione può richiedere competenze specialistiche, in strumenti informativi semplici, sintetici e accurati. In questo modo, con “Dietro il Gender Gap” ADBI intende promuovere nel pubblico interessato una consapevolezza più informata sulle determinanti dei divari di genere, sulle loro conseguenze e sulle politiche che possono contribuire a ridurli. 

Il progetto si articola in due formati complementari: schede sintetiche, che presentano con un linguaggio chiaro i principali risultati delle ricerche, e brevi podcast, disponibili in italiano e in inglese, nei quali due voci dialogano sui temi e sulle evidenze emerse dagli studi. Il pubblico può così scegliere la modalità di fruizione più adatta alle proprie esigenze, attraverso la lettura oppure l’ascolto. Per garantire che la semplificazione non vada a scapito della precisione, i testi pubblicati e registrati sono stati verificati dagli autori delle ricerche. Nelle schede sintetiche è inoltre presente il link al testo integrale della ricerca per chi vuole approfondire ulteriormente.

Ogni episodio prende avvio da una domanda concreta, pensata per suscitare curiosità, e presenta in forma accessibile i risultati di uno specifico paper. Ecco una breve rassegna dei temi e dei titoli dei paper inseriti finora inseriti nel progetto, altri se ne aggiungeranno in futuro. 

Il rapporto tra istruzione, organizzazione scolastica e partecipazione femminile al mercato del lavoro è affrontato attraverso il paper “The Short and Medium Term Effects of Full-Day Schooling on Learning and Maternal Labor Supply”, di Giulia Bovini, Nicolò Cattadori, Marta De Philippis e Paolo Sestito. La ricerca analizza gli effetti del tempo pieno nella scuola primaria sia sui risultati degli studenti sia sulla partecipazione delle madri al mercato del lavoro. 

Il tema delle interazioni tra studenti e del ruolo delle eccellenze femminili è trattato nel paper “Gli effetti sul rendimento accademico di compagni e compagne con elevate competenze” di Francesca Modena, Enrico Rettore e Giulia Martina Tanzi, che esamina gli effetti prodotti dalla presenza di studentesse particolarmente brillanti sul rendimento accademico dei compagni di corso e mostra l’importanza delle dinamiche tra pari nei percorsi educativi.

Alla composizione degli organi societari è dedicato il paper “Gender Quotas, Board Diversity and Spillover Effects. Evidence from Italian Banks”, di Silvia Del Prete, Giulio Papini e Marco Tonello. Lo studio analizza gli effetti della legge italiana del 2011 sulle quote di genere, osservando i cambiamenti intervenuti nella composizione dei consigli di amministrazione delle banche e gli eventuali effetti sulle banche non direttamente interessate dalla normativa. 

Il rapporto tra comportamenti collettivi e decisioni individuali delle madri lavoratrici è approfondito attraverso il paper “Measuring Peer Effects in Parental Leaves: Evidence from a Reform”, di Davide Dottori, Francesca Modena e Giulia Martina Tanzi. La ricerca studia quanto l’esempio delle colleghe possa influenzare la decisione di utilizzare il congedo parentale, mettendo in luce il ruolo delle relazioni sociali e della cultura organizzativa nei luoghi di lavoro. 

Sul versante dell’educazione finanziaria, il progetto presenta “Tackling the Gender Gap in Financial Literacy. Evidence from a Financial Education Program in the Workplace”, di Alessio D’Ignazio, Ludovica Galotto e Cristiana Rampazzi. Lo studio valuta l’efficacia del programma di educazione finanziaria “Le donne contano”, rivolto alle lavoratrici, analizzandone gli effetti sulle conoscenze finanziarie delle partecipanti. 

Il ruolo degli stereotipi nei percorsi accademici è invece affrontato dal paper “Women in Economics: The Role of Gendered References at Entry in the Profession”, di Audinga Baltrunaite, Alessandra Casarico e Lucia Rizzica. La ricerca esamina il linguaggio utilizzato nelle lettere di referenza per chi completa un dottorato in economia e finanza, evidenziando come gli uomini vengano descritti più frequentemente come “brillanti” e le donne come “diligenti”.  

Un altro tema centrale è l’origine del divario retributivo. Il paper “The Origins of the Gender Pay Gap: Education and Job Characteristics”, di Giulia Bovini, Marta De Philippis e Lucia Rizzica, analizza il legame tra scelte formative, caratteristiche del lavoro e differenze salariali tra donne e uomini già nelle prime fasi della carriera. 

Il rapporto tra leadership femminile e rappresentanza delle donne nei ruoli decisionali è studiato nel paper “Do Female Leaders Choose Women? Evidence from Visible and Hidden Appointments”, di Edoardo Frattola e Andrea Cintolesi. La ricerca esamina le nomine effettuate nella politica locale italiana, distinguendo tra incarichi maggiormente visibili, come quelli nelle giunte comunali, e incarichi meno esposti all’attenzione pubblica, come quelli nelle società partecipate. 

Infine, il progetto amplia lo sguardo alle origini storiche della minore presenza di donne in alcuni ambiti e alla rappresentazione simbolica delle donne. Lo fa attraverso due paper:

·       Women inventors: the legacy of medieval guilds di Sabrina Di Addario, Michela Giorcelli and Agata Maida che indaga se il divario di genere nell’attività di innovazione e brevettazione abbia radici storiche ed esamina empiricamente se la bassa propensione delle donne a brevettare possa essere spiegata dalla concezione tradizionale del ruolo femminile nella società.

·       “I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere”, di Angelamaria Fiori, che ricostruisce la presenza dei ritratti femminili sulle banconote e analizza le iniziative promosse dalla società civile per ottenere una rappresentazione più equilibrata. 

Attraverso tutti questi studi, “Dietro il Gender Gap” affronta quindi temi molto diversi ma profondamente connessi: l’educazione, l’occupazione femminile, la conciliazione tra vita e lavoro, il congedo parentale, il divario retributivo, la leadership, la presenza delle donne nei consigli di amministrazione, l’alfabetizzazione finanziaria, gli stereotipi nelle carriere accademiche e la rappresentazione femminile nella storia e nei simboli economici.

Il valore aggiunto dell’iniziativa risiede nel tentativo di creare un ponte tra ricerca scientifica e società. Attraverso un linguaggio accessibile e formati facilmente fruibili, il progetto valorizza la ricerca economica, amplia il pubblico della divulgazione e favorisce la circolazione di contenuti fondati su dati ed evidenze. Al tempo stesso, promuove l’inclusione e contribuisce a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della parità di genere. 

Con “Dietro il Gender Gap”, ADBI vuole contribuire alla diffusione della cultura economica e alla costruzione di una conoscenza più consapevole dei meccanismi che generano e alimentano le disuguaglianze. Comprendere ciò che si trova dietro il gender gap è infatti il primo passo per riconoscerlo, affrontarlo e contribuire concretamente al suo superamento.

I contenuti dell’iniziativa sono disponibili nella playlist “Dietro il Gender Gap” sul canale YouTube di ADBI e sul sito web di ADBI

 


Notiziario della EWL -agosto 2026

 


Care socie,,

benvenute  al nuovo aggiornamento della EWL!

Speriamo abbiate trascorso un’estate serena e siate pronte  per gli eventi in programma quest’autunno.
Per domande, notizie o aggiornamenti dalla nostra organizzazione, contattate Andreea: carabulea@womenlobby.org.

In sorellanza,
Il Segretariato EWL

Editoriale agosto 2026: Non l’ultimo stralcio d’estate

Care socie, 
auguriamo a tutte un meritato riposo e la forza per affrontare le sfide dei prossimi mesi.

Ad agosto abbiamo preparato incontri ed eventi (vedi sotto).
Ci siamo riunite con il Comitato  Credenziali 2026 per valutare l’Assemblea Generale e formulare raccomandazioni: la lettera a delegate e socie è disponibile nel Members Corner (Angolo dei Membri) ed aggiorneremo di conseguenza il Codice etico degli Incontri.

Abbiamo anche inviato una lettera al Segretario Generale ONU dopo le segnalazioni avvenute contro la Relatrice Speciale sulla violenza contro donne e ragazze durante i suoi incontri ufficiali. Anche questa lettera è nel Members Corner.

Il Members Corner è il vostro spazio di condivisione: ci piacerebbe sapere se funziona per voi e quali miglioramenti suggerite.

Il Comitato Esecutivo sarà a Bruxelles dal 7 all’11 settembre per incontri in presenza, la partecipazione ad AGORA ed incontri con le Commissarie Lahbib e Mînzatu. Vi daremo aggiornamenti nel prossimo aggiornamento.

Prossimi appuntamenti:

  • 24 settembre: webinar suglin SLAPS (cause bavaglio)

  • 28 settembre: “Women in Climate, a planetary emergency: Advancing gender equality in climate governance”, in seguito alle raccomandazioni su donne e clima

La maggior parte di voi dovrebbe essersi già registrata per il Board in presenza ad Atene a novembre.

Nei prossimi mesi, molti incontri ed eventi rafforzeranno il nostro movimento e l’impegno per rendere i diritti delle donne una realtà per tutte nell’UE.

Grazie per il vostro impegno.
In solidarietà e sorellanza,
Dina e Mary

Notizie da e per le nostre socie

Lancio del progetto europeo AEQUITAS, con il coinvolgimento di LEM España, per contrastare i pregiudizi  di genere e razziali nell’IA in sanità

La prospettiva androcentrica nella scienza ha a lungo marginalizzato la salute delle donne: meno ricerca, più banalizzazione, diagnosi tardive e trattamenti meno efficaci. L’IA può migliorare diagnosi e cure, ma rischia di riprodurre o amplificare i bias di genere nei dati biomedici. Per questo LEM Spagna sensibilizza sulle possibilità offerte dal progetto AEQUITAS, tra cui un programma di formazione gratuito per professioniste/i sanitari (iscrizione: comunicacion.lobbyeuropeo@gmail.com).

Il corso fornisce strumenti per identificare e affrontare bias di genere e razziali nell’IA biomedica, in particolare per malattie cardiovascolari, diabete e depressione. Verranno presentati anche il Database AEQUITAS (che documenta questi bias) e il Modello Regolatorio AEQUITAS per un uso etico e legale dell’IA in clinica.

AEQUITAS è un progetto di ricerca internazionale che coinvolge otto paesi europei (Bulgaria, Spagna, Grecia, Cipro, Germania, Lituania, Italia, Portogallo), portato avanti da un consorzio europeo di enti di ricerca, organizzazioni della società civile ed esperte/i in politiche sanitarie, IA e diritti fondamentali.

Saluti

È sempre difficile salutare chi ha fatto parte del nostro team. Questo mese salutiamo Lucia, che ha lasciato il suo ruolo per contribuire alla transizione democratica nel suo paese.

Lucia è stata molto più di una collega: ha portato calore, positività e un contributo prezioso al lavoro di EWL. La sua presenza ci mancherà.

Le siamo grate per tutto ciò che ha dato al team e alle socie, e le auguriamo ogni successo in questa nuova tappa.

Tarik seguirà alcune delle attività di Lucia: potete contattarlo a StagiaireEWL1@womenlobby.org.

Grazie di tutto, Lucia: ti porteremo nel cuore.

In ricordo di Gloria Steinem

Piangiamo la scomparsa di Gloria Steinem, voce fondamentale del movimento femminista, a 92 anni.

Giornalista, scrittrice, organizzatrice e co-fondatrice di Ms. Magazine, Steinem ha combattuto per decenni per i diritti delle donne, la libertà riproduttiva, l’uguaglianza e la giustizia sociale. Il suo lavoro continua a ispirare generazioni di femministe.

Come diceva: “Quando voci uniche si uniscono per una causa comune, fanno la storia.”

Onoriamo la sua vita, il suo coraggio e il suo impegno incrollabile per l’uguaglianza.

Dichiarazione del Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne sulla crisi finanziaria e di liquidità delle Nazioni Unite

Il testo completo è disponibile qui.

Aggiornamenti politici

My Voice My Choice – aggiornamento

Il 17 agosto 2026, il team di My Voice, My Choice ha illustrato la prossima fase della campagna. Dopo la risposta storica della Commissione Europea all’Iniziativa dei Cittadini Europei “My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion” (26 febbraio 2026, oltre 1,1 milioni di firme valide in 19 Stati membri), l’obiettivo è trasformare questa risposta in passi concreti per migliorare l’accesso all’aborto.

La prima meta è creare un programma pilota in cui un paese o una regione europea usi fondi UE per migliorare l’accesso alle cure abortive, sfruttando la conferma della Commissione che gli strumenti di finanziamento esistenti possono essere mobilitati a questo scopo. Si stanno esplorando opportunità in Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Belgio, in collaborazione con governi, partiti, europarlamentari e organizzazioni.

A inizio settembre, la campagna tornerà a Bruxelles per incontrare la Commissaria per l’Uguaglianza Hadja Lahbib e la Vicepresidente Esecutiva Roxana Mînzatu, chiedendo alla Commissione un ruolo più attivo.

Contributi di EWL alla Commissione Europea

Quest’estate EWL ha partecipato a diverse consultazioni della Commissione:

  1. I Segnalatori attendibili (trusted flaggers)  nel Regolamento sui Servizi Digitali  
    La EWL ha fornito raccomandazioni sulle Linee Guida della Commissione sui “segnalatori attendibili" nel Regolamento. Queste organizzazioni, con competenze riconosciute su specifici contenuti illegali, possono segnalare contenuti potenzialmente illegali nelle piattaforme online. La EWL ha sottolineato l’importanza di identificare ed affrontare efficacemente la violenza di genere online e altre forme di contenuti illegali che colpiscono in modo sproporzionato le donne.

  2. I Sistemi di IA ad alto rischio nel Digital Omnibus sull’IA
    La EWL ha contribuito alle Linee Guida per fornitori e utilizzatori di sistemi di IA nel Digital Omnibus, che aiutano a stabilire se un sistema di IA rientra nella definizione di “ad alto rischio” secondo il Regolamento sull IA della UE  La  EWL ha evidenziato la necessità di considerare i pregiudizi di genere e le discriminazioni nel processo di valutazione, per proteggere i diritti delle donne.

  3. La Strategia UE sui diritti delle vittime
    EWL ha elaborato il proprio contributo alla nuova Strategia sui Diritti delle Vittime 2026–2030, accogliendo l’impegno della Commissione a rafforzare i diritti delle vittime in Europa. Tra le priorità per le donne vittime: segnalazione e protezione efficaci, sostegno individualizzato, accesso alla giustizia ed al risarcimento, e riconoscimento della violenza facilitata dalla tecnologia.
    La priorità ora è un’implementazione efficace, con finanziamenti adeguati, servizi specialistici, personale formato, dati solidi e partecipazione significativa delle sopravvissute.

Irlanda – Legge sul Registro delle Sentenze per la Violenza Domestica

Il 21 luglio 2026 l’Irlanda ha approvato il Domestic Violence Judgments Register Act 2026, noto come “Jennie’s Law”. La legge istituisce un registro pubblico online delle sentenze relative a gravi reati di violenza domestica, accessibile con il consenso della vittima. L’obiettivo è migliorare la trasparenza e fornire informazioni utili per decisioni consapevoli sulla sicurezza.

Deroga temporanea alla Direttiva e-Privacy

Il 9 luglio 2026 il Parlamento Europeo ha esaminato l’estensione della deroga temporanea ePrivacy, che consente ai fornitori di servizi online di rilevare, segnalare e rimuovere materiale di abusi sessuali su minori. Dopo un voto iniziale a maggioranza semplice contro la posizione del Consiglio, non è stata raggiunta la maggioranza assoluta richiesta (360 deputate/i); la deroga modificata è quindi proseguita, escludendo le comunicazioni end-to-end cifrate. Il Consiglio ha approvato definitivamente il 23 luglio, estendendo la misura fino al 3 aprile 2028.

Questa deroga colma il vuoto in attesa della proposta di Regolamento UE 2022 sulla prevenzione e lotta agli abusi sessuali su minori online.

Purple Pact II

Ad agosto 2026, il Gruppo di Lavoro sull' Economia Femminista ha aggiornato il Purple Pact, il documento di analisi e raccomandazioni della EWL per ridefinire l’economia secondo un approccio femminista, in particolare sull’economia della cura. La nuova versione approfondirà il Purple Pact del 2020, includendo temi come il clima, l' IA e la militarizzazione.

Articolo EIGE: su come i modelli occupazionali delle coppie influenzino le disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE

Il 26 agosto 2026 EIGE ha pubblicato un articolo sulle disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE, basato sulla seconda ondata (2024) del sondaggio CARE. I risultati mostrano che la cura dei figli resta fortemente femminilizzata, inCare socie,,

benvenute  al nuovo aggiornamento della EWL!

Speriamo abbiate trascorso un’estate serena e siate pronte  per gli eventi in programma quest’autunno.
Per domande, notizie o aggiornamenti dalla nostra organizzazione, contattate Andreea: carabulea@womenlobby.org.

In sorellanza,
Il Segretariato EWL

Editoriale agosto 2026: Non l’ultimo stralcio d’estate

Care socie, 
auguriamo a tutte un meritato riposo e la forza per affrontare le sfide dei prossimi mesi.

Ad agosto abbiamo preparato incontri ed eventi (vedi sotto).
Ci siamo riunite con il Comitato  Credenziali 2026 per valutare l’Assemblea Generale e formulare raccomandazioni: la lettera a delegate e socie è disponibile nel Members Corner (Angolo dei Membri) ed aggiorneremo di conseguenza il Codice etico degli Incontri.

Abbiamo anche inviato una lettera al Segretario Generale ONU dopo le segnalazioni avvenute contro la Relatrice Speciale sulla violenza contro donne e ragazze durante i suoi incontri ufficiali. Anche questa lettera è nel Members Corner.

Il Members Corner è il vostro spazio di condivisione: ci piacerebbe sapere se funziona per voi e quali miglioramenti suggerite.

Il Comitato Esecutivo sarà a Bruxelles dal 7 all’11 settembre per incontri in presenza, la partecipazione ad AGORA ed incontri con le Commissarie Lahbib e Mînzatu. Vi daremo aggiornamenti nel prossimo aggiornamento.

Prossimi appuntamenti:

  • 24 settembre: webinar suglin SLAPS (cause bavaglio)

  • 28 settembre: “Women in Climate, a planetary emergency: Advancing gender equality in climate governance”, in seguito alle raccomandazioni su donne e clima

La maggior parte di voi dovrebbe essersi già registrata per il Board in presenza ad Atene a novembre.

Nei prossimi mesi, molti incontri ed eventi rafforzeranno il nostro movimento e l’impegno per rendere i diritti delle donne una realtà per tutte nell’UE.

Grazie per il vostro impegno.
In solidarietà e sorellanza,
Dina e Mary

Notizie da e per le nostre socie

Lancio del progetto europeo AEQUITAS, con il coinvolgimento di LEM España, per contrastare i pregiudizi  di genere e razziali nell’IA in sanità

La prospettiva androcentrica nella scienza ha a lungo marginalizzato la salute delle donne: meno ricerca, più banalizzazione, diagnosi tardive e trattamenti meno efficaci. L’IA può migliorare diagnosi e cure, ma rischia di riprodurre o amplificare i bias di genere nei dati biomedici. Per questo LEM Spagna sensibilizza sulle possibilità offerte dal progetto AEQUITAS, tra cui un programma di formazione gratuito per professioniste/i sanitari (iscrizione: comunicacion.lobbyeuropeo@gmail.com).

Il corso fornisce strumenti per identificare e affrontare bias di genere e razziali nell’IA biomedica, in particolare per malattie cardiovascolari, diabete e depressione. Verranno presentati anche il Database AEQUITAS (che documenta questi bias) e il Modello Regolatorio AEQUITAS per un uso etico e legale dell’IA in clinica.

AEQUITAS è un progetto di ricerca internazionale che coinvolge otto paesi europei (Bulgaria, Spagna, Grecia, Cipro, Germania, Lituania, Italia, Portogallo), portato avanti da un consorzio europeo di enti di ricerca, organizzazioni della società civile ed esperte/i in politiche sanitarie, IA e diritti fondamentali.

Saluti

È sempre difficile salutare chi ha fatto parte del nostro team. Questo mese salutiamo Lucia, che ha lasciato il suo ruolo per contribuire alla transizione democratica nel suo paese.

Lucia è stata molto più di una collega: ha portato calore, positività e un contributo prezioso al lavoro di EWL. La sua presenza ci mancherà.

Le siamo grate per tutto ciò che ha dato al team e alle socie, e le auguriamo ogni successo in questa nuova tappa.

Tarik seguirà alcune delle attività di Lucia: potete contattarlo a StagiaireEWL1@womenlobby.org.

Grazie di tutto, Lucia: ti porteremo nel cuore.

In ricordo di Gloria Steinem

Piangiamo la scomparsa di Gloria Steinem, voce fondamentale del movimento femminista, a 92 anni.

Giornalista, scrittrice, organizzatrice e co-fondatrice di Ms. Magazine, Steinem ha combattuto per decenni per i diritti delle donne, la libertà riproduttiva, l’uguaglianza e la giustizia sociale. Il suo lavoro continua a ispirare generazioni di femministe.

Come diceva: “Quando voci uniche si uniscono per una causa comune, fanno la storia.”

Onoriamo la sua vita, il suo coraggio e il suo impegno incrollabile per l’uguaglianza.

Dichiarazione del Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne sulla crisi finanziaria e di liquidità delle Nazioni Unite

Il testo completo è disponibile qui.

Aggiornamenti politici

My Voice My Choice – aggiornamento

Il 17 agosto 2026, il team di My Voice, My Choice ha illustrato la prossima fase della campagna. Dopo la risposta storica della Commissione Europea all’Iniziativa dei Cittadini Europei “My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion” (26 febbraio 2026, oltre 1,1 milioni di firme valide in 19 Stati membri), l’obiettivo è trasformare questa risposta in passi concreti per migliorare l’accesso all’aborto.

La prima meta è creare un programma pilota in cui un paese o una regione europea usi fondi UE per migliorare l’accesso alle cure abortive, sfruttando la conferma della Commissione che gli strumenti di finanziamento esistenti possono essere mobilitati a questo scopo. Si stanno esplorando opportunità in Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Belgio, in collaborazione con governi, partiti, europarlamentari e organizzazioni.

A inizio settembre, la campagna tornerà a Bruxelles per incontrare la Commissaria per l’Uguaglianza Hadja Lahbib e la Vicepresidente Esecutiva Roxana Mînzatu, chiedendo alla Commissione un ruolo più attivo.

Contributi di EWL alla Commissione Europea

Quest’estate EWL ha partecipato a diverse consultazioni della Commissione:

  1. I Segnalatori attendibili (trusted flaggers)  nel Regolamento sui Servizi Digitali  
    La EWL ha fornito raccomandazioni sulle Linee Guida della Commissione sui “segnalatori attendibili" nel Regolamento. Queste organizzazioni, con competenze riconosciute su specifici contenuti illegali, possono segnalare contenuti potenzialmente illegali nelle piattaforme online. La EWL ha sottolineato l’importanza di identificare ed affrontare efficacemente la violenza di genere online e altre forme di contenuti illegali che colpiscono in modo sproporzionato le donne.

  2. I Sistemi di IA ad alto rischio nel Digital Omnibus sull’IA
    La EWL ha contribuito alle Linee Guida per fornitori e utilizzatori di sistemi di IA nel Digital Omnibus, che aiutano a stabilire se un sistema di IA rientra nella definizione di “ad alto rischio” secondo il Regolamento sull IA della UE  La  EWL ha evidenziato la necessità di considerare i pregiudizi di genere e le discriminazioni nel processo di valutazione, per proteggere i diritti delle donne.

  3. La Strategia UE sui diritti delle vittime
    EWL ha elaborato il proprio contributo alla nuova Strategia sui Diritti delle Vittime 2026–2030, accogliendo l’impegno della Commissione a rafforzare i diritti delle vittime in Europa. Tra le priorità per le donne vittime: segnalazione e protezione efficaci, sostegno individualizzato, accesso alla giustizia ed al risarcimento, e riconoscimento della violenza facilitata dalla tecnologia.
    La priorità ora è un’implementazione efficace, con finanziamenti adeguati, servizi specialistici, personale formato, dati solidi e partecipazione significativa delle sopravvissute.

Irlanda – Legge sul Registro delle Sentenze per la Violenza Domestica

Il 21 luglio 2026 l’Irlanda ha approvato il Domestic Violence Judgments Register Act 2026, noto come “Jennie’s Law”. La legge istituisce un registro pubblico online delle sentenze relative a gravi reati di violenza domestica, accessibile con il consenso della vittima. L’obiettivo è migliorare la trasparenza e fornire informazioni utili per decisioni consapevoli sulla sicurezza.

Deroga temporanea alla Direttiva e-Privacy

Il 9 luglio 2026 il Parlamento Europeo ha esaminato l’estensione della deroga temporanea ePrivacy, che consente ai fornitori di servizi online di rilevare, segnalare e rimuovere materiale di abusi sessuali su minori. Dopo un voto iniziale a maggioranza semplice contro la posizione del Consiglio, non è stata raggiunta la maggioranza assoluta richiesta (360 deputate/i); la deroga modificata è quindi proseguita, escludendo le comunicazioni end-to-end cifrate. Il Consiglio ha approvato definitivamente il 23 luglio, estendendo la misura fino al 3 aprile 2028.

Questa deroga colma il vuoto in attesa della proposta di Regolamento UE 2022 sulla prevenzione e lotta agli abusi sessuali su minori online.

Purple Pact II

Ad agosto 2026, il Gruppo di Lavoro sull' Economia Femminista ha aggiornato il Purple Pact, il documento di analisi e raccomandazioni della EWL per ridefinire l’economia secondo un approccio femminista, in particolare sull’economia della cura. La nuova versione approfondirà il Purple Pact del 2020, includendo temi come il clima, l' IA e la militarizzazione.

Articolo EIGE: su come i modelli occupazionali delle coppie influenzino le disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE

Il 26 agosto 2026 EIGE ha pubblicato un articolo sulle disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE, basato sulla seconda ondata (2024) del sondaggio CARE. I risultati mostrano che la cura dei figli resta fortemente femminilizzata, indipendentemente da come le coppie dividono il lavoro retribuito: le norme di genere e i limiti nell’accesso al sostegno contano più del tempo disponibile.

Punti chiave:

  • Le donne riportano livelli più alti di cura  dei figli rispetto agli uomini in tutte le categorie occupazionali. Anche quando lavorano a tempo pieno o gli uomini hanno più tempo, la cura  ricade sulle donne.

  • Gli uomini usano più spesso supporto informale per la cura, anche quando le donne sono le principali percettrici di reddito.

  • Quando le donne riducono l’orario o lasciano il lavoro, le famiglie tendono a riportare la cura in casa invece di usare servizi formali.

  • La minore occupazione femminile non significa minore domanda di servizi per l’infanzia: la mancanza di cura adeguata può frenare il lavoro retribuito delle donne, che ne assorbono le conseguenze.

  • Le donne incontrano più difficoltà a conciliare lavoro e cura. La tensione è massima per le donne a tempo pieno, indipendentemente dallo status occupazionale del partner; livelli alti di difficoltà emergono anche quando nessuno dei due lavora a tempo pieno.


Indipendentemente da come le coppie dividono il lavoro retribuito: le norme di genere e i limiti nell’accesso al sostegno contano più del tempo disponibile.

Punti chiave:

  • Le donne riportano livelli più alti di cura  dei figli rispetto agli uomini in tutte le categorie occupazionali. Anche quando lavorano a tempo pieno o gli uomini hanno più tempo, la cura  ricade sulle donne.

  • Gli uomini usano più spesso supporto informale per la cura, anche quando le donne sono le principali percettrici di reddito.

  • Quando le donne riducono l’orario o lasciano il lavoro, le famiglie tendono a riportare la cura in casa invece di usare servizi formali.

  • La minore occupazione femminile non significa minore domanda di servizi per l’infanzia: la mancanza di cura adeguata può frenare il lavoro retribuito delle donne, che ne assorbono le conseguenze.

  • Le donne incontrano più difficoltà a conciliare lavoro e cura. La tensione è massima per le donne a tempo pieno, indipendentemente dallo status occupazionale del partner; livelli alti di difficoltà emergono anche quando nessuno dei due lavora a tempo pieno

lunedì 7 settembre 2026

Di chi è l'utero?

 Ciao a tutte e a tutti, sono Aidai Mirbekova. Attualmente sto svolgendo un tirocinio

presso il Coordinamento. Mi sono laureata presso l'Università La Sapienza di Roma
con una tesi dal titolo "Di chi è l'utero?". Di seguito condivido con voi la versione
ridotta del mio lavoro d'analisi sulla libertà e sulle politiche riproduttive.

Di chi è l'utero?
La libertà riproduttiva non è mai soltanto privata
Una gravidanza viene spesso descritta come un'esperienza intima e personale. Eppure, nel
corso della storia, le decisioni riguardanti fertilità, contraccezione, aborto, parto e maternità sono
state profondamente influenzate da governi, istituzioni religiose, sistemi economici, tribunali,
autorità mediche e movimenti politici. L'utero non è soltanto un organo biologico: è anche uno
spazio politico.
È questo il punto di partenza delle politiche dell'utero (womb politics): la capacità riproduttiva
viene governata e contesa perché è legata al potere. Gli Stati possono incoraggiare le donne ad
avere più figli per contrastare il calo demografico, spingerle a limitare la fertilità in nome dello
sviluppo, restringere l'aborto per difendere valori religiosi o nazionali, oppure offrire servizi
riproduttivi in modo selettivo a determinate popolazioni.
In tutti questi casi, il corpo femminile viene inserito in progetti più ampi che riguardano la
nazione, l'economia, la moralità e l'ordine sociale. Il linguaggio utilizzato cambia: si parla di
controllo della popolazione, protezione della famiglia, moralità pubblica, sopravvivenza
nazionale o dovere religioso. La domanda fondamentale, però, rimane la stessa: chi ha l'autorità
di decidere se, quando e a quali condizioni una donna debba riprodursi?
La riproduzione come rapporto di potere
L'analisi femminista mostra che la riproduzione non è semplicemente un fatto biologico o una
scelta individuale. È un'istituzione sociale attraverso la quale vengono prodotti e mantenuti i
rapporti di genere.
Shulamith Firestone considerava la gravidanza e la cura dei figli una delle basi materiali
dell'oppressione femminile. Simone de Beauvoir, attraverso l'idea secondo cui "non si nasce
donna, lo si diventa", ha mostrato come la femminilità venga costruita da istituzioni, norme e
aspettative sociali. La maternità, quindi, non è soltanto un'esperienza personale: può diventare
un ruolo imposto, idealizzato o politicamente utilizzato.
La teoria femminista dell'economia politica amplia questa prospettiva. Silvia Federici ha
evidenziato come il capitalismo abbia trasformato il lavoro riproduttivo e di cura in un'attività
considerata "naturale", non retribuita e spesso invisibile, pur essendo indispensabile alla

riproduzione della forza lavoro. Nancy Fraser ha descritto una contraddizione simile: le
economie dipendono dalla cura e dalla riproduzione sociale, ma allo stesso tempo
indeboliscono le condizioni che le rendono possibili.
La governance della riproduzione svolge quindi una doppia funzione. Da un lato, limita o
organizza l'autonomia corporea; dall'altro, contribuisce a regolare il lavoro, la famiglia, la
cittadinanza e la continuità demografica. Le donne possono essere incoraggiate a fare figli
quando lo Stato ha bisogno di nuovi lavoratori o cittadini, oppure scoraggiate dal riprodursi
quando la loro fertilità viene considerata economicamente o politicamente indesiderabile.
Dal controllo demografico alla giustizia riproduttiva
La storia del Novecento offre numerosi esempi di Stati che hanno trattato la fertilità come una
risorsa demografica. In India, il programma nazionale di pianificazione familiare, avviato nel
1952, venne inizialmente presentato come una risposta volontaria alla povertà e alla crescita
della popolazione. Durante lo stato d'emergenza del 1975-1977, tuttavia, gli obiettivi demografici
contribuirono a campagne di sterilizzazione coercitiva, nelle quali milioni di persone furono
sottoposte a interventi sotto forti pressioni amministrative.
Il peso del controllo riproduttivo ricadde soprattutto sulle donne povere e appartenenti a gruppi
marginalizzati. Ancora oggi, la sterilizzazione femminile rappresenta una delle principali forme di
contraccezione in India, mentre la responsabilità della pianificazione familiare continua a essere
distribuita in modo profondamente diseguale tra uomini e donne.
Questa vicenda mostra un problema più generale: una politica può essere formalmente
volontaria e, nella pratica, coercitiva. Quando l'accesso al cibo, al lavoro, alla casa o ai benefici
sociali dipende dall'accettazione di un metodo contraccettivo, il consenso diventa estremamente
fragile. La libertà riproduttiva non può essere garantita soltanto attraverso il linguaggio della
scelta individuale, se le condizioni sociali rendono impossibile rifiutare.
La direzione opposta è rappresentata dal pronatalismo. Nei Paesi caratterizzati da bassa
natalità, i governi possono offrire incentivi economici, agevolazioni fiscali e campagne pubbliche
per incoraggiare le donne ad avere più figli. Queste misure possono apparire di sostegno, ma
rischiano comunque di rafforzare l'idea che il corpo femminile sia una risorsa nazionale.
La Polonia rappresenta bene questa contraddizione. Le restrizioni all'aborto sono state
progressivamente rafforzate attraverso l'alleanza tra nazionalismo conservatore e influenza
cattolica, mentre i programmi di sostegno alle famiglie sono stati presentati come strumenti per
contrastare il declino demografico. Ne è risultato un regime riproduttivo ambivalente: lo Stato
incoraggia la maternità considerata "utile", ma limita la libertà delle donne di decidere in altre
circostanze.
Anche l'Argentina dimostra che la legalizzazione non risolve automaticamente il problema
dell'accesso. La mobilitazione femminista e il movimento della Marea Verde hanno contribuito
alla legalizzazione dell'aborto nel 2020. Tuttavia, le donne rurali, indigene e a basso reddito

hanno continuato a incontrare ostacoli istituzionali, carenza di personale sanitario, stigma e
lunghi viaggi per ottenere assistenza.
Questi casi dimostrano perché la giustizia riproduttiva richieda più della semplice esistenza di
una legge. Essa comprende le condizioni materiali necessarie per esercitare un diritto: servizi
sanitari accessibili, contraccezione sicura, aborto non stigmatizzato, protezione dalla violenza,
sicurezza economica, abitazione, servizi per l'infanzia e possibilità di crescere i figli in condizioni
dignitose.
La domanda, dunque, non è soltanto se l'aborto sia legale. È anche: chi può effettivamente
accedervi?
Religione, nazionalismo e corpo morale
La religione viene spesso descritta come un ostacolo uniforme ai diritti riproduttivi. Una simile
lettura, però, è insufficiente. Le istituzioni religiose hanno spesso rafforzato idee patriarcali sulla
purezza, la maternità, la sessualità e l'autorità familiare. Hanno inoltre influenzato costituzioni,
politiche pubbliche, sistemi sanitari e campagne elettorali.
L'ex disciplina costituzionale irlandese sull'"embrione", la politica riproduttiva
cattolico-nazionalista polacca e il dibattito sull'aborto negli Stati Uniti mostrano come idee
religiose possano trasformarsi in strutture giuridiche.
La religione, tuttavia, non è una forza politica unica. Le tradizioni religiose vengono interpretate
in modi diversi da denominazioni, comunità e soggetti storici differenti. Donne, teologhe e leader
religiosi hanno reinterpretato dottrine cristiane, ebraiche e islamiche per difendere la dignità, la
coscienza e l'autodeterminazione riproduttiva.
Anche la religione vissuta è diversa dalla dottrina ufficiale. Le donne possono usare
contraccettivi, ricorrere all'aborto o scegliere tecniche di procreazione assistita negoziando le
proprie decisioni attraverso concetti come coscienza, responsabilità, perdono, cura e volontà
divina. In queste situazioni, la religione non è soltanto un divieto esterno: diventa parte del
ragionamento morale attraverso cui le donne comprendono e giustificano le proprie scelte.
Lo stesso vale per il nazionalismo. I movimenti nazionalisti rappresentano spesso le donne
come "madri della nazione", responsabili della riproduzione della comunità etnica, religiosa o
culturale. In India, alcune narrazioni demografiche hanno esaltato la fertilità delle donne hindu
come strumento di rafforzamento della maggioranza, mentre hanno rappresentato la
riproduzione delle donne musulmane come una minaccia alla sicurezza nazionale.
In Kirghizistan, discorsi religiosi e nazionalisti possono idealizzare la maternità e, allo stesso
tempo, attribuire alle donne la responsabilità di problemi sociali ed economici più ampi. Il corpo
femminile diventa così il luogo sul quale vengono proiettate paure riguardanti la decadenza
morale, la crisi demografica, la disoccupazione o il futuro della nazione.

Una gravidanza, di conseguenza, non viene più considerata soltanto un'esperienza individuale.
Può diventare il simbolo della vitalità nazionale, del pericolo demografico o della continuità
culturale. La donna concreta scompare dietro le esigenze immaginate della collettività.
Diritti formali e accesso reale
Il diritto internazionale ha elaborato importanti tutele per la salute riproduttiva e l’uguaglianza. La
Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne riconosce
l’importanza dell’accesso non discriminatorio all’assistenza sanitaria e alla pianificazione
familiare. La Conferenza del Cairo del 1994 e la Piattaforma d’azione di Pechino del 1995
hanno contribuito a spostare l’attenzione dal controllo della popolazione verso la salute,
l’autonomia e i diritti riproduttivi.
Tuttavia, il sistema internazionale rimane frammentato. Alcune istituzioni stabiliscono norme
giuridiche, altre forniscono finanziamenti, indicazioni tecniche o servizi. Nessuna possiede
strumenti sufficienti per garantire che tali diritti siano applicati in modo uniforme. Gli Stati
possono ratificare trattati per ottenere legittimità internazionale e, nello stesso tempo, non
assicurare l’accesso effettivo ai servizi.
Il divario tra diritto e realtà emerge in molti contesti. In Kirghizistan, una legislazione
relativamente liberale sull’aborto convive con infrastrutture sanitarie deboli, difficoltà di accesso
alla contraccezione e stigma religioso. Negli Stati Uniti, il riconoscimento costituzionale garantito
da Roe v. Wade non ha impedito la formazione di un sistema a due livelli, nel quale le donne
povere e quelle residenti nelle aree rurali incontravano ostacoli economici e geografici molto
maggiori.
La tecnologia apre nuove possibilità, ma crea anche rischi. La telemedicina e le reti
transnazionali hanno permesso a molte persone di ricevere informazioni e assistenza oltre i
confini degli Stati più restrittivi. Allo stesso tempo, cronologie di ricerca, applicazioni sanitarie e
dati medici possono essere utilizzati per sorvegliare, stigmatizzare o perseguire chi prende
decisioni riproduttive.
La privacy digitale deve quindi essere considerata parte integrante dell’autonomia corporea.
Una tecnologia che amplia l’accesso, ma espone le utenti alla sorveglianza, non produce vera
libertà.
La società civile come forma di resistenza
Gli Stati non sono gli unici soggetti a determinare le politiche dell’utero. I movimenti femministi e
le organizzazioni della società civile non si limitano a opporsi al controllo riproduttivo:
costruiscono forme alternative di governance. Offrono informazioni, assistenza legale,
medicinali, reti di cura e interpretazioni religiose capaci di ridurre lo stigma.
In Corea del Sud, coalizioni femministe, mediche e sindacali hanno trasformato l’aborto da
questione morale a problema di giustizia e salute pubblica, contribuendo alla sua

depenalizzazione. In Ungheria, associazioni per i diritti delle donne hanno contestato l’obbligo di
consulenza e i periodi di attesa attraverso campagne legali e ricorsi europei. In Kenya, le
organizzazioni locali hanno collaborato con anziani e autorità comunitarie per rendere i servizi di
salute riproduttiva più accettabili e accessibili. In Uganda, educatori e giovani attivisti hanno
collegato la contraccezione alla prevenzione dell'HIV e all'idea che il corpo appartenga alla
persona che lo abita, non allo Stato o all'autorità religiosa.
In contesti più repressivi, la resistenza può essere meno visibile: reti digitali, comunicazione
criptata e pratiche di mutuo aiuto permettono di aggirare i divieti senza esporsi pubblicamente.
Queste pratiche sono politicamente importanti perché contestano il monopolio statale sulla
conoscenza e sulle decisioni riproduttive.
Le lotte riproduttive trasformano anche il significato della cittadinanza. Quando le donne si
mobilitano per l'aborto, la contraccezione, la salute o la protezione dalla violenza, non chiedono
soltanto un servizio medico. Rivendicano autorità sul proprio corpo e il diritto a partecipare
pienamente alla vita pubblica.
Per questo le politiche dell'utero riguardano, in ultima analisi, la democrazia. Uno Stato che
tratta le donne come strumenti demografici limita anche il loro status di cittadine. Riconoscere le
donne come soggetti morali, pazienti, lavoratrici, madri, non madri, elettrici e titolari di diritti
significa invece riconoscere che l'autonomia riproduttiva è parte della partecipazione
democratica.
La libertà riproduttiva non può essere garantita concentrandosi soltanto sulla legge sull'aborto.
Occorre intervenire sull'intero sistema che organizza la riproduzione: famiglia, lavoro, welfare,
religione, sanità, tecnologia, migrazione e nazionalismo.
L'utero è stato a lungo trattato come un contenitore delle ambizioni dello Stato, della religione e
dell'economia. Le politiche dell'utero rendono visibile questo processo e propongono una
direzione diversa: un mondo in cui i corpi riproduttivi non siano infrastrutture nazionali, strumenti
demografici o campi di battaglia morale, ma luoghi di dignità, autonomia e libertà.
— Aidai M

Tirocinante presso LEF ITALIA e COORDINAMENTO ITALIANO DELLA LOBBY EUROPEA DELLE DONNE

Agosto 2026

venerdì 28 agosto 2026

 

Diventare donna: leggere Simone de Beauvoir dall’Asia Centrale

Mi chiamo Aidai M. e sto svolgendo il mio tirocinio presso Lef. Questo articolo nasce come riflessione personale e accademica sul femminismo, su Simone de Beauvoir e su come le sue idee risuonino con la mia esperienza di crescita in Asia Centrale.

Il Secondo Sesso di Simone de Beauvoir è spesso descritto come uno dei testi fondativi del femminismo. Definirlo una “bibbia femminista” può sembrare eccessivo, ma l’espressione coglie un elemento essenziale: il testo tenta di descrivere l’esistenza femminile con straordinaria precisione. Beauvoir esamina il modo in cui una ragazza viene cresciuta, educata, disciplinata, desiderata, protetta, sposata, giudicata e chiamata a prendersi cura degli altri, seguendola attraverso l’infanzia, l’adolescenza, la sessualità, il matrimonio, la maternità, il lavoro, l’invecchiamento e la dipendenza.

La sua celebre affermazione «Non si nasce donna, lo si diventa» rappresenta uno dei capisaldi del pensiero femminista: la femminilità non è un semplice dato biologico, ma il prodotto di una costruzione sociale e della sua continua ripetizione. Una ragazza impara progressivamente ciò che le è consentito dire, come deve comportarsi, quanta rabbia può manifestare, quali responsabilità le spettano e quanta parte di sé debba offrire alla famiglia.

Leggendo Beauvoir da una prospettiva legata all'Asia Centrale, risulta inevitabile riconoscere tali dinamiche. Sebbene i contesti storici e le specificità culturali differiscano, la struttura di fondo rimane familiare: le donne non nascono con queste aspettative, ma diventano tali assimilando e interiorizzando tali modelli.

Imparare presto la responsabilità

Beauvoir descrive il processo attraverso cui le ragazze vengono introdotte precocemente alla responsabilità. Il lavoro domestico, l'accudimento, la pazienza e la disciplina emotiva non vengono presentati come libere scelte, ma assimilati fino a diventare parte integrante dell’identità femminile.

In molte famiglie dell’Asia Centrale questo percorso comincia non appena una bambina mostra di saper camminare, parlare e collaborare in casa. In presenza di fratelli o sorelle minori, le viene spesso attribuito un ruolo assimilabile a quello di un “terzo genitore”. Intorno ai dieci anni, ci si attende frequentemente che svolga le pulizie, prepari i pasti e si occupi dei fratelli prima e dopo l'orario scolastico; lo studio, il riposo e la dimensione ludica dell'infanzia passano così in secondo piano rispetto alle esigenze del nucleo familiare.

La questione centrale non risiede nella partecipazione ai compiti domestici — esperienza che può favorire la maturazione di ogni bambino — bensì nella distribuzione dei compiti basata sul genere e nell'aspettativa che le ragazze se ne facciano carico per il solo fatto di essere femmine.

A un bambino di sette anni si tende a perdonare un comportamento esuberante, vivace o difficile, giustificandolo come naturale espressione dell'infanzia o tipico del genere maschile. A una coetanea, al contrario, viene richiesto un contegno più riservato, indulgente, ordinato e obbediente, unito alla consapevolezza di come le sue azioni si riflettano sull'immagine della famiglia.

Ciò determina una disparità nell'educazione emotiva: mentre alle ragazze si insegna che la maturità costituisce un dovere immediato, ai ragazzi viene concesso un tempo superiore per svilupparla.

Tale asimmetria si estende anche alla sfera pubblica. Ai ragazzi vengono spesso accordati orari di rientro più flessibili in quanto considerati più indipendenti; le ragazze sono tenute a rincasare prima, in nome di una tutela che riguarda sia la sicurezza fisica, sia la salvaguardia della reputazione familiare da possibili giudizi sociali.

In un contesto culturale di tipo collettivista, l'organizzazione familiare tiene conto non solo dei propri valori, ma anche del giudizio della comunità. La condotta, le amicizie, il percorso formativo, l'abbigliamento e le prospettive matrimoniali di una ragazza diventano parametri su cui viene misurata la moralità dell'intero nucleo familiare.

La figura femminile viene così idealizzata come un bene prezioso da custodire. Tale formulazione, pur presentandosi con tratti affettuosi, cela una dimensione di possesso: l'essere protetta e valorizzata non equivale all'esercizio della propria libertà.

Il rendimento scolastico e la collaborazione domestica delle ragazze vengono spesso elogiati in modo funzionale: il successo negli studi attesta disciplina e senso del dovere, mentre la perizia nelle mansioni di casa dimostra la predisposizione ai futuri ruoli di moglie e madre. Ai ragazzi, invece, si accorda un maggior margine di errore, di sperimentazione o di disattenzione.

I dati relativi all'istruzione in Asia Centrale mostrano un quadro articolato: le ragazze ottengono frequentemente risultati superiori nella lettura e nella comprensione del testo e proseguono gli studi più a lungo, mentre nei contesti rurali si registra un tasso di abbandono scolastico maschile più elevato. Tali evidenze non indicano una naturale superiorità o maggiore responsabilità del genere femminile, bensì mostrano come i percorsi educativi siano condizionati da aspettative, opportunità e ruoli sociali.

Poiché alle bambine viene trasmesso fin dall'infanzia l'imperativo della responsabilità, i loro traguardi rischiano di essere considerati come un dovere compiuto anziché come un merito da celebrare, laddove i successi maschili vengono più facilmente percepiti come eccezionali.

Il corpo e le regole della femminilità

Oltre alla responsabilità, le ragazze apprendono la gestione della propria presenza fisica.

Il controllo dell'alimentazione e del peso corporeo viene sollecitato affinché la figura risponda a determinati canoni estetici. L'aspetto fisico diventa così materia di attenzione familiare e valutazione sociale, trasmettendo la convinzione che il valore individuale, l'idoneità al matrimonio, la disciplina e la rispettabilità dipendano dalla conformità a tali standard.

Si tratta di dinamiche diffuse che travalicano i confini dell'Asia Centrale. A tutte le donne, in Europa come in Asia Centrale, viene insegnato a monitorare il proprio corpo, sebbene con sfumature linguistiche differenti: laddove in un contesto si accentuano i concetti di modestia e onore familiare, in un altro si fa ricorso ai termini di autostima, benessere, salute o cura di sé. In entrambi i casi, la corporeità femminile assume una rilevanza pubblica.

Una ragazza interiorizza la percezione che il proprio corpo sia soggetto alle aspettative altrui — della famiglia, del partner, della comunità o della società. Le si richiede di mostrare un'avvenenza priva di provocazione, di abbinare modestia e visibilità, di mantenere la magrezza senza mostrare debolezza, risultando desiderabile e al contempo rispettabile.

Le donne come oggetti sociali di valore

L’analisi di Beauvoir offre strumenti interpretativi rilevanti nello studio del rapporto tra condizione femminile, patrimonio, matrimonio e posizione sociale. Storicamente, il valore attribuito alle donne non ha coinciso con il riconoscimento della loro autonomia; tale valore è stato frequentemente subordinato a fattori quali l'avvenenza, la capacità lavorativa, la fertilità, l'estrazione familiare o l'entità della dote.

Nelle classi elevate e nell'aristocrazia europea, le unioni matrimoniali rispondevano a logiche patrimoniali, ereditarie e di alleanza politica. L'unione di una donna serviva a consolidare lo status o le risorse della famiglia, rendendo la sua sorte oggetto di negoziazioni in cui la volontà individuale rivestiva un ruolo marginale, come evidenziato dalla storiografia sull'istituto della dote.

Beauvoir descrive il matrimonio come un'istituzione suscettibile di determinare la dipendenza economica delle donne e la limitazione della loro autonomia. In diversi contesti storici, la capacità giuridica e sociale della donna sposata risultava subordinata alla figura del marito, e il riconoscimento del suo ruolo di moglie e madre si accompagnava alla privazione dell'indipendenza finanziaria, della gestione patrimoniale e del potere decisionale.

Nelle tradizioni dell’Asia Centrale le negoziazioni familiari e gli scambi matrimoniali hanno assunto forme specifiche. La pratica del kalym (prezzo della sposa), consistente nel trasferimento di denaro, bestiame, beni preziosi o manufatti dalla famiglia dello sposo a quella della sposa, non va ridotta a una mera transazione commerciale. Originariamente, essa rappresentava una forma di compensazione tra nuclei familiari, il riconoscimento dell'educazione e del lavoro della sposa e la formalizzazione di un'alleanza tra parentadi.

Tuttavia, tale consuetudine ha potuto assumere tratti economico-patrimoniali in cui il consenso della donna passava in secondo piano. Quanto più il matrimonio viene inteso come un accordo tra famiglie, tanto più la figura femminile rischia di essere considerata una risorsa sociale anziché un soggetto autonomo.

Su questo punto la riflessione di Beauvoir mostra la sua validità trasversale: la protezione, la valorizzazione o la celebrazione della donna non equivalgono automaticamente all'attribuzione della libertà.

La pratica nota come ala kachuu (il rapimento della sposa a scopo matrimoniale) evidenzia gli aspetti coercitivi presenti in alcune consuetudini dell'Asia Centrale. Sebbene in taluni casi potesse trattarsi di una fuga d'amore concordata per aggirare le resistenze familiari, la modalità non consensuale è stata utilizzata come strumento di costrizione al matrimonio. Oggi la pratica è perseguita dalla legge ed è stata formalmente superata nel corso degli ultimi quindici anni; essa rimane tuttavia parte della storia della regione e testimonia il funzionamento delle strutture patriarcali.

La donna chiamata a riformare l’uomo

Un'altra convinzione diffusa riguarda la funzione riabilitativa del matrimonio: l'idea che un giovane irresponsabile, immaturo o violento possa trasformarsi in un adulto equilibrato attraverso la vita coniugale e la paternità. In diversi contesti familiari ci si aspetta che la giovane sposa ne moderi il carattere, ne organizzi l'esistenza e ne accetti le intemperanze.

Tale aspettativa si traduce nell'idea che l'uomo “maturerà dopo le nozze”. Anziché esigere dal singolo la responsabilità delle proprie azioni, se ne delega il ravvedimento alla figura femminile. La moglie non viene scelta come partner, ma investita di un compito di contenimento, col risultato di normalizzare situazioni in cui la donna tende a celare i problemi domestici per preservare la facciata familiare, in un contesto sociale che scoraggia le ingerenze esterne.

Sebbene le dinamiche sociali stiano evolvendo, la persuasione che le donne debbano "redimere" i partner ha giustificato la tolleranza verso comportamenti prevaricatori, dipendenze o irresponsabilità, spingendo le donne a perseverare nella relazione anziché allontanarsene.

Nei contesti caratterizzati da unioni precoci, matrimoni forzati o violenza domestica, tale impostazione accresce la vulnerabilità femminile. Le Nazioni Unite hanno individuato nella violenza di genere, nel rapimento della sposa e nei matrimoni precoci forme interconnesse di prevaricazione presenti in alcune aree dell’Asia Centrale.

Tali elementi richiamano l'analisi beauvoiriana del matrimonio, in cui alla donna si richiede di mettere a disposizione il proprio lavoro, la pazienza, il sostegno emotivo e la capacità riproduttiva per favorire la realizzazione del partner. Non le si chiede soltanto di essere moglie, ma di plasmare il proprio marito.

Tale aspettativa non garantisce la maturazione dell'uomo, ma rischia di normalizzare l'accettazione delle sue mancanze e di giustificarne le condotte inappropriate, attribuendo alla donna l'onere di risolvere problemi di cui non è responsabile.

Ciò conferma la tesi di fondo dell'articolo: le donne vengono frequentemente apprezzate per la loro funzione di supporto, ma è proprio tale riconoscimento funzionale a limitarne la libertà. L'elogio della forza femminile diventa così il presupposto per richiedere il sacrificio personale anche a scapito della propria incolumità.

La pressione sociale verso il matrimonio precoce rimane avvertibile in Asia Centrale: nonostante l'evoluzione legislativa e i cambiamenti culturali, l'influenza delle consuetudini tradizionali continua a proiettarsi sul presente.

Accanto a ciò, la condizione femminile risente dell'influenza esercitata da correnti religiose conservatrici, come mostrano alcuni episodi di cronaca:

  • Ozubek Chotonov: Nel 2022, il fondatore di un centro di studi islamici ha suscitato accese polemiche dichiarando in televisione che i valori laici incoraggerebbero le donne a comportamenti immorali e alla svalutazione della famiglia tradizionale. Nel corso di un dibattito sui rincari economici, è giunto ad attribuire l'aumento dei prezzi dei generi alimentari all'adozione di abiti femminili ritenuti troppo corti.

  • Chubak aji Jalilov: L'ex Grande Mufti ha annunciato pubblicamente di aver contratto un secondo matrimonio in violazione dell'ordinamento laico dello Stato. Di fronte alle critiche delle organizzazioni per i diritti umani, gli ambienti conservatori hanno addossato alla componente femminile la responsabilità della situazione, sostenendo che il rifiuto della poligamia spingerebbe gli uomini verso condotte riprovevoli.

Una strada più lunga verso la liberazione

La ricostruzione storica offerta da Beauvoir mostra come i percorsi di emancipazione femminile assumano forme diverse a seconda dei contesti. La sua analisi si è sviluppata a partire dalla storia europea, in cui la subordinazione giuridica, economica e politica delle donne si è strutturata attraverso specifiche forme familiari, patrimoniali, religiose e di classe.

Le società dell’Asia Centrale hanno seguito un'evoluzione differente, segnata dall'eredità delle tradizioni turchiche, dal periodo imperiale russo e dalla successiva esperienza sovietica. Tali fasi storiche hanno trasformato l'accesso all'istruzione, l'occupazione, le politiche familiari e la partecipazione pubblica delle donne, senza tuttavia cancellare le consuetudini locali relative all'onore familiare, alla maternità e al ruolo della comunità.

L'adozione della prospettiva di Beauvoir non implica una valutazione gerarchica tra contesti diversi, né intende contrapporre un'Asia Centrale patriarcale a un'Europa emancipata. Il Secondo Sesso mantiene la sua rilevanza nel svelare i dispositivi sociali che definiscono i ruoli di genere, offrendo un quadro concettuale di riferimento per l'analisi della condizione femminile.

L'integrazione della prospettiva dell'Asia Centrale consente di arricchire questo impianto teorico. Le dinamiche descritte da Beauvoir risultano riconoscibili pur all'interno di strutture familiari, tradizioni culturali, contesti religiosi e vicende storiche differenti.

I processi di costruzione dell'identità femminile presentano analogie strutturali pur realizzandosi in percorsi storici distinti. Le aspettative verso le ragazze, la concezione del matrimonio, la rilevanza della famiglia allargata, l'incidenza della religione e il rapporto tra istruzione femminile ed encomio familiare assumono forme specifiche nelle comunità dell'Asia Centrale. Il confronto non si configura quindi come un'opposizione tra patriarcato e uguaglianza, bensì come un'analisi delle diverse articolazioni che il patriarcato può assumere.

Se Beauvoir fornisce le categorie per comprendere come le donne vengano modellate nei loro ruoli sociali, l'esperienza dell'Asia Centrale permette di verificare come tali ruoli si ridefiniscano al contatto con le tradizioni locali, la memoria sovietica, i valori religiosi e le dinamiche comunitarie.

Una donna può essere amata come figlia, custodita come sposa, rispettata come madre ed elogiata come studentessa, rimanendo al contempo limitata nel diritto di determinare autonomamente la propria esistenza: l'essere considerata un bene prezioso non coincide con la conquista della libertà.

In questo risiede il punto di contatto tra la lezione de Il Secondo Sesso e l'esperienza vissuta in Asia Centrale. Le donne non nascono votate alla responsabilità, all'indulgenza, alla cura della casa, all'obbedienza o al sacrificio, ma lo diventano attraverso un lungo apprendimento quotidiano fatto di mansioni assegnate, emozioni contenute, spazi d'azione limitati e decisioni assunte in loro nome.

Il testo di Beauvoir si conferma un riferimento fondamentale per la teoria femminista. L'apporto delle esperienze dell’Asia Centrale non ne sostituisce l'impianto, ma ne dimostra la capacità di interpretare realtà differenti da quella in cui è nato.

Il compito del pensiero femminista rimane quello di rendere visibili tali processi, consentendo alle esperienze di ciascun contesto di arricchire la comprensione di ciò che significa diventare donna.

P.S. Questo contributo intende offrire una riflessione femminista aperta al confronto tra società diverse, nel rispetto dei specifici percorsi storici e culturali. Il testo non pretende di fornire una descrizione esaustiva dell'Asia Centrale, né di esprimere un giudizio svalutativo sulle sue tradizioni. Le società della regione si presentano articolate, dinamiche e in costante trasformazione; talune pratiche citate appartengono al passato, mentre altre continuano a manifestarsi in forme differenti nella contemporaneità. Si tratta di una breve nota di riflessione accademica che va considerata nel suo complesso, senza ridurre la complessità delle culture dell'Asia Centrale ai singoli esempi riportati.

Aidai M. 

Tirocinante presso COORDINAMENTO ITALIANO DELLA LOBBY EUROPEA DELLE DONNE

 Agosto 2026

lunedì 10 agosto 2026

Notiziario mensile della Ewl e Lei-Italia -luglio 2026

Notiziario della Lobby Europea delle Donne (EWL) – Luglio 2026

Gentili Membri,

Benvenute e benvenuti al nostro ultimo Notiziario! Speriamo che vi stiate godendo l'estate per ricaricarvi mentre proseguite il vostro lavoro ispiratore.

Per domande o per condividere notizie della vostra organizzazione nella prossima edizione, contattate Andrea all'indirizzo carabulea@womenlobby.org.

In sorellanza,

La Segreteria del Lobby Europeo delle Donne

Editoriale di Luglio 2026

Cara Membra e caro Membro,

Speriamo che vi stiate godendo una pausa estiva nonostante il calore e gli incendi catastrofici in Europa.

I prossimi 6 mesi sarannoaltrettanto caldi metaforicamente! La principale "patata bollente" politica è il bilancio pluriennale dell'Unione Europea per il setteennio 2028-2034, il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Sarà essenziale seguire il denaro ed impegnarsi in questo complesso processo.

Demistificheremo il Quadro Finanziario Pluriennale nei prossimi mesi per aiutarvi a livello nazionale. La posta in gioco è alta: il nuovo approccio si concentrerà su Piani Nazionali e Regionali con relative dotazioni finanziarie, scatenando accesi dibattiti sulle risorse.

Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale è un'opportunità unica per trasformare gli impegni sulla parità di genere in spesa concreta. I bilanci europei non sono neutrali: le decisioni su occupazione, cura, salute, protezione sociale, sviluppo regionale, agricoltura, alloggio, clima, spazio, competitività, digitalizzazione, migrazione e pace influenzano donne e uomini diversamente, poiché le disuguaglianze di reddito, il lavoro di cura non retribuito e l'esposizione alla violenza restano radicati. La parità di genere deve quindi essere integrata in tutto il Quadro Finanziario Pluriennale.

Nei dibattiti sul Quadro Finanziario Pluriennale non vi sono proposte di fondi speciali per l'iniziativa "La Mia Voce, La Mia Scelta" (destinati a finanziare l'aborto sicuro per donne che non vi accedono nel proprio Paese). Tuttavia, dopo la Francia, anche il Lussemburgo ha sancito l'aborto nella Costituzione; entrambi i Paesi possono guidare la strada affinché i futuri finanziamenti del Quadro Finanziario Pluriennale (Fondo Sociale) salvino le vite delle donne.

Nonostante la pausa, Segreteria e Comitato Esecutivo lavorano per l'AGORA, per l'incontro sull'Economia Femminista a Vilnius e per preparare le riunioni del Consiglio di Amministrazione, dell'Osservatorio e del Gruppo di Lavoro per l'Europa Centrale ed Orientale a Atene.

Per fare ciò serve il vostro aiuto: controllate le e-mail e confermate tempestivamente la partecipazione con le migliori opzioni di viaggio per attenerci al bilancio di trasporti, alloggio e pasti.

Infine, felice compleanno alla nostra cara collega Maria-Anna Leunis per i suoi 80 anni il 2 Agosto! La ringraziamo per i decenni di lavoro svolto.

In solidarietà,

Dina e Maria

Notizie dai e per i nostri Membri

Pubblicazioni del progetto "Essere al Sicuro" sulla violenza cibernetica

La Piattaforma Portoghese per i Diritti delle Donne ha pubblicato 3 risorse per il progetto dell'Unione Europea "Essere al Sicuro - Sensibilizzare sulla violenza cibernetica di genere e promuovere un ambiente online più sicuro per donne e ragazze".

Le pubblicazioni comprendono uno Studio Nazionale sulla prevalenza e l'impatto della violenza cibernetica basata sul sesso in Portogallo e 2 Schede Informative con raccomandazioni politiche. Evidenziano la natura strutturale della violenza online e la necessità di un'azione coordinata tra istruzione, giustizia e governance digitale.

Elaborate coinvolgendo giovani, insegnanti, esperti e forze dell'ordine, mirano a sostenere le decisioni politiche ed educative con misure basate su evidenze. Sono disponibili sul sito della Piattaforma (in portoghese).

Nuova Funzionaria Politica al Lobby Europeo delle Donne

Il 13 Luglio 2026 abbiamo accolto Amelia Pinto come nuova Funzionaria Politica e delle Campagne. Sosterrà il Gruppo di Lavoro sull'Economia Femminista e promuoverà la parità nelle politiche economiche. Per contattarla o scambiare idee, il suo contatto è a disposizione.

Donne, Pace e Sicurezza: Iniziativa Pilota Estemporanea

Il 24 Luglio abbiamo invitato a manifestare interesse per un sottogruppo su Donne, Pace e Sicurezza, presieduto da Marion Boeker del Comitato Esecutivo e Lucia Demeny della Segreteria.

Si tratta di un'iniziativa pilota estemporanea ospitata nel Gruppo sull'Economia Femminista per valutare se formalizzare il tema nell'agenda del Lobby Europeo delle Donne. La partecipazione è volontaria e non altera gli impegni attuali. I posti sono limitati ai membri già attivi nei gruppi di lavoro; se formalizzato, seguirà una chiamata generale.

Aggiornamenti Politici

Strategia dell'Unione Europea per la Gioventù post-2027

Il 16 Luglio 2026 si è chiusa la consultazione pubblica sulla nuova Strategia per la Gioventù. L'attuale linea (2019-2027) punta a Coinvolgere, Connettere e Potenziare i giovani. La nuova Strategia sarà adottata nel primo trimestre del 2027.

Attacco al Pride di Berlino

Il 25 Luglio 2026 un attacco con veicolo durante la Giornata di Cristoforo Strada (Pride) a Berlino ha causato 1 morto e 29 feriti. Ciò dimostra che la lotta contro le disuguaglianze continua, in un contesto di crescente ostilità verso le minoranze. Il Lobby Europeo delle Donne ribadisce l'impegno a difendere la dignità e la sicurezza di tutti.

Sessione Plenaria del Parlamento Europeo (6-9 Luglio 2026)

      Presidenza Irlandese: Micheál Martin ha presentato le priorità per il semestre (competitività, valori, sicurezza, mercato interno, energia), riservando però poco spazio alla parità di genere.

      Deroga Riservatezza Elettronica: Estesa al 3 Agosto 2027 per consentire il rilevamento volontario del Materiale Relativo all'Abuso Sessuale di Minori.

      Sicurezza Cibernetica e IA: Presentato il Piano d'Azione con la Vicepresidente Virkkunen.

      Invasione di Cipro del 1974: Adottata una risoluzione che condanna la violenza sessuale di guerra e chiede giustizia e supporto per le vittime cipriote, accogliendo la ratifica della Convenzione di Istanbul da parte di Cipro.

      Caso Maria Shahbaz (Pakistan): Adottata una risoluzione che condanna il rapimento, la conversione forzata e il matrimonio infantile della tredicenne, chiedendo indagini trasparenti al Pakistan e vigilanza sui diritti umani all'Unione Europea.

Relazione sulle Direttive sull'Uguaglianza Razziale e sull'Occupazione

Il 13 Luglio 2026 la Commissione Europea ha pubblicato la relazione sulle Direttive in vigore dal 2000. Pur notando progressi nell'accesso alla giustizia, chiede sanzioni più efficaci e maggior supporto ai ricorrenti. La prossima relazione uscirà nel 2031.

Premi per i Membri del Parlamento Europeo

Il 30 Giugno 2026 i Premi per i Membri del Parlamento Europeo hanno riconosciuto il lavoro dei parlamentari. Tra le premiate: Abir Al-Sahlani (Democrazia e Valori Europei) e Sirpa Pietikäinen (Transizione Verde). 6 vincitori su 14 sono state donne.

La Repubblica Ceca non ratifica la Convenzione di Istanbul

Il 19 Giugno 2026 il governo ceco ha deciso di non ratificare la Convenzione di Istanbul. Il Lobby Europeo delle Donne esprime solidarietà alle attiviste ceche e chiede al governo di riconsiderare la decisione.

Sicurezza dei Minori Online

Il 13 Luglio 2026 Ursula von der Leyen ha presentato le raccomandazioni per la sicurezza dei minori online (limiti di età per i social, stop alle pratiche dannose). In Francia è stata approvata la legge n° 339 che vieta l'accesso ai social ai minori di 15 anni dal 1° Settembre.

Riunione Comitato Diritti delle Donne (FEMM)

Il 14 Luglio 2026 il Comitato si è riunito per discutere il parere sul bilancio dell'Unione Europea 2027, la formazione professionale e le priorità della Presidenza Irlandese.

Comunicazione sul Pilastro Europeo dei Diritti Sociali

Il 22 Luglio 2026 la Commissione ha tracciato i progressi verso il decennale del Pilastro Sociale, annunciando il Patto per la Cura (2027), la Legge sugli Alloggi Accessibili (3° Trimestre 2026) e la Legge sui Posti di Lavoro di Qualità (4° Trimestre 2026).

Visita degli Studenti di Servizio Sociale Tedeschi

Il 30 Giugno 2026 la segreteria a Bruxelles ha ospitato gli studenti dell'Università Protestante di Friburgo per un confronto sulle strategie di pressione politica dell'Unione Europea, sul progetto "Donne nel Clima" e sul contrasto all'estrema destra.

Inviti e Contributi

32° Premio Nord-Sud del Consiglio d'Europa

A nome della Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d'Europa, vi informiamo dell'apertura del bando per le candidature per il Premio Nord-Sud.

 

 uglio 2026 la Commissione ha tracciato i progressi verso il decennale del Pilastro Sociale, annunciando il Patto per la Cura (2027), la Legge sugli Alloggi Accessibili (3° Trimestre 2026) e la Legge sui Posti di Lavoro di Qualità (4° Trimestre 2026).

Visita degli Studenti di Servizio Sociale Tedeschi

Il 30 Giugno 2026 la segreteria a Bruxelles ha ospitato gli studenti dell'Università Protestante di Friburgo per un confronto sulle strategie di pressione politica dell'Unione Europea, sul progetto "Donne nel Clima" e sul contrasto all'estrema destra.

Inviti e Contributi

32° Premio Nord-Sud del Consiglio d'Europa

A nome della Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d'Europa, vi informiamo dell'apertura del bando per le candidature per il Premio Nord-Sud.