lunedì 7 settembre 2026

Di chi è l'utero?

 Ciao a tutte e a tutti, sono Aidai Mirbekova. Attualmente sto svolgendo un tirocinio

presso il Coordinamento. Mi sono laureata presso l'Università La Sapienza di Roma
con una tesi dal titolo "Di chi è l'utero?". Di seguito condivido con voi la versione
ridotta del mio lavoro d'analisi sulla libertà e sulle politiche riproduttive.

Di chi è l'utero?
La libertà riproduttiva non è mai soltanto privata
Una gravidanza viene spesso descritta come un'esperienza intima e personale. Eppure, nel
corso della storia, le decisioni riguardanti fertilità, contraccezione, aborto, parto e maternità sono
state profondamente influenzate da governi, istituzioni religiose, sistemi economici, tribunali,
autorità mediche e movimenti politici. L'utero non è soltanto un organo biologico: è anche uno
spazio politico.
È questo il punto di partenza delle politiche dell'utero (womb politics): la capacità riproduttiva
viene governata e contesa perché è legata al potere. Gli Stati possono incoraggiare le donne ad
avere più figli per contrastare il calo demografico, spingerle a limitare la fertilità in nome dello
sviluppo, restringere l'aborto per difendere valori religiosi o nazionali, oppure offrire servizi
riproduttivi in modo selettivo a determinate popolazioni.
In tutti questi casi, il corpo femminile viene inserito in progetti più ampi che riguardano la
nazione, l'economia, la moralità e l'ordine sociale. Il linguaggio utilizzato cambia: si parla di
controllo della popolazione, protezione della famiglia, moralità pubblica, sopravvivenza
nazionale o dovere religioso. La domanda fondamentale, però, rimane la stessa: chi ha l'autorità
di decidere se, quando e a quali condizioni una donna debba riprodursi?
La riproduzione come rapporto di potere
L'analisi femminista mostra che la riproduzione non è semplicemente un fatto biologico o una
scelta individuale. È un'istituzione sociale attraverso la quale vengono prodotti e mantenuti i
rapporti di genere.
Shulamith Firestone considerava la gravidanza e la cura dei figli una delle basi materiali
dell'oppressione femminile. Simone de Beauvoir, attraverso l'idea secondo cui "non si nasce
donna, lo si diventa", ha mostrato come la femminilità venga costruita da istituzioni, norme e
aspettative sociali. La maternità, quindi, non è soltanto un'esperienza personale: può diventare
un ruolo imposto, idealizzato o politicamente utilizzato.
La teoria femminista dell'economia politica amplia questa prospettiva. Silvia Federici ha
evidenziato come il capitalismo abbia trasformato il lavoro riproduttivo e di cura in un'attività
considerata "naturale", non retribuita e spesso invisibile, pur essendo indispensabile alla

riproduzione della forza lavoro. Nancy Fraser ha descritto una contraddizione simile: le
economie dipendono dalla cura e dalla riproduzione sociale, ma allo stesso tempo
indeboliscono le condizioni che le rendono possibili.
La governance della riproduzione svolge quindi una doppia funzione. Da un lato, limita o
organizza l'autonomia corporea; dall'altro, contribuisce a regolare il lavoro, la famiglia, la
cittadinanza e la continuità demografica. Le donne possono essere incoraggiate a fare figli
quando lo Stato ha bisogno di nuovi lavoratori o cittadini, oppure scoraggiate dal riprodursi
quando la loro fertilità viene considerata economicamente o politicamente indesiderabile.
Dal controllo demografico alla giustizia riproduttiva
La storia del Novecento offre numerosi esempi di Stati che hanno trattato la fertilità come una
risorsa demografica. In India, il programma nazionale di pianificazione familiare, avviato nel
1952, venne inizialmente presentato come una risposta volontaria alla povertà e alla crescita
della popolazione. Durante lo stato d'emergenza del 1975-1977, tuttavia, gli obiettivi demografici
contribuirono a campagne di sterilizzazione coercitiva, nelle quali milioni di persone furono
sottoposte a interventi sotto forti pressioni amministrative.
Il peso del controllo riproduttivo ricadde soprattutto sulle donne povere e appartenenti a gruppi
marginalizzati. Ancora oggi, la sterilizzazione femminile rappresenta una delle principali forme di
contraccezione in India, mentre la responsabilità della pianificazione familiare continua a essere
distribuita in modo profondamente diseguale tra uomini e donne.
Questa vicenda mostra un problema più generale: una politica può essere formalmente
volontaria e, nella pratica, coercitiva. Quando l'accesso al cibo, al lavoro, alla casa o ai benefici
sociali dipende dall'accettazione di un metodo contraccettivo, il consenso diventa estremamente
fragile. La libertà riproduttiva non può essere garantita soltanto attraverso il linguaggio della
scelta individuale, se le condizioni sociali rendono impossibile rifiutare.
La direzione opposta è rappresentata dal pronatalismo. Nei Paesi caratterizzati da bassa
natalità, i governi possono offrire incentivi economici, agevolazioni fiscali e campagne pubbliche
per incoraggiare le donne ad avere più figli. Queste misure possono apparire di sostegno, ma
rischiano comunque di rafforzare l'idea che il corpo femminile sia una risorsa nazionale.
La Polonia rappresenta bene questa contraddizione. Le restrizioni all'aborto sono state
progressivamente rafforzate attraverso l'alleanza tra nazionalismo conservatore e influenza
cattolica, mentre i programmi di sostegno alle famiglie sono stati presentati come strumenti per
contrastare il declino demografico. Ne è risultato un regime riproduttivo ambivalente: lo Stato
incoraggia la maternità considerata "utile", ma limita la libertà delle donne di decidere in altre
circostanze.
Anche l'Argentina dimostra che la legalizzazione non risolve automaticamente il problema
dell'accesso. La mobilitazione femminista e il movimento della Marea Verde hanno contribuito
alla legalizzazione dell'aborto nel 2020. Tuttavia, le donne rurali, indigene e a basso reddito

hanno continuato a incontrare ostacoli istituzionali, carenza di personale sanitario, stigma e
lunghi viaggi per ottenere assistenza.
Questi casi dimostrano perché la giustizia riproduttiva richieda più della semplice esistenza di
una legge. Essa comprende le condizioni materiali necessarie per esercitare un diritto: servizi
sanitari accessibili, contraccezione sicura, aborto non stigmatizzato, protezione dalla violenza,
sicurezza economica, abitazione, servizi per l'infanzia e possibilità di crescere i figli in condizioni
dignitose.
La domanda, dunque, non è soltanto se l'aborto sia legale. È anche: chi può effettivamente
accedervi?
Religione, nazionalismo e corpo morale
La religione viene spesso descritta come un ostacolo uniforme ai diritti riproduttivi. Una simile
lettura, però, è insufficiente. Le istituzioni religiose hanno spesso rafforzato idee patriarcali sulla
purezza, la maternità, la sessualità e l'autorità familiare. Hanno inoltre influenzato costituzioni,
politiche pubbliche, sistemi sanitari e campagne elettorali.
L'ex disciplina costituzionale irlandese sull'"embrione", la politica riproduttiva
cattolico-nazionalista polacca e il dibattito sull'aborto negli Stati Uniti mostrano come idee
religiose possano trasformarsi in strutture giuridiche.
La religione, tuttavia, non è una forza politica unica. Le tradizioni religiose vengono interpretate
in modi diversi da denominazioni, comunità e soggetti storici differenti. Donne, teologhe e leader
religiosi hanno reinterpretato dottrine cristiane, ebraiche e islamiche per difendere la dignità, la
coscienza e l'autodeterminazione riproduttiva.
Anche la religione vissuta è diversa dalla dottrina ufficiale. Le donne possono usare
contraccettivi, ricorrere all'aborto o scegliere tecniche di procreazione assistita negoziando le
proprie decisioni attraverso concetti come coscienza, responsabilità, perdono, cura e volontà
divina. In queste situazioni, la religione non è soltanto un divieto esterno: diventa parte del
ragionamento morale attraverso cui le donne comprendono e giustificano le proprie scelte.
Lo stesso vale per il nazionalismo. I movimenti nazionalisti rappresentano spesso le donne
come "madri della nazione", responsabili della riproduzione della comunità etnica, religiosa o
culturale. In India, alcune narrazioni demografiche hanno esaltato la fertilità delle donne hindu
come strumento di rafforzamento della maggioranza, mentre hanno rappresentato la
riproduzione delle donne musulmane come una minaccia alla sicurezza nazionale.
In Kirghizistan, discorsi religiosi e nazionalisti possono idealizzare la maternità e, allo stesso
tempo, attribuire alle donne la responsabilità di problemi sociali ed economici più ampi. Il corpo
femminile diventa così il luogo sul quale vengono proiettate paure riguardanti la decadenza
morale, la crisi demografica, la disoccupazione o il futuro della nazione.

Una gravidanza, di conseguenza, non viene più considerata soltanto un'esperienza individuale.
Può diventare il simbolo della vitalità nazionale, del pericolo demografico o della continuità
culturale. La donna concreta scompare dietro le esigenze immaginate della collettività.
Diritti formali e accesso reale
Il diritto internazionale ha elaborato importanti tutele per la salute riproduttiva e l’uguaglianza. La
Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne riconosce
l’importanza dell’accesso non discriminatorio all’assistenza sanitaria e alla pianificazione
familiare. La Conferenza del Cairo del 1994 e la Piattaforma d’azione di Pechino del 1995
hanno contribuito a spostare l’attenzione dal controllo della popolazione verso la salute,
l’autonomia e i diritti riproduttivi.
Tuttavia, il sistema internazionale rimane frammentato. Alcune istituzioni stabiliscono norme
giuridiche, altre forniscono finanziamenti, indicazioni tecniche o servizi. Nessuna possiede
strumenti sufficienti per garantire che tali diritti siano applicati in modo uniforme. Gli Stati
possono ratificare trattati per ottenere legittimità internazionale e, nello stesso tempo, non
assicurare l’accesso effettivo ai servizi.
Il divario tra diritto e realtà emerge in molti contesti. In Kirghizistan, una legislazione
relativamente liberale sull’aborto convive con infrastrutture sanitarie deboli, difficoltà di accesso
alla contraccezione e stigma religioso. Negli Stati Uniti, il riconoscimento costituzionale garantito
da Roe v. Wade non ha impedito la formazione di un sistema a due livelli, nel quale le donne
povere e quelle residenti nelle aree rurali incontravano ostacoli economici e geografici molto
maggiori.
La tecnologia apre nuove possibilità, ma crea anche rischi. La telemedicina e le reti
transnazionali hanno permesso a molte persone di ricevere informazioni e assistenza oltre i
confini degli Stati più restrittivi. Allo stesso tempo, cronologie di ricerca, applicazioni sanitarie e
dati medici possono essere utilizzati per sorvegliare, stigmatizzare o perseguire chi prende
decisioni riproduttive.
La privacy digitale deve quindi essere considerata parte integrante dell’autonomia corporea.
Una tecnologia che amplia l’accesso, ma espone le utenti alla sorveglianza, non produce vera
libertà.
La società civile come forma di resistenza
Gli Stati non sono gli unici soggetti a determinare le politiche dell’utero. I movimenti femministi e
le organizzazioni della società civile non si limitano a opporsi al controllo riproduttivo:
costruiscono forme alternative di governance. Offrono informazioni, assistenza legale,
medicinali, reti di cura e interpretazioni religiose capaci di ridurre lo stigma.
In Corea del Sud, coalizioni femministe, mediche e sindacali hanno trasformato l’aborto da
questione morale a problema di giustizia e salute pubblica, contribuendo alla sua

depenalizzazione. In Ungheria, associazioni per i diritti delle donne hanno contestato l’obbligo di
consulenza e i periodi di attesa attraverso campagne legali e ricorsi europei. In Kenya, le
organizzazioni locali hanno collaborato con anziani e autorità comunitarie per rendere i servizi di
salute riproduttiva più accettabili e accessibili. In Uganda, educatori e giovani attivisti hanno
collegato la contraccezione alla prevenzione dell'HIV e all'idea che il corpo appartenga alla
persona che lo abita, non allo Stato o all'autorità religiosa.
In contesti più repressivi, la resistenza può essere meno visibile: reti digitali, comunicazione
criptata e pratiche di mutuo aiuto permettono di aggirare i divieti senza esporsi pubblicamente.
Queste pratiche sono politicamente importanti perché contestano il monopolio statale sulla
conoscenza e sulle decisioni riproduttive.
Le lotte riproduttive trasformano anche il significato della cittadinanza. Quando le donne si
mobilitano per l'aborto, la contraccezione, la salute o la protezione dalla violenza, non chiedono
soltanto un servizio medico. Rivendicano autorità sul proprio corpo e il diritto a partecipare
pienamente alla vita pubblica.
Per questo le politiche dell'utero riguardano, in ultima analisi, la democrazia. Uno Stato che
tratta le donne come strumenti demografici limita anche il loro status di cittadine. Riconoscere le
donne come soggetti morali, pazienti, lavoratrici, madri, non madri, elettrici e titolari di diritti
significa invece riconoscere che l'autonomia riproduttiva è parte della partecipazione
democratica.
La libertà riproduttiva non può essere garantita concentrandosi soltanto sulla legge sull'aborto.
Occorre intervenire sull'intero sistema che organizza la riproduzione: famiglia, lavoro, welfare,
religione, sanità, tecnologia, migrazione e nazionalismo.
L'utero è stato a lungo trattato come un contenitore delle ambizioni dello Stato, della religione e
dell'economia. Le politiche dell'utero rendono visibile questo processo e propongono una
direzione diversa: un mondo in cui i corpi riproduttivi non siano infrastrutture nazionali, strumenti
demografici o campi di battaglia morale, ma luoghi di dignità, autonomia e libertà.
— Aidai M

Tirocinante presso LEF ITALIA e COORDINAMENTO ITALIANO DELLA LOBBY EUROPEA DELLE DONNE

Agosto 2026

venerdì 28 agosto 2026

 

Diventare donna: leggere Simone de Beauvoir dall’Asia Centrale

Mi chiamo Aidai M. e sto svolgendo il mio tirocinio presso Lef. Questo articolo nasce come riflessione personale e accademica sul femminismo, su Simone de Beauvoir e su come le sue idee risuonino con la mia esperienza di crescita in Asia Centrale.

Il Secondo Sesso di Simone de Beauvoir è spesso descritto come uno dei testi fondativi del femminismo. Definirlo una “bibbia femminista” può sembrare eccessivo, ma l’espressione coglie un elemento essenziale: il testo tenta di descrivere l’esistenza femminile con straordinaria precisione. Beauvoir esamina il modo in cui una ragazza viene cresciuta, educata, disciplinata, desiderata, protetta, sposata, giudicata e chiamata a prendersi cura degli altri, seguendola attraverso l’infanzia, l’adolescenza, la sessualità, il matrimonio, la maternità, il lavoro, l’invecchiamento e la dipendenza.

La sua celebre affermazione «Non si nasce donna, lo si diventa» rappresenta uno dei capisaldi del pensiero femminista: la femminilità non è un semplice dato biologico, ma il prodotto di una costruzione sociale e della sua continua ripetizione. Una ragazza impara progressivamente ciò che le è consentito dire, come deve comportarsi, quanta rabbia può manifestare, quali responsabilità le spettano e quanta parte di sé debba offrire alla famiglia.

Leggendo Beauvoir da una prospettiva legata all'Asia Centrale, risulta inevitabile riconoscere tali dinamiche. Sebbene i contesti storici e le specificità culturali differiscano, la struttura di fondo rimane familiare: le donne non nascono con queste aspettative, ma diventano tali assimilando e interiorizzando tali modelli.

Imparare presto la responsabilità

Beauvoir descrive il processo attraverso cui le ragazze vengono introdotte precocemente alla responsabilità. Il lavoro domestico, l'accudimento, la pazienza e la disciplina emotiva non vengono presentati come libere scelte, ma assimilati fino a diventare parte integrante dell’identità femminile.

In molte famiglie dell’Asia Centrale questo percorso comincia non appena una bambina mostra di saper camminare, parlare e collaborare in casa. In presenza di fratelli o sorelle minori, le viene spesso attribuito un ruolo assimilabile a quello di un “terzo genitore”. Intorno ai dieci anni, ci si attende frequentemente che svolga le pulizie, prepari i pasti e si occupi dei fratelli prima e dopo l'orario scolastico; lo studio, il riposo e la dimensione ludica dell'infanzia passano così in secondo piano rispetto alle esigenze del nucleo familiare.

La questione centrale non risiede nella partecipazione ai compiti domestici — esperienza che può favorire la maturazione di ogni bambino — bensì nella distribuzione dei compiti basata sul genere e nell'aspettativa che le ragazze se ne facciano carico per il solo fatto di essere femmine.

A un bambino di sette anni si tende a perdonare un comportamento esuberante, vivace o difficile, giustificandolo come naturale espressione dell'infanzia o tipico del genere maschile. A una coetanea, al contrario, viene richiesto un contegno più riservato, indulgente, ordinato e obbediente, unito alla consapevolezza di come le sue azioni si riflettano sull'immagine della famiglia.

Ciò determina una disparità nell'educazione emotiva: mentre alle ragazze si insegna che la maturità costituisce un dovere immediato, ai ragazzi viene concesso un tempo superiore per svilupparla.

Tale asimmetria si estende anche alla sfera pubblica. Ai ragazzi vengono spesso accordati orari di rientro più flessibili in quanto considerati più indipendenti; le ragazze sono tenute a rincasare prima, in nome di una tutela che riguarda sia la sicurezza fisica, sia la salvaguardia della reputazione familiare da possibili giudizi sociali.

In un contesto culturale di tipo collettivista, l'organizzazione familiare tiene conto non solo dei propri valori, ma anche del giudizio della comunità. La condotta, le amicizie, il percorso formativo, l'abbigliamento e le prospettive matrimoniali di una ragazza diventano parametri su cui viene misurata la moralità dell'intero nucleo familiare.

La figura femminile viene così idealizzata come un bene prezioso da custodire. Tale formulazione, pur presentandosi con tratti affettuosi, cela una dimensione di possesso: l'essere protetta e valorizzata non equivale all'esercizio della propria libertà.

Il rendimento scolastico e la collaborazione domestica delle ragazze vengono spesso elogiati in modo funzionale: il successo negli studi attesta disciplina e senso del dovere, mentre la perizia nelle mansioni di casa dimostra la predisposizione ai futuri ruoli di moglie e madre. Ai ragazzi, invece, si accorda un maggior margine di errore, di sperimentazione o di disattenzione.

I dati relativi all'istruzione in Asia Centrale mostrano un quadro articolato: le ragazze ottengono frequentemente risultati superiori nella lettura e nella comprensione del testo e proseguono gli studi più a lungo, mentre nei contesti rurali si registra un tasso di abbandono scolastico maschile più elevato. Tali evidenze non indicano una naturale superiorità o maggiore responsabilità del genere femminile, bensì mostrano come i percorsi educativi siano condizionati da aspettative, opportunità e ruoli sociali.

Poiché alle bambine viene trasmesso fin dall'infanzia l'imperativo della responsabilità, i loro traguardi rischiano di essere considerati come un dovere compiuto anziché come un merito da celebrare, laddove i successi maschili vengono più facilmente percepiti come eccezionali.

Il corpo e le regole della femminilità

Oltre alla responsabilità, le ragazze apprendono la gestione della propria presenza fisica.

Il controllo dell'alimentazione e del peso corporeo viene sollecitato affinché la figura risponda a determinati canoni estetici. L'aspetto fisico diventa così materia di attenzione familiare e valutazione sociale, trasmettendo la convinzione che il valore individuale, l'idoneità al matrimonio, la disciplina e la rispettabilità dipendano dalla conformità a tali standard.

Si tratta di dinamiche diffuse che travalicano i confini dell'Asia Centrale. A tutte le donne, in Europa come in Asia Centrale, viene insegnato a monitorare il proprio corpo, sebbene con sfumature linguistiche differenti: laddove in un contesto si accentuano i concetti di modestia e onore familiare, in un altro si fa ricorso ai termini di autostima, benessere, salute o cura di sé. In entrambi i casi, la corporeità femminile assume una rilevanza pubblica.

Una ragazza interiorizza la percezione che il proprio corpo sia soggetto alle aspettative altrui — della famiglia, del partner, della comunità o della società. Le si richiede di mostrare un'avvenenza priva di provocazione, di abbinare modestia e visibilità, di mantenere la magrezza senza mostrare debolezza, risultando desiderabile e al contempo rispettabile.

Le donne come oggetti sociali di valore

L’analisi di Beauvoir offre strumenti interpretativi rilevanti nello studio del rapporto tra condizione femminile, patrimonio, matrimonio e posizione sociale. Storicamente, il valore attribuito alle donne non ha coinciso con il riconoscimento della loro autonomia; tale valore è stato frequentemente subordinato a fattori quali l'avvenenza, la capacità lavorativa, la fertilità, l'estrazione familiare o l'entità della dote.

Nelle classi elevate e nell'aristocrazia europea, le unioni matrimoniali rispondevano a logiche patrimoniali, ereditarie e di alleanza politica. L'unione di una donna serviva a consolidare lo status o le risorse della famiglia, rendendo la sua sorte oggetto di negoziazioni in cui la volontà individuale rivestiva un ruolo marginale, come evidenziato dalla storiografia sull'istituto della dote.

Beauvoir descrive il matrimonio come un'istituzione suscettibile di determinare la dipendenza economica delle donne e la limitazione della loro autonomia. In diversi contesti storici, la capacità giuridica e sociale della donna sposata risultava subordinata alla figura del marito, e il riconoscimento del suo ruolo di moglie e madre si accompagnava alla privazione dell'indipendenza finanziaria, della gestione patrimoniale e del potere decisionale.

Nelle tradizioni dell’Asia Centrale le negoziazioni familiari e gli scambi matrimoniali hanno assunto forme specifiche. La pratica del kalym (prezzo della sposa), consistente nel trasferimento di denaro, bestiame, beni preziosi o manufatti dalla famiglia dello sposo a quella della sposa, non va ridotta a una mera transazione commerciale. Originariamente, essa rappresentava una forma di compensazione tra nuclei familiari, il riconoscimento dell'educazione e del lavoro della sposa e la formalizzazione di un'alleanza tra parentadi.

Tuttavia, tale consuetudine ha potuto assumere tratti economico-patrimoniali in cui il consenso della donna passava in secondo piano. Quanto più il matrimonio viene inteso come un accordo tra famiglie, tanto più la figura femminile rischia di essere considerata una risorsa sociale anziché un soggetto autonomo.

Su questo punto la riflessione di Beauvoir mostra la sua validità trasversale: la protezione, la valorizzazione o la celebrazione della donna non equivalgono automaticamente all'attribuzione della libertà.

La pratica nota come ala kachuu (il rapimento della sposa a scopo matrimoniale) evidenzia gli aspetti coercitivi presenti in alcune consuetudini dell'Asia Centrale. Sebbene in taluni casi potesse trattarsi di una fuga d'amore concordata per aggirare le resistenze familiari, la modalità non consensuale è stata utilizzata come strumento di costrizione al matrimonio. Oggi la pratica è perseguita dalla legge ed è stata formalmente superata nel corso degli ultimi quindici anni; essa rimane tuttavia parte della storia della regione e testimonia il funzionamento delle strutture patriarcali.

La donna chiamata a riformare l’uomo

Un'altra convinzione diffusa riguarda la funzione riabilitativa del matrimonio: l'idea che un giovane irresponsabile, immaturo o violento possa trasformarsi in un adulto equilibrato attraverso la vita coniugale e la paternità. In diversi contesti familiari ci si aspetta che la giovane sposa ne moderi il carattere, ne organizzi l'esistenza e ne accetti le intemperanze.

Tale aspettativa si traduce nell'idea che l'uomo “maturerà dopo le nozze”. Anziché esigere dal singolo la responsabilità delle proprie azioni, se ne delega il ravvedimento alla figura femminile. La moglie non viene scelta come partner, ma investita di un compito di contenimento, col risultato di normalizzare situazioni in cui la donna tende a celare i problemi domestici per preservare la facciata familiare, in un contesto sociale che scoraggia le ingerenze esterne.

Sebbene le dinamiche sociali stiano evolvendo, la persuasione che le donne debbano "redimere" i partner ha giustificato la tolleranza verso comportamenti prevaricatori, dipendenze o irresponsabilità, spingendo le donne a perseverare nella relazione anziché allontanarsene.

Nei contesti caratterizzati da unioni precoci, matrimoni forzati o violenza domestica, tale impostazione accresce la vulnerabilità femminile. Le Nazioni Unite hanno individuato nella violenza di genere, nel rapimento della sposa e nei matrimoni precoci forme interconnesse di prevaricazione presenti in alcune aree dell’Asia Centrale.

Tali elementi richiamano l'analisi beauvoiriana del matrimonio, in cui alla donna si richiede di mettere a disposizione il proprio lavoro, la pazienza, il sostegno emotivo e la capacità riproduttiva per favorire la realizzazione del partner. Non le si chiede soltanto di essere moglie, ma di plasmare il proprio marito.

Tale aspettativa non garantisce la maturazione dell'uomo, ma rischia di normalizzare l'accettazione delle sue mancanze e di giustificarne le condotte inappropriate, attribuendo alla donna l'onere di risolvere problemi di cui non è responsabile.

Ciò conferma la tesi di fondo dell'articolo: le donne vengono frequentemente apprezzate per la loro funzione di supporto, ma è proprio tale riconoscimento funzionale a limitarne la libertà. L'elogio della forza femminile diventa così il presupposto per richiedere il sacrificio personale anche a scapito della propria incolumità.

La pressione sociale verso il matrimonio precoce rimane avvertibile in Asia Centrale: nonostante l'evoluzione legislativa e i cambiamenti culturali, l'influenza delle consuetudini tradizionali continua a proiettarsi sul presente.

Accanto a ciò, la condizione femminile risente dell'influenza esercitata da correnti religiose conservatrici, come mostrano alcuni episodi di cronaca:

  • Ozubek Chotonov: Nel 2022, il fondatore di un centro di studi islamici ha suscitato accese polemiche dichiarando in televisione che i valori laici incoraggerebbero le donne a comportamenti immorali e alla svalutazione della famiglia tradizionale. Nel corso di un dibattito sui rincari economici, è giunto ad attribuire l'aumento dei prezzi dei generi alimentari all'adozione di abiti femminili ritenuti troppo corti.

  • Chubak aji Jalilov: L'ex Grande Mufti ha annunciato pubblicamente di aver contratto un secondo matrimonio in violazione dell'ordinamento laico dello Stato. Di fronte alle critiche delle organizzazioni per i diritti umani, gli ambienti conservatori hanno addossato alla componente femminile la responsabilità della situazione, sostenendo che il rifiuto della poligamia spingerebbe gli uomini verso condotte riprovevoli.

Una strada più lunga verso la liberazione

La ricostruzione storica offerta da Beauvoir mostra come i percorsi di emancipazione femminile assumano forme diverse a seconda dei contesti. La sua analisi si è sviluppata a partire dalla storia europea, in cui la subordinazione giuridica, economica e politica delle donne si è strutturata attraverso specifiche forme familiari, patrimoniali, religiose e di classe.

Le società dell’Asia Centrale hanno seguito un'evoluzione differente, segnata dall'eredità delle tradizioni turchiche, dal periodo imperiale russo e dalla successiva esperienza sovietica. Tali fasi storiche hanno trasformato l'accesso all'istruzione, l'occupazione, le politiche familiari e la partecipazione pubblica delle donne, senza tuttavia cancellare le consuetudini locali relative all'onore familiare, alla maternità e al ruolo della comunità.

L'adozione della prospettiva di Beauvoir non implica una valutazione gerarchica tra contesti diversi, né intende contrapporre un'Asia Centrale patriarcale a un'Europa emancipata. Il Secondo Sesso mantiene la sua rilevanza nel svelare i dispositivi sociali che definiscono i ruoli di genere, offrendo un quadro concettuale di riferimento per l'analisi della condizione femminile.

L'integrazione della prospettiva dell'Asia Centrale consente di arricchire questo impianto teorico. Le dinamiche descritte da Beauvoir risultano riconoscibili pur all'interno di strutture familiari, tradizioni culturali, contesti religiosi e vicende storiche differenti.

I processi di costruzione dell'identità femminile presentano analogie strutturali pur realizzandosi in percorsi storici distinti. Le aspettative verso le ragazze, la concezione del matrimonio, la rilevanza della famiglia allargata, l'incidenza della religione e il rapporto tra istruzione femminile ed encomio familiare assumono forme specifiche nelle comunità dell'Asia Centrale. Il confronto non si configura quindi come un'opposizione tra patriarcato e uguaglianza, bensì come un'analisi delle diverse articolazioni che il patriarcato può assumere.

Se Beauvoir fornisce le categorie per comprendere come le donne vengano modellate nei loro ruoli sociali, l'esperienza dell'Asia Centrale permette di verificare come tali ruoli si ridefiniscano al contatto con le tradizioni locali, la memoria sovietica, i valori religiosi e le dinamiche comunitarie.

Una donna può essere amata come figlia, custodita come sposa, rispettata come madre ed elogiata come studentessa, rimanendo al contempo limitata nel diritto di determinare autonomamente la propria esistenza: l'essere considerata un bene prezioso non coincide con la conquista della libertà.

In questo risiede il punto di contatto tra la lezione de Il Secondo Sesso e l'esperienza vissuta in Asia Centrale. Le donne non nascono votate alla responsabilità, all'indulgenza, alla cura della casa, all'obbedienza o al sacrificio, ma lo diventano attraverso un lungo apprendimento quotidiano fatto di mansioni assegnate, emozioni contenute, spazi d'azione limitati e decisioni assunte in loro nome.

Il testo di Beauvoir si conferma un riferimento fondamentale per la teoria femminista. L'apporto delle esperienze dell’Asia Centrale non ne sostituisce l'impianto, ma ne dimostra la capacità di interpretare realtà differenti da quella in cui è nato.

Il compito del pensiero femminista rimane quello di rendere visibili tali processi, consentendo alle esperienze di ciascun contesto di arricchire la comprensione di ciò che significa diventare donna.

P.S. Questo contributo intende offrire una riflessione femminista aperta al confronto tra società diverse, nel rispetto dei specifici percorsi storici e culturali. Il testo non pretende di fornire una descrizione esaustiva dell'Asia Centrale, né di esprimere un giudizio svalutativo sulle sue tradizioni. Le società della regione si presentano articolate, dinamiche e in costante trasformazione; talune pratiche citate appartengono al passato, mentre altre continuano a manifestarsi in forme differenti nella contemporaneità. Si tratta di una breve nota di riflessione accademica che va considerata nel suo complesso, senza ridurre la complessità delle culture dell'Asia Centrale ai singoli esempi riportati.

Aidai M. 

Tirocinante presso COORDINAMENTO ITALIANO DELLA LOBBY EUROPEA DELLE DONNE

 Agosto 2026

lunedì 10 agosto 2026

Notiziario mensile della Ewl e Lei-Italia -luglio 2026

Notiziario della Lobby Europea delle Donne (EWL) – Luglio 2026

Gentili Membri,

Benvenute e benvenuti al nostro ultimo Notiziario! Speriamo che vi stiate godendo l'estate per ricaricarvi mentre proseguite il vostro lavoro ispiratore.

Per domande o per condividere notizie della vostra organizzazione nella prossima edizione, contattate Andrea all'indirizzo carabulea@womenlobby.org.

In sorellanza,

La Segreteria del Lobby Europeo delle Donne

Editoriale di Luglio 2026

Cara Membra e caro Membro,

Speriamo che vi stiate godendo una pausa estiva nonostante il calore e gli incendi catastrofici in Europa.

I prossimi 6 mesi sarannoaltrettanto caldi metaforicamente! La principale "patata bollente" politica è il bilancio pluriennale dell'Unione Europea per il setteennio 2028-2034, il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Sarà essenziale seguire il denaro ed impegnarsi in questo complesso processo.

Demistificheremo il Quadro Finanziario Pluriennale nei prossimi mesi per aiutarvi a livello nazionale. La posta in gioco è alta: il nuovo approccio si concentrerà su Piani Nazionali e Regionali con relative dotazioni finanziarie, scatenando accesi dibattiti sulle risorse.

Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale è un'opportunità unica per trasformare gli impegni sulla parità di genere in spesa concreta. I bilanci europei non sono neutrali: le decisioni su occupazione, cura, salute, protezione sociale, sviluppo regionale, agricoltura, alloggio, clima, spazio, competitività, digitalizzazione, migrazione e pace influenzano donne e uomini diversamente, poiché le disuguaglianze di reddito, il lavoro di cura non retribuito e l'esposizione alla violenza restano radicati. La parità di genere deve quindi essere integrata in tutto il Quadro Finanziario Pluriennale.

Nei dibattiti sul Quadro Finanziario Pluriennale non vi sono proposte di fondi speciali per l'iniziativa "La Mia Voce, La Mia Scelta" (destinati a finanziare l'aborto sicuro per donne che non vi accedono nel proprio Paese). Tuttavia, dopo la Francia, anche il Lussemburgo ha sancito l'aborto nella Costituzione; entrambi i Paesi possono guidare la strada affinché i futuri finanziamenti del Quadro Finanziario Pluriennale (Fondo Sociale) salvino le vite delle donne.

Nonostante la pausa, Segreteria e Comitato Esecutivo lavorano per l'AGORA, per l'incontro sull'Economia Femminista a Vilnius e per preparare le riunioni del Consiglio di Amministrazione, dell'Osservatorio e del Gruppo di Lavoro per l'Europa Centrale ed Orientale a Atene.

Per fare ciò serve il vostro aiuto: controllate le e-mail e confermate tempestivamente la partecipazione con le migliori opzioni di viaggio per attenerci al bilancio di trasporti, alloggio e pasti.

Infine, felice compleanno alla nostra cara collega Maria-Anna Leunis per i suoi 80 anni il 2 Agosto! La ringraziamo per i decenni di lavoro svolto.

In solidarietà,

Dina e Maria

Notizie dai e per i nostri Membri

Pubblicazioni del progetto "Essere al Sicuro" sulla violenza cibernetica

La Piattaforma Portoghese per i Diritti delle Donne ha pubblicato 3 risorse per il progetto dell'Unione Europea "Essere al Sicuro - Sensibilizzare sulla violenza cibernetica di genere e promuovere un ambiente online più sicuro per donne e ragazze".

Le pubblicazioni comprendono uno Studio Nazionale sulla prevalenza e l'impatto della violenza cibernetica basata sul sesso in Portogallo e 2 Schede Informative con raccomandazioni politiche. Evidenziano la natura strutturale della violenza online e la necessità di un'azione coordinata tra istruzione, giustizia e governance digitale.

Elaborate coinvolgendo giovani, insegnanti, esperti e forze dell'ordine, mirano a sostenere le decisioni politiche ed educative con misure basate su evidenze. Sono disponibili sul sito della Piattaforma (in portoghese).

Nuova Funzionaria Politica al Lobby Europeo delle Donne

Il 13 Luglio 2026 abbiamo accolto Amelia Pinto come nuova Funzionaria Politica e delle Campagne. Sosterrà il Gruppo di Lavoro sull'Economia Femminista e promuoverà la parità nelle politiche economiche. Per contattarla o scambiare idee, il suo contatto è a disposizione.

Donne, Pace e Sicurezza: Iniziativa Pilota Estemporanea

Il 24 Luglio abbiamo invitato a manifestare interesse per un sottogruppo su Donne, Pace e Sicurezza, presieduto da Marion Boeker del Comitato Esecutivo e Lucia Demeny della Segreteria.

Si tratta di un'iniziativa pilota estemporanea ospitata nel Gruppo sull'Economia Femminista per valutare se formalizzare il tema nell'agenda del Lobby Europeo delle Donne. La partecipazione è volontaria e non altera gli impegni attuali. I posti sono limitati ai membri già attivi nei gruppi di lavoro; se formalizzato, seguirà una chiamata generale.

Aggiornamenti Politici

Strategia dell'Unione Europea per la Gioventù post-2027

Il 16 Luglio 2026 si è chiusa la consultazione pubblica sulla nuova Strategia per la Gioventù. L'attuale linea (2019-2027) punta a Coinvolgere, Connettere e Potenziare i giovani. La nuova Strategia sarà adottata nel primo trimestre del 2027.

Attacco al Pride di Berlino

Il 25 Luglio 2026 un attacco con veicolo durante la Giornata di Cristoforo Strada (Pride) a Berlino ha causato 1 morto e 29 feriti. Ciò dimostra che la lotta contro le disuguaglianze continua, in un contesto di crescente ostilità verso le minoranze. Il Lobby Europeo delle Donne ribadisce l'impegno a difendere la dignità e la sicurezza di tutti.

Sessione Plenaria del Parlamento Europeo (6-9 Luglio 2026)

      Presidenza Irlandese: Micheál Martin ha presentato le priorità per il semestre (competitività, valori, sicurezza, mercato interno, energia), riservando però poco spazio alla parità di genere.

      Deroga Riservatezza Elettronica: Estesa al 3 Agosto 2027 per consentire il rilevamento volontario del Materiale Relativo all'Abuso Sessuale di Minori.

      Sicurezza Cibernetica e IA: Presentato il Piano d'Azione con la Vicepresidente Virkkunen.

      Invasione di Cipro del 1974: Adottata una risoluzione che condanna la violenza sessuale di guerra e chiede giustizia e supporto per le vittime cipriote, accogliendo la ratifica della Convenzione di Istanbul da parte di Cipro.

      Caso Maria Shahbaz (Pakistan): Adottata una risoluzione che condanna il rapimento, la conversione forzata e il matrimonio infantile della tredicenne, chiedendo indagini trasparenti al Pakistan e vigilanza sui diritti umani all'Unione Europea.

Relazione sulle Direttive sull'Uguaglianza Razziale e sull'Occupazione

Il 13 Luglio 2026 la Commissione Europea ha pubblicato la relazione sulle Direttive in vigore dal 2000. Pur notando progressi nell'accesso alla giustizia, chiede sanzioni più efficaci e maggior supporto ai ricorrenti. La prossima relazione uscirà nel 2031.

Premi per i Membri del Parlamento Europeo

Il 30 Giugno 2026 i Premi per i Membri del Parlamento Europeo hanno riconosciuto il lavoro dei parlamentari. Tra le premiate: Abir Al-Sahlani (Democrazia e Valori Europei) e Sirpa Pietikäinen (Transizione Verde). 6 vincitori su 14 sono state donne.

La Repubblica Ceca non ratifica la Convenzione di Istanbul

Il 19 Giugno 2026 il governo ceco ha deciso di non ratificare la Convenzione di Istanbul. Il Lobby Europeo delle Donne esprime solidarietà alle attiviste ceche e chiede al governo di riconsiderare la decisione.

Sicurezza dei Minori Online

Il 13 Luglio 2026 Ursula von der Leyen ha presentato le raccomandazioni per la sicurezza dei minori online (limiti di età per i social, stop alle pratiche dannose). In Francia è stata approvata la legge n° 339 che vieta l'accesso ai social ai minori di 15 anni dal 1° Settembre.

Riunione Comitato Diritti delle Donne (FEMM)

Il 14 Luglio 2026 il Comitato si è riunito per discutere il parere sul bilancio dell'Unione Europea 2027, la formazione professionale e le priorità della Presidenza Irlandese.

Comunicazione sul Pilastro Europeo dei Diritti Sociali

Il 22 Luglio 2026 la Commissione ha tracciato i progressi verso il decennale del Pilastro Sociale, annunciando il Patto per la Cura (2027), la Legge sugli Alloggi Accessibili (3° Trimestre 2026) e la Legge sui Posti di Lavoro di Qualità (4° Trimestre 2026).

Visita degli Studenti di Servizio Sociale Tedeschi

Il 30 Giugno 2026 la segreteria a Bruxelles ha ospitato gli studenti dell'Università Protestante di Friburgo per un confronto sulle strategie di pressione politica dell'Unione Europea, sul progetto "Donne nel Clima" e sul contrasto all'estrema destra.

Inviti e Contributi

32° Premio Nord-Sud del Consiglio d'Europa

A nome della Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d'Europa, vi informiamo dell'apertura del bando per le candidature per il Premio Nord-Sud.

 

 uglio 2026 la Commissione ha tracciato i progressi verso il decennale del Pilastro Sociale, annunciando il Patto per la Cura (2027), la Legge sugli Alloggi Accessibili (3° Trimestre 2026) e la Legge sui Posti di Lavoro di Qualità (4° Trimestre 2026).

Visita degli Studenti di Servizio Sociale Tedeschi

Il 30 Giugno 2026 la segreteria a Bruxelles ha ospitato gli studenti dell'Università Protestante di Friburgo per un confronto sulle strategie di pressione politica dell'Unione Europea, sul progetto "Donne nel Clima" e sul contrasto all'estrema destra.

Inviti e Contributi

32° Premio Nord-Sud del Consiglio d'Europa

A nome della Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d'Europa, vi informiamo dell'apertura del bando per le candidature per il Premio Nord-Sud.

 

 

 

 

giovedì 16 luglio 2026

 

Notiziario Mensile della Lobby Europea delle Donne – Giugno 2026

Cari membri,

benvenute e benvenuti al nostro consueto aggiornamento mensile!

Ringraziamo di cuore tutte e tutti voi per la straordinaria partecipazione all'Assemblea Generale. La vostra presenza, la vostra energia e il vostro costante impegno sono stati fonte di grande ispirazione per il nostro lavoro comune.

Contatti e Contributi:

Se avete domande o desiderate includere aggiornamenti sulla vostra organizzazione nella prossima edizione della newsletter, potete contattare direttamente Andreea all'indirizzo: carabulea@womenlobby.org

In sorellanza,

Il Segretariato della Lobby Europea delle Donne

Editoriale: Vi auguriamo un'estate (non troppo calda)

Il progetto Donne nel Clima, conclusosi questo mese dopo un percorso di 18 mesi, non poteva terminare in un momento più emblematico: il nostro pianeta è letteralmente in fiamme. Le ondate di calore estremo che stiamo attraversando dimostrano, oggi più che mai, l'urgenza assoluta di avere più donne alla guida delle politiche climatiche globali.

Vi invitiamo a leggere e diffondere le nostre raccomandazioni presentate alla conferenza finale del 4 giugno presso il Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles. Un ringraziamento speciale va ai membri dei Paesi partecipanti (Bulgaria, Cechia, Finlandia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania) per aver garantito una prospettiva geografica così equilibrata. Le istituzioni devono agire ora: le donne sono la soluzione al cambiamento economico e climatico.

Verso il futuro: Quadro Strategico 2027-2031

Siamo felici di annunciare che durante l'Assemblea Generale del 6-7 giugno è stato ufficialmente adottato il nostro nuovo Quadro Strategico sotto il titolo:

"Un'Europa Femminista in Azione!"

Auguriamo a tutte voi una buona estate (con la speranza che sia il più fresca possibile).

In sorellanza,

Dina e Mary

Novità dai Membri

Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne (LEF-Italia)

  • 23-24 Aprile: Ospitata con successo la visita di studio della delegazione del Forum delle Donne del Kirghizistan. Gli incontri si sono focalizzati sulle donne rurali, l'imprenditoria femminile e il ruolo cruciale dei centri antiviolenza, favorendo un prezioso scambio di buone pratiche.

  • 26 Maggio: Si è tenuta la formazione online "Violenza contro le donne: la dimensione digitale" per 1.500 membri della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari (Fidapa BPW Italia), guidata dall'avvocata Titti Carrano.

  • Trasparenza Salariale: La Direttiva dell'Unione Europea 2023/970 è stata ufficialmente recepita in Italia con il Decreto Legislativo 96/2026, entrato in vigore il 7 giugno 2026.

Consiglio delle Donne dei Paesi Bassi

  • Inviato al Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) a Ginevra il rapporto ombra dei Paesi Bassi incentrato specificamente sulla condizione e i diritti delle donne anziane.

Coordinamento Francese della Lobby Europea delle Donne (CLEF-Francia)

  • Insieme al Forum delle Donne del Mediterraneo, il Coordinamento Francese ha chiesto formalmente alla Commissione Europea di integrare l'uguaglianza di genere in tutte le politiche (economiche, sociali, ambientali), con particolare attenzione allo sviluppo territoriale e alla migrazione. L'obiettivo è frenare qualsiasi regressione sul linguaggio e sugli obiettivi di parità.

Consiglio delle Donne della Danimarca

  • Traguardo Storico: Per la prima volta nella storia del Paese, a 107 anni dall'ottenimento del diritto di voto (1915), le donne costituiscono il 48% dei membri del Parlamento e il 52% dei ministri.

  • Campagna "Prendi posizione sull'uguaglianza": Attiva durante le elezioni europee, nazionali e locali, ha coinvolto tutti i 12 partiti politici danesi sul tema dell'odio online di genere e sulle pressioni subite dalle donne e dalle minoranze in politica.

  • Contrasto all'Odio Online: La violenza digitale è una minaccia diretta alla democrazia, poiché spinge donne e minoranze al silenzio. In Danimarca, i discorsi d'odio registrati colpiscono per il 47% il genere, per il 33% l'etnia e per il 32% la religione. L'obiettivo è aumentare la consapevolezza, specialmente tra i giovani.

  • Rete Donne, Pace e Sicurezza: Una coalizione che unisce autorità, organizzazioni non governative e ricercatori per garantire l'inclusione equa delle donne nella prevenzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel mantenimento della pace, organizzando seminari online per lo scambio di conoscenze con il Sud del mondo.

Aggiornamenti Politici e Attività dell'Unione Europea

Rapporto Ombra per il Gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza contro le donne (GREVIO)

Inviato il rapporto ombra per valutare l'attuazione della Convenzione di Istanbul da parte dell'Unione Europea. Evidenziate 5 lacune critiche:

  1. Dati letali: Mancanza di una definizione giuridica armonizzata di "femminicidio" a livello europeo.

  2. Valutazione del rischio: Assenza di protocolli standardizzati per misurare il rischio letale.

  3. Protezione delle vittime: Forti disparità tra gli Stati membri e tutele troppo deboli.

  4. La cooperazione transfrontaliera: Mancanza di meccanismi efficaci di condivisione delle informazioni.

  5. Finanziamenti: I fondi del programma Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori (CERV) rimangono a breve termine, frammentati e burocraticamente insostenibili per le piccole realtà. Il rapporto finale del Gruppo di esperti è previsto per ottobre 2027.

Conferenza finale "Donne nel Clima" (4 giugno 2026)

La conferenza finale del progetto si è tenuta a Bruxelles presso il Comitato Economico e Sociale Europeo, con oltre 110 partecipanti. Sono state presentate le raccomandazioni ufficiali a livello nazionale ed europeo per integrare in modo strutturale la parità di genere all'interno di tutte le politiche climatiche e ambientali.

Direttiva sulla Violenza contro le Donne – Seminario sull'Articolo 25 (29 giugno 2026)

La Lobby Europea delle Donne ha ribadito che i servizi specialistici per donne non sono intercambiabili con il supporto generale alle vittime. Devono rimanere ancorati a principi femministi, sensibili al genere e orientati al superamento del trauma.

Sessione Plenaria del Parlamento Europeo

  • Regolamento Europeo sull'Intelligenza Artificiale: Testo approvato in prima lettura il 16 giugno 2026; passa ora al Consiglio.

  • Tutela dei minori sui Social Media: Dibattito svoltosi il 17 giugno.

  • Giornata Internazionale del Gioco: Celebrata il 18 giugno per riaffermare il diritto al gioco dei minori.

  • Reclutamento di minori nella criminalità organizzata: Risoluzione adottata il 18 giugno.

Riunione della Commissione per i Diritti delle Donne e l'Uguaglianza di Genere (FEMM)

  • Opinioni sul Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e AgoraUE: Richiesta una più forte integrazione di genere.

  • Audizione Pubblica: Focus sull'oppressione e l'apartheid di genere in Iran, Kurdistan e Afghanistan.

  • Trasparenza Salariale: Rilevato che la maggior parte degli Stati membri non ha ancora recepito pienamente la direttiva (scaduta il 7 giugno 2026).

  • Disuguaglianze nella ricerca medica: Il 72% dei test clinici non disaggrega i dati per sesso e solo il 5% dei fondi di ricerca e sviluppo è destinato alla salute delle donne. Il voto in plenaria è previsto per settembre 2026.

Comitato Consultivo per le Pari Opportunità (20 giugno 2026)

  • Violenza di genere: Attuazione sotto valutazione GREVIO (rapporto finale nel 2027).

  • Salute sessuale e riproduttiva: Confermati i finanziamenti europei per l'accesso ai servizi correlati (incluso l'aborto) nei limiti delle competenze dell'Unione.

  • Parità economica: Scaduta il 7 giugno 2026 la data limite per il recepimento della Direttiva sulla Trasparenza Salariale.