martedì 31 agosto 2021

una sentenza della corte europea di giustizia per i diritti umani contro i diritti umani

 


Il Coordinamento Italiano sostiene tale iniziativa e si è impegnato di allertare l'opinione pubblica europea ed internazionale attraverso la Lobby Europea delle Donne perché una sentenza del genere non costituisca un precedente  per  donne e minori di altri Paesi e perché la grande Camera di Strasburgo accolga il ricorso










lunedì 16 agosto 2021

Press release/Comunicato stampa

 

The Italian coordination of the European Women's Lobby is very concerned about the latest developments in Afghanistan and the Taliban's seizure of power. 


According to reports received by women's NGOs and the press, Afghan women and girls have already started to become the first target of the Taliban's violent actions. For them, there are no longer any escape routes.


This is why the Italian Coordination of the European Women's Lobby has asked the EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy, Josep Borrel, to include the plight of Afghan women and the establishment of humanitarian corridors on the agenda of the extraordinary meeting of EU foreign ministers tomorrow afternoon.


Ii8l Coordinamento italiano della Lobby europea delle donne è molto preoccupato per gli ultimi sviluppi avvenuti in Afghanistan e per la presa del potere da parte dei talebani. 


Dalle notizie ricevute dalle Ong femminili e dalla stampa, le donne e le ragazze afghane hanno già iniziato a diventare il primo bersaglio delle azioni violente dei talebani. Per loro non ci sono più vie di fuga.


Per questo il Coordinamento italiano della Lobby europea delle donne ha chiesto all'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrel, di includere la condizione delle donne afghane e l'istituzione di corridoi umanitari nell'agenda della riunione straordinaria dei ministri degli esteri dell'UE convocata domani pomeriggio.

lunedì 19 luglio 2021

Punire madri e figli per le colpe dei padri



C’è una legge, anzi la sua applicazione, che scoraggia le donne dal denunciare le violenze in famiglia, una legge che le espone al ricatto attraverso le sofferenze che vengono inflitte ai figli. E’ la 54 del 2006 – Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento – con cui si equiparano la figura materna e paterna, cancellando la differenza e l’importanza della relazione affettiva primaria con la madre, specie nei primi anni di vita del figlio e lasciando spazi per una suddivisione del figlio tra i genitori separati, noncurante dell’esigenza di stanzialità del figlio, del suo habitat, del suo equilibrio.

Da quel momento inizia il calvario per molte donne e i loro figli perché la legge diventa uno strumento di controllo e di addomesticamento delle vittime di violenza in famiglia; è sufficiente accusare la madre di PAS, una sindrome inesistente, ma che ha trovato cittadinanza nei Tribunali italiani, per vedere i figli strappati, letteralmente, alle madri dalle forze dell’ordine, neanche fossero dei criminali, per essere depositati in casa famiglia o ancora peggio collocati con i padri e affidati al servizio sociale.

Più precisamente, e per chi non ne ha mai sentito parlare, la PAS è un acronimo che sta per “sindrome di alienazione parentale”, una teoria nata in America che individua nella madre la principale responsabile del pessimo rapporto tra padre e figli. Non si valutano le responsabilità paterne, si puniscono le madri per l’agito sbagliato paterno!

Quindi se la donna denuncia o sottolinea la violenza subita nel corso di una causa civile per l’affido dei figli, passa dalla parte del torto. Le contestano di essere responsabile di creare un conflitto, di essere una madre malevola. Teoria sconfessata dalla sentenza 13274 del 2019 con cui la Cassazione stabiliva che l’affido esclusivo di un minore a un genitore non si può fondare solo sulla diagnosi di sindrome dell’alienazione parentale (PAS) o sindrome della ‘madre malevola’. Dalla Suprema Corte arriva un altro verdetto destinato a fare giurisprudenza nella sconfessione di un istituto, di cui viene spesso messa in dubbio la scientificità, ma che continua a essere utilizzato, talvolta sotto altri nomi o evocato con altri giri di parole, nei Tribunali, con l’esito di allontanare i bimbi dalle loro madri.

Grazie alla invocazione della PAS sono diverse e ormai note le storie delle donne punite per aver denunciato abusi, infatti, oltre al danno la beffa di essere considerate madri malevole se, com’è ovvio, un figlio rifiuta di vedere il padre che ha visto picchiare la madre.

Madri accusate di influire sul comportamento del figlio che viene collocato in casa famiglia dove sarà addomesticato a sua volta per ‘accettare’ il genitore che rifiuta e di cui ha paura. Madri che, nel frattempo, vengono travolte da un giro infernale di carte bollate, di consulenze tecniche, di colloqui con gli assistenti sociali…

L’esperienza di chi ha subito questo trattamento scoraggia tante donne dal denunciare il compagno o marito violento per paura di perdere i figli o di farli soffrire. Le leggi che dovrebbero tutelare soggetti a rischio come donne e bambini, si sono rivelate inefficaci ( o male applicate) e sono diventate strumenti micidiali nelle mani di chi ha più potere e più denaro, e non si tratta quasi mai di donne, ma di uomini che, in nome della bigenitorialità, si vendicano.

In questi anni, però, abbiamo imparato a conoscere le donne che si sono sottratte allo statuto di vittime e hanno risposto con determinazione e coraggio agli atti di guerra maschili. Donne e cittadine che sostengono il conflitto con azioni politiche mirate, che organizzano presìdi e sit-in, nelle piazze e davanti ai Tribunali. Donne che parlano alle donne e alla società civile, a quanti hanno occhi per vedere e orecchie per sentire, come noi che firmiamo questo documento.

Mentre gran parte della politica e delle istituzioni sono, ancora una volta, cieche e sorde, ma sempre molto sensibili alle varie lobby che spingono per avere il controllo sul corpo generativo e sessuato delle donne. E il potere di decidere dei figli come moderni pater familias. L’unica e lodevole eccezione la “Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere” che sta conducendo un’indagine sulla vittimizzazione secondaria.

Noi siamo con le mamme che hanno coraggio perché donne. E vogliamo contrastare la progressiva scomparsa delle donne e delle madri, del valore sociale della maternità e della relazione di attaccamento madre figlio: questi sono i presupposti per negare l’importanza del collocamento prevalente dei figli con la madre, dell’esigenza di stanzialità dei minori contro un collocamento paritario o a terzi.

Questo è un comunicato di sostegno, ma non basta, dobbiamo fare – vogliamo fare – quanto è possibile per individuare strumenti e azioni politiche per agire di conseguenza. Le responsabilità sono tante e diverse, a cominciare dallo Stato per la falsa applicazione dell’art.31 della convenzione di Istanbul che prevede in merito alla custodia dei figli in casi di violenza che di ciò si tenga conto nelle decisioni relative all’affidamento. Attualmente i tribunali applicano invece il diritto alla bigenitorialità (etico, ovvero non codificato) come prevalente rispetto al benessere del minore e della relazione con la madre genitore accudente e tutelante, giungendo ad allontanarlo dalla stessa.

A questo ci impegniamo firmando.

Associazioni e firme in ordine alfabetico:

Arcilesbica, Biblioteca delle donne – Udipalermo, CIF- Centro Italiano Femminile, Centri di ascolto mobbing e stalking contro tutte le violenze Uil, Coordinamento Pari Opportunità Uil, Equality Italia, Gruppo Giustizia Udi-Bologna, Laboratorio Donnae, Lobby Europea delle Donne, Resistenza Femminista, Snoq-Libere, UDI-Unione Donne in Italia.


Liliam Altuntas,
Carla Artefice,
Ana Victoria Arruabarrena
Ilaria Baldini,
Donatella Becattini,
Eloisa Betti,
Antonella Bozzaotra, Maria Grazia Brinchi,
Alessandra Brussato,
Annamaria Carloni,
Milena Carone, Anna Di Salvo, Maria Gabriella Carlino,
Chiara Carpita,
Rita Cavallari, Francesca Cocozza,
Olga Chiusoli,
Vania Chiurlotto,
Cristina Comencini,
Licia Conte,
Antonella Crescenzi,
Ivana Della Portella,
Stella Dessi, Maria Giovanna Devetag,
Gabriella D’Auria, Liliana Dionigi,
Daniela Dioguardi,
Antonella Doria,
Gabriella Ferrari Bravo,
Alessandra Ferretti,
Marisa Forcina,
Franca Fortunato,
Flavia Fratello,
Annamaria Gaetani,
Fabrizia Giuliani,
Cristina Gramolini,
Katia Graziosi,
Gianna Infurnari,
Francesca Izzo,
Flavia Landolfi,
Silvana Lucariello,
Pia Mancini,
Aurelio Mancuso,
Franca Marcomin,
Rosanna Marcodoppido,
Francesca Marinaro,
Giuseppina Martelli, Donatella Martini,
Rossella Mariuz, Annamena Mastroianni, Paola Mazzei,
Isabella Mele,
Alessandra Menelao
Renata Micheli,
Antonella Monastra,
Emi Monteneri,
Giovanna Nastasi,
Pina Nuzzo,
Sonia Ostrica,
Rosetta Papa,
Cristina Pecchioli
Laura Pennacchi,
Donatina Persichetti,
Maria Concetta Petrollo,
Cinzia Pietrograzia,
Laura Piretti, Maria Pirozzi,
Silvia Pizzoli,
Wilma Plevano,
Antonella Pompilio,
Giulia Potenza,
Adriana Re
Katia Ricci,
Ester Ricciardelli,
Simonetta Robiony,
Nicla Robla,
Cecilia Sabelli,
Loretta Santagata,
Lucina Santagata,
Serena Sapegno,
Agata Schiera,
Loretta Serra,
Nadia Somma,
Ilaria Scalmani,
Mila Spicola, Mirtella Taloni,
Paola Tavella,
Maria Rosa Tomasello,
Vittoria Tola,
Maria Grazia Tonelli
Francesca Traina,
Ludovica Tranquilli Leali,
Marta Tricarico, Emanuela Valente,
Paola Vaccari, Cinzia Varone,
Barbara Verasani,
Sara Ventroni,
Franca Volpin,
Camilla Zamparini,

Roma 19 Luglio 2021


Il documento è pubblicato sui siti delle associazioni che hanno firmato, per aderire scrivere ad uno di questi. 




 

 

lunedì 14 giugno 2021

Cambiare La legge Zan per Salvarla

L' appuntamento che vi proponiamo ha lo scopo di facilitare l’approvazione del ddl Zan che rischia di essere stritolato da opposti schieramenti poco disponibili a dialogare, come la buona politica richiede.

Noi, invece riteniamo che sia indispensabile una buona mediazione, che anche per gli aspetti culturali e simbolici, deve essere il più possibile condivisa, una norma che tuteli con efficacia le lesbiche, i gay, le/i transessuali.
Ma intendiamo anche dare voce alle tante sensibilità che, fin dalla discussione del ddl Zan alla Camera, hanno proposto alcuni suggerimenti e modifiche al testo.
Per l’incontro di venerdì 18 giugno alle ore 17,30, in diretta sulla pagina Facebook “Omotransfobia: cambiare il ddl Zan”, abbiamo chiesto a giuriste/i, sociologhe/i, giornaliste/i e persone impegnate nella società civile di esporre il loro punto di vista, coordinate da Flavia Fratello e con un intervento introduttivo di Cristina Comencini.
(locandina, grafica di Costanza Coletti)
per informazioni appelloddlomofobia@libero.it



martedì 1 giugno 2021

"Life Skills e migrazione: Sviluppare le 10 Life Skills nell’incontro con l’Altro" promosso da CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud


Siamo lieti di invitarvi a prendere parte al Percorso di Formazione “Life Skills e migrazione: Sviluppare le 10 Life Skills nell’incontro con l’Altro”.

Il percorso si realizza nell’ambito di un programma più ampio promosso dall’Ong CISS in collaborazione con LIFE SKILLS®Itali, il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne/LEF Italia ed altri enti. 

Lunedì 31 maggio dalle 16:00-18:00 si terrà un incontro introduttivo aperto a tutti e tutte coloro interessati a conoscere le Life Skills più da vicino.

Ecco il link per seguire l’evento:

https://zoom.us/meeting/register/tJUrf-qtrzIqG9T7onIWUINoCVlkA271851b

Il corso ha una durata di 14 ore distribuite in 6 moduli didattici.

Gli eventi sono gratuiti e si svolgeranno online, su piattaforma #ZOOM.

Le iscrizioni sono aperte fino ad esaurimento posti.

È possibile registrarsi al seguente link entro il 7 giugno:

https://forms.gle/LSN6SpLEv93WLNUaA 

Ecco il calendario degli incontri che seguiranno:

CONSAPEVOLEZZA E LIFE SKILLS – martedì 8 giugno dalle 9 alle 11 (2 ore)

GESTIONE DI EMOZIONE E STRESS – giovedì 10 giugno dalle 9 alle 11 (2 ore)

COMUNICAZIONE, EMPATIA E RELAZIONI – martedì 22 giugno dalle 9 alle 12 (3 ore)

PENSIERO CRITICO E CREATIVO – mercoledì 23 giugno dalle 9 alle 11 (2 ore)

RISOLVERE PROBLEMI E PRENDERE DECISIONI – giovedì 24 giugno dalle 9 alle 11 (2 ore

PRATICA PROFESSIONALE – martedì 29 giugno dalle 9 alle 12 (3 ore)


Le Life Skills possono essere di aiuto per affrontare la sfida delle migrazioni.

Il corso proposto offrirà un’occasione per allenarsi insieme a comprendere come ci fa sentire il tema della migrazione, come le nostre emozioni ci spingono ad agire, un modo per sperimentare e allenare l’empatia (quella coi giusti confini).

Il programma è rivolto principalmente ad operatori pubblici e privati impegnati in diversi ambiti di intervento:

- socio-educativo;

- pedagogico e psicologico;

- formazione & lavoro;

- cittadinanza & partecipazione;

È rivolto, inoltre, a tutti i cittadini e le cittadine interessati/e ad approfondire gli argomenti trattati.

Ciascun partecipante riceverà le credenziali di accesso ad una piattaforma online per prendere visione dei materiali didattici e delle registrazioni video.

Nel caso non sia possibile partecipare in diretta, sarà rilasciato un attestato di frequenza.

Il corso sarà animato dalle trainer dell’associazione LIFE SKILLS®Italia, Barbara Quadernucci e Anna Ghezzi.

LIFE SKILLS®Italia mette a disposizione le proprie competenze e l'esperienza maturata in 20 anni di attività dei trainer, per dare, a chi già opera in ambito socio educativo, pedagogico e psicologico, l'opportunità di conoscere le competenze di vita e un'efficace metodologia di allenamento.

Vi aspettiamo! 


 

giovedì 25 marzo 2021

Turchia: diritti violati, l'UE deve affrontare Erdogan


Riceviamo da Coppem e pubblichiamo volentieri  


Turchia: diritti violati, l’UE deve affrontare Erdogan



Sono giorni difficili e turbolenti in Turchia, dopo la risoluzione della Convenzione di Istanbul, voluta dal presidente Erdogan che ha sacrificato le donne a favore del potere maschile in nome di una anacronistica “unità familiare”.

 Arrivata nel cuore della notte, la notizia dell’abbandono del Trattato, ha visto scendere in piazza, a manifestare contro il decreto presidenziale, centinaia di donne, instancabili e senza paura, per condannare la violenza di genere come un atto discriminatorio e una violazione dei diritti umani e per sostenere la difesa dell’uguaglianza e della giustizia. Il messaggio lanciato dal presidente turco, che già da tempo minacciava l’abbandono della Convenzione, delinea una situazione allarmante, in un paese drammaticamente segnato dai femminicidi, che ha suscitato le preoccupazioni delle istituzioni europee e del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che si è detto profondamente deluso per lo strappo di Erdogan.

Definita “una notizia devastante” dalla segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, l’abbandono turco della Convenzione di Istanbul rappresenta un grave passo indietro, cosi come ha sottolineato Mario Draghi, presidente del Consiglio dei ministri italiano.

 “La protezione delle donne dalla violenza – ha detto l’ex presidente della Banca Centrale Europea – e in generale la difesa dei diritti umani in tutti i paesi, sono un valore europeo fondamentale, un valore identitario dell’Unione Europea”.

Josep Borrel, l’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, in nome di quel valore identitario dell’UE, ha sollecitato la Turchia a revocare la sua decisione, augurandosi che possa unirsi di nuovo all’Unione Europea nella difesa dei diritti delle donne, elemento fondamentale dei diritti umani, della pace e dell’uguaglianza nel XXI secolo.

Ma lo strappo di Erdogan non farebbe presagire ad alcuna unione con l’Europa. In forte calo di consenso elettorale, il presidente turco, almeno secondo alcuni analisti, avrebbe “venduto” i diritti delle donne a favore di un elettorato conservatore. Inizialmente usata dal governo turco come dimostrazione di un’apertura nell’ambito della parità di genere, la Convenzione di Istanbul, con la politica di Erdogan sempre più autoritaria e stringente, è diventata uno strumento giuridicamente vincolante con un quadro normativo  di difficile comprensione, soprattutto per quei gruppi islamici più conservatori che vedono nel trattato internazionale, una istigazione a trasgredire norme dell’Islam e un incoraggiamento all’omosessualità e al divorzio.

E mentre i leader dei Paesi UE preferiscono muoversi sulla linea del dialogo con la Turchia, per mantenere un equilibrio nel timore di ripercussioni sui migranti bloccati al confine, e in attesa del prossimo Consiglio Europeo, previsto per il 25 e 26 marzo, il Coordinamento italiano della Lobby Europea delle Donne, sull’atto monocratico di Erdogan, che ha assestato un duro colpo alle donne turche, chiede una maggiore pressione dell’UE.

“Il rigetto della Convenzione di Istanbul e la conseguente uscita della Turchia decisa dal presidente Erdogan, rappresenta un fatto ed un precedente gravissimo che pone a rischio migliaia di donne Turche –  ha detto Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli Leali, presidente del Coordinamento  -. Tutte   le organizzazioni internazionali tra le quali l’ONU, l’OSCE e la Nato in cui le politiche di genere sono un fatto acquisito promosso, dovrebbero mobilitarsi e fare pressione sulla Turchia affinché ritorni sui propri passi, minacciando eventualmente, in caso di diniego, l’estromissione della Turchia dai loro ambiti. Serve infatti una mobilitazione comune”

Nato anche ad opera di un gruppo di donne italiane che sentivano la necessità di portare la voce delle donne in Europa, il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne/LEF Italia rappresenta l’Italia nel Consiglio di Amministrazione della European Women’s Lobby, la più grande coalizione europea di organizzazioni femminili e femministe. La LEF Italia contribuisce, con la EWL, a migliorare le politiche di parità di genere in Europa ed in Italia.

mercoledì 24 marzo 2021

Dichiarazione della Confederazione europea dei sindacati in risposta al ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul

 


European Trade Union Confederation
Confédération Européenne des Syndicats

Dichiarazione della CES in risposta al ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul

Adottata dal Comitato Esecutivo il 22-23 marzo 2021

 

La Confederazione europea dei sindacati condanna la decisione del Presidente della Turchia di ritirare il suo paese dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) e la considera un segnale devastante per le donne e le ragazze in Turchia e in tutto il mondo.

La CES sollecita il governo turco a riconsiderare questa azione e a riaffermare il suo impegno internazionale per proteggere i diritti umani delle donne e delle ragazze e di tutti i loro cittadini.

La Convenzione di Istanbul è il primo sforzo congiunto e vincolante al mondo per combattere e prevenire tutte le forme di violenza contro le donne, compresi i matrimoni precoci, lo stupro, la violenza domestica, le mutilazioni genitali femminili e la violenza economica.

La tempistica dell'annuncio, nel mezzo di una riunione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne, e durante l'anno che celebra il decimo anniversario della Convenzione, è una provocazione deliberata e rappresenta l'ennesimo attacco conservatore alla cooperazione internazionale. È particolarmente pericoloso e ingiustificabile considerando l'innegabile picco di violenza domestica in tutto il mondo innescato dalla pandemia COVID-19.

La CES esorta i paesi che non hanno ancora ratificato la Convenzione, vale a dire Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia e Slovacchia, a ratificare immediatamente la Convenzione e a mettere in atto misure adeguate che proteggano le donne e le ragazze dalla crescente violenza domestica e di genere ed esorta la Polonia e altri ad astenersi dal considerare il ritiro dalla Convenzione.

La CES invita la Presidente Ursula von der Leyen a utilizzare tutte le misure efficaci disponibili per garantire che tutti gli Stati membri dell'UE la ratifichino e ad adoperarsi con urgenza per finalizzare l'adesione dell'UE alla Convenzione di Istanbul. La CES invita tutti i Commissari dell'UE, il Parlamento europeo e tutti gli Stati membri dell'UE a sostenere il raggiungimento di questa dichiarata "priorità chiave" della Commissione von der Leyen.

Ora è il momento di mantenere l'impegno dell'UE a combattere e prevenire la violenza contro le donne e tutte le forme di violenza di genere con azioni. Qualcosa di meno è inaccettabile per le donne e gli uomini che lavorano in tutta Europa.

La CES invita l'UE a utilizzare tutte le misure efficaci disponibili per sollecitare il governo della Turchia a riconsiderare la propria decisione di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul. 

La CES ricorda che i criteri di Copenaghen stabiliscono le condizioni per l'adesione all'Unione europea e parlano dell'esistenza di istituzioni stabili che garantiscono la democrazia, lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze. La Turchia è stata invitata in alcune relazioni sui progressi compiuti a "garantire l'uguaglianza di genere, evitare di utilizzare criteri vaghi come la "moralità generale", astenersi dal considerare le donne principalmente come membri della famiglia o della comunità e consolidare i diritti umani delle donne, inclusi i loro diritti sessuali e diritti riproduttivi, come diritti individuali ".

La CES ritiene inoltre che faccia parte del più ampio attacco a tutti i diritti umani e democratici in Turchia e condanna completamente la repressione e la violenza quotidiana usate contro sindacalisti, minoranze etniche, attivisti LGBT, giornalisti e chiunque osi parlare.

La CES vuole esprimere la sua solidarietà alle donne sindacaliste turche e assicurare loro che lotta al loro fianco.