mercoledì 23 settembre 2026

“Dietro il Gender Gap”

 


Versione italiana 

“Dietro il Gender Gap” è un progetto di divulgazione scientifica promosso da ADBI – Associazione Donne della Banca d’Italia per avvicinare un pubblico ampio e non specialistico ai principali temi dell’economia di genere.

L’iniziativa nasce dalla volontà di rendere più accessibili i risultati della ricerca economica condotta dalla Banca d’Italia su questioni che riguardano ed incidono concretamente sulla vita e sulle prospettive delle donne. Il progetto affronta diversi ambiti, dall’istruzione all’ingresso nel mercato del lavoro, dalla distribuzione delle responsabilità di cura alla conciliazione tra vita professionale e personale. 

ADBI ha cercato di trasformare contenuti scientificamente rigorosi, la cui comprensione può richiedere competenze specialistiche, in strumenti informativi semplici, sintetici e accurati. In questo modo, con “Dietro il Gender Gap” ADBI intende promuovere nel pubblico interessato una consapevolezza più informata sulle determinanti dei divari di genere, sulle loro conseguenze e sulle politiche che possono contribuire a ridurli. 

Il progetto si articola in due formati complementari: schede sintetiche, che presentano con un linguaggio chiaro i principali risultati delle ricerche, e brevi podcast, disponibili in italiano e in inglese, nei quali due voci dialogano sui temi e sulle evidenze emerse dagli studi. Il pubblico può così scegliere la modalità di fruizione più adatta alle proprie esigenze, attraverso la lettura oppure l’ascolto. Per garantire che la semplificazione non vada a scapito della precisione, i testi pubblicati e registrati sono stati verificati dagli autori delle ricerche. Nelle schede sintetiche è inoltre presente il link al testo integrale della ricerca per chi vuole approfondire ulteriormente.

Ogni episodio prende avvio da una domanda concreta, pensata per suscitare curiosità, e presenta in forma accessibile i risultati di uno specifico paper. Ecco una breve rassegna dei temi e dei titoli dei paper inseriti finora inseriti nel progetto, altri se ne aggiungeranno in futuro. 

Il rapporto tra istruzione, organizzazione scolastica e partecipazione femminile al mercato del lavoro è affrontato attraverso il paper “The Short and Medium Term Effects of Full-Day Schooling on Learning and Maternal Labor Supply”, di Giulia Bovini, Nicolò Cattadori, Marta De Philippis e Paolo Sestito. La ricerca analizza gli effetti del tempo pieno nella scuola primaria sia sui risultati degli studenti sia sulla partecipazione delle madri al mercato del lavoro. 

Il tema delle interazioni tra studenti e del ruolo delle eccellenze femminili è trattato nel paper “Gli effetti sul rendimento accademico di compagni e compagne con elevate competenze” di Francesca Modena, Enrico Rettore e Giulia Martina Tanzi, che esamina gli effetti prodotti dalla presenza di studentesse particolarmente brillanti sul rendimento accademico dei compagni di corso e mostra l’importanza delle dinamiche tra pari nei percorsi educativi.

Alla composizione degli organi societari è dedicato il paper “Gender Quotas, Board Diversity and Spillover Effects. Evidence from Italian Banks”, di Silvia Del Prete, Giulio Papini e Marco Tonello. Lo studio analizza gli effetti della legge italiana del 2011 sulle quote di genere, osservando i cambiamenti intervenuti nella composizione dei consigli di amministrazione delle banche e gli eventuali effetti sulle banche non direttamente interessate dalla normativa. 

Il rapporto tra comportamenti collettivi e decisioni individuali delle madri lavoratrici è approfondito attraverso il paper “Measuring Peer Effects in Parental Leaves: Evidence from a Reform”, di Davide Dottori, Francesca Modena e Giulia Martina Tanzi. La ricerca studia quanto l’esempio delle colleghe possa influenzare la decisione di utilizzare il congedo parentale, mettendo in luce il ruolo delle relazioni sociali e della cultura organizzativa nei luoghi di lavoro. 

Sul versante dell’educazione finanziaria, il progetto presenta “Tackling the Gender Gap in Financial Literacy. Evidence from a Financial Education Program in the Workplace”, di Alessio D’Ignazio, Ludovica Galotto e Cristiana Rampazzi. Lo studio valuta l’efficacia del programma di educazione finanziaria “Le donne contano”, rivolto alle lavoratrici, analizzandone gli effetti sulle conoscenze finanziarie delle partecipanti. 

Il ruolo degli stereotipi nei percorsi accademici è invece affrontato dal paper “Women in Economics: The Role of Gendered References at Entry in the Profession”, di Audinga Baltrunaite, Alessandra Casarico e Lucia Rizzica. La ricerca esamina il linguaggio utilizzato nelle lettere di referenza per chi completa un dottorato in economia e finanza, evidenziando come gli uomini vengano descritti più frequentemente come “brillanti” e le donne come “diligenti”.  

Un altro tema centrale è l’origine del divario retributivo. Il paper “The Origins of the Gender Pay Gap: Education and Job Characteristics”, di Giulia Bovini, Marta De Philippis e Lucia Rizzica, analizza il legame tra scelte formative, caratteristiche del lavoro e differenze salariali tra donne e uomini già nelle prime fasi della carriera. 

Il rapporto tra leadership femminile e rappresentanza delle donne nei ruoli decisionali è studiato nel paper “Do Female Leaders Choose Women? Evidence from Visible and Hidden Appointments”, di Edoardo Frattola e Andrea Cintolesi. La ricerca esamina le nomine effettuate nella politica locale italiana, distinguendo tra incarichi maggiormente visibili, come quelli nelle giunte comunali, e incarichi meno esposti all’attenzione pubblica, come quelli nelle società partecipate. 

Infine, il progetto amplia lo sguardo alle origini storiche della minore presenza di donne in alcuni ambiti e alla rappresentazione simbolica delle donne. Lo fa attraverso due paper:

·       Women inventors: the legacy of medieval guilds di Sabrina Di Addario, Michela Giorcelli and Agata Maida che indaga se il divario di genere nell’attività di innovazione e brevettazione abbia radici storiche ed esamina empiricamente se la bassa propensione delle donne a brevettare possa essere spiegata dalla concezione tradizionale del ruolo femminile nella società.

·       “I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere”, di Angelamaria Fiori, che ricostruisce la presenza dei ritratti femminili sulle banconote e analizza le iniziative promosse dalla società civile per ottenere una rappresentazione più equilibrata. 

Attraverso tutti questi studi, “Dietro il Gender Gap” affronta quindi temi molto diversi ma profondamente connessi: l’educazione, l’occupazione femminile, la conciliazione tra vita e lavoro, il congedo parentale, il divario retributivo, la leadership, la presenza delle donne nei consigli di amministrazione, l’alfabetizzazione finanziaria, gli stereotipi nelle carriere accademiche e la rappresentazione femminile nella storia e nei simboli economici.

Il valore aggiunto dell’iniziativa risiede nel tentativo di creare un ponte tra ricerca scientifica e società. Attraverso un linguaggio accessibile e formati facilmente fruibili, il progetto valorizza la ricerca economica, amplia il pubblico della divulgazione e favorisce la circolazione di contenuti fondati su dati ed evidenze. Al tempo stesso, promuove l’inclusione e contribuisce a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della parità di genere. 

Con “Dietro il Gender Gap”, ADBI vuole contribuire alla diffusione della cultura economica e alla costruzione di una conoscenza più consapevole dei meccanismi che generano e alimentano le disuguaglianze. Comprendere ciò che si trova dietro il gender gap è infatti il primo passo per riconoscerlo, affrontarlo e contribuire concretamente al suo superamento.

I contenuti dell’iniziativa sono disponibili nella playlist “Dietro il Gender Gap” sul canale YouTube di ADBI e sul sito web di ADBI. 

 


Notiziario della EWL -agosto 2026

 


Care socie,,

benvenute  al nuovo aggiornamento della EWL!

Speriamo abbiate trascorso un’estate serena e siate pronte  per gli eventi in programma quest’autunno.
Per domande, notizie o aggiornamenti dalla nostra organizzazione, contattate Andreea: carabulea@womenlobby.org.

In sorellanza,
Il Segretariato EWL

Editoriale agosto 2026: Non l’ultimo stralcio d’estate

Care socie, 
auguriamo a tutte un meritato riposo e la forza per affrontare le sfide dei prossimi mesi.

Ad agosto abbiamo preparato incontri ed eventi (vedi sotto).
Ci siamo riunite con il Comitato  Credenziali 2026 per valutare l’Assemblea Generale e formulare raccomandazioni: la lettera a delegate e socie è disponibile nel Members Corner (Angolo dei Membri) ed aggiorneremo di conseguenza il Codice etico degli Incontri.

Abbiamo anche inviato una lettera al Segretario Generale ONU dopo le segnalazioni avvenute contro la Relatrice Speciale sulla violenza contro donne e ragazze durante i suoi incontri ufficiali. Anche questa lettera è nel Members Corner.

Il Members Corner è il vostro spazio di condivisione: ci piacerebbe sapere se funziona per voi e quali miglioramenti suggerite.

Il Comitato Esecutivo sarà a Bruxelles dal 7 all’11 settembre per incontri in presenza, la partecipazione ad AGORA ed incontri con le Commissarie Lahbib e Mînzatu. Vi daremo aggiornamenti nel prossimo aggiornamento.

Prossimi appuntamenti:

  • 24 settembre: webinar suglin SLAPS (cause bavaglio)

  • 28 settembre: “Women in Climate, a planetary emergency: Advancing gender equality in climate governance”, in seguito alle raccomandazioni su donne e clima

La maggior parte di voi dovrebbe essersi già registrata per il Board in presenza ad Atene a novembre.

Nei prossimi mesi, molti incontri ed eventi rafforzeranno il nostro movimento e l’impegno per rendere i diritti delle donne una realtà per tutte nell’UE.

Grazie per il vostro impegno.
In solidarietà e sorellanza,
Dina e Mary

Notizie da e per le nostre socie

Lancio del progetto europeo AEQUITAS, con il coinvolgimento di LEM España, per contrastare i pregiudizi  di genere e razziali nell’IA in sanità

La prospettiva androcentrica nella scienza ha a lungo marginalizzato la salute delle donne: meno ricerca, più banalizzazione, diagnosi tardive e trattamenti meno efficaci. L’IA può migliorare diagnosi e cure, ma rischia di riprodurre o amplificare i bias di genere nei dati biomedici. Per questo LEM Spagna sensibilizza sulle possibilità offerte dal progetto AEQUITAS, tra cui un programma di formazione gratuito per professioniste/i sanitari (iscrizione: comunicacion.lobbyeuropeo@gmail.com).

Il corso fornisce strumenti per identificare e affrontare bias di genere e razziali nell’IA biomedica, in particolare per malattie cardiovascolari, diabete e depressione. Verranno presentati anche il Database AEQUITAS (che documenta questi bias) e il Modello Regolatorio AEQUITAS per un uso etico e legale dell’IA in clinica.

AEQUITAS è un progetto di ricerca internazionale che coinvolge otto paesi europei (Bulgaria, Spagna, Grecia, Cipro, Germania, Lituania, Italia, Portogallo), portato avanti da un consorzio europeo di enti di ricerca, organizzazioni della società civile ed esperte/i in politiche sanitarie, IA e diritti fondamentali.

Saluti

È sempre difficile salutare chi ha fatto parte del nostro team. Questo mese salutiamo Lucia, che ha lasciato il suo ruolo per contribuire alla transizione democratica nel suo paese.

Lucia è stata molto più di una collega: ha portato calore, positività e un contributo prezioso al lavoro di EWL. La sua presenza ci mancherà.

Le siamo grate per tutto ciò che ha dato al team e alle socie, e le auguriamo ogni successo in questa nuova tappa.

Tarik seguirà alcune delle attività di Lucia: potete contattarlo a StagiaireEWL1@womenlobby.org.

Grazie di tutto, Lucia: ti porteremo nel cuore.

In ricordo di Gloria Steinem

Piangiamo la scomparsa di Gloria Steinem, voce fondamentale del movimento femminista, a 92 anni.

Giornalista, scrittrice, organizzatrice e co-fondatrice di Ms. Magazine, Steinem ha combattuto per decenni per i diritti delle donne, la libertà riproduttiva, l’uguaglianza e la giustizia sociale. Il suo lavoro continua a ispirare generazioni di femministe.

Come diceva: “Quando voci uniche si uniscono per una causa comune, fanno la storia.”

Onoriamo la sua vita, il suo coraggio e il suo impegno incrollabile per l’uguaglianza.

Dichiarazione del Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne sulla crisi finanziaria e di liquidità delle Nazioni Unite

Il testo completo è disponibile qui.

Aggiornamenti politici

My Voice My Choice – aggiornamento

Il 17 agosto 2026, il team di My Voice, My Choice ha illustrato la prossima fase della campagna. Dopo la risposta storica della Commissione Europea all’Iniziativa dei Cittadini Europei “My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion” (26 febbraio 2026, oltre 1,1 milioni di firme valide in 19 Stati membri), l’obiettivo è trasformare questa risposta in passi concreti per migliorare l’accesso all’aborto.

La prima meta è creare un programma pilota in cui un paese o una regione europea usi fondi UE per migliorare l’accesso alle cure abortive, sfruttando la conferma della Commissione che gli strumenti di finanziamento esistenti possono essere mobilitati a questo scopo. Si stanno esplorando opportunità in Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Belgio, in collaborazione con governi, partiti, europarlamentari e organizzazioni.

A inizio settembre, la campagna tornerà a Bruxelles per incontrare la Commissaria per l’Uguaglianza Hadja Lahbib e la Vicepresidente Esecutiva Roxana Mînzatu, chiedendo alla Commissione un ruolo più attivo.

Contributi di EWL alla Commissione Europea

Quest’estate EWL ha partecipato a diverse consultazioni della Commissione:

  1. I Segnalatori attendibili (trusted flaggers)  nel Regolamento sui Servizi Digitali  
    La EWL ha fornito raccomandazioni sulle Linee Guida della Commissione sui “segnalatori attendibili" nel Regolamento. Queste organizzazioni, con competenze riconosciute su specifici contenuti illegali, possono segnalare contenuti potenzialmente illegali nelle piattaforme online. La EWL ha sottolineato l’importanza di identificare ed affrontare efficacemente la violenza di genere online e altre forme di contenuti illegali che colpiscono in modo sproporzionato le donne.

  2. I Sistemi di IA ad alto rischio nel Digital Omnibus sull’IA
    La EWL ha contribuito alle Linee Guida per fornitori e utilizzatori di sistemi di IA nel Digital Omnibus, che aiutano a stabilire se un sistema di IA rientra nella definizione di “ad alto rischio” secondo il Regolamento sull IA della UE  La  EWL ha evidenziato la necessità di considerare i pregiudizi di genere e le discriminazioni nel processo di valutazione, per proteggere i diritti delle donne.

  3. La Strategia UE sui diritti delle vittime
    EWL ha elaborato il proprio contributo alla nuova Strategia sui Diritti delle Vittime 2026–2030, accogliendo l’impegno della Commissione a rafforzare i diritti delle vittime in Europa. Tra le priorità per le donne vittime: segnalazione e protezione efficaci, sostegno individualizzato, accesso alla giustizia ed al risarcimento, e riconoscimento della violenza facilitata dalla tecnologia.
    La priorità ora è un’implementazione efficace, con finanziamenti adeguati, servizi specialistici, personale formato, dati solidi e partecipazione significativa delle sopravvissute.

Irlanda – Legge sul Registro delle Sentenze per la Violenza Domestica

Il 21 luglio 2026 l’Irlanda ha approvato il Domestic Violence Judgments Register Act 2026, noto come “Jennie’s Law”. La legge istituisce un registro pubblico online delle sentenze relative a gravi reati di violenza domestica, accessibile con il consenso della vittima. L’obiettivo è migliorare la trasparenza e fornire informazioni utili per decisioni consapevoli sulla sicurezza.

Deroga temporanea alla Direttiva e-Privacy

Il 9 luglio 2026 il Parlamento Europeo ha esaminato l’estensione della deroga temporanea ePrivacy, che consente ai fornitori di servizi online di rilevare, segnalare e rimuovere materiale di abusi sessuali su minori. Dopo un voto iniziale a maggioranza semplice contro la posizione del Consiglio, non è stata raggiunta la maggioranza assoluta richiesta (360 deputate/i); la deroga modificata è quindi proseguita, escludendo le comunicazioni end-to-end cifrate. Il Consiglio ha approvato definitivamente il 23 luglio, estendendo la misura fino al 3 aprile 2028.

Questa deroga colma il vuoto in attesa della proposta di Regolamento UE 2022 sulla prevenzione e lotta agli abusi sessuali su minori online.

Purple Pact II

Ad agosto 2026, il Gruppo di Lavoro sull' Economia Femminista ha aggiornato il Purple Pact, il documento di analisi e raccomandazioni della EWL per ridefinire l’economia secondo un approccio femminista, in particolare sull’economia della cura. La nuova versione approfondirà il Purple Pact del 2020, includendo temi come il clima, l' IA e la militarizzazione.

Articolo EIGE: su come i modelli occupazionali delle coppie influenzino le disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE

Il 26 agosto 2026 EIGE ha pubblicato un articolo sulle disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE, basato sulla seconda ondata (2024) del sondaggio CARE. I risultati mostrano che la cura dei figli resta fortemente femminilizzata, inCare socie,,

benvenute  al nuovo aggiornamento della EWL!

Speriamo abbiate trascorso un’estate serena e siate pronte  per gli eventi in programma quest’autunno.
Per domande, notizie o aggiornamenti dalla nostra organizzazione, contattate Andreea: carabulea@womenlobby.org.

In sorellanza,
Il Segretariato EWL

Editoriale agosto 2026: Non l’ultimo stralcio d’estate

Care socie, 
auguriamo a tutte un meritato riposo e la forza per affrontare le sfide dei prossimi mesi.

Ad agosto abbiamo preparato incontri ed eventi (vedi sotto).
Ci siamo riunite con il Comitato  Credenziali 2026 per valutare l’Assemblea Generale e formulare raccomandazioni: la lettera a delegate e socie è disponibile nel Members Corner (Angolo dei Membri) ed aggiorneremo di conseguenza il Codice etico degli Incontri.

Abbiamo anche inviato una lettera al Segretario Generale ONU dopo le segnalazioni avvenute contro la Relatrice Speciale sulla violenza contro donne e ragazze durante i suoi incontri ufficiali. Anche questa lettera è nel Members Corner.

Il Members Corner è il vostro spazio di condivisione: ci piacerebbe sapere se funziona per voi e quali miglioramenti suggerite.

Il Comitato Esecutivo sarà a Bruxelles dal 7 all’11 settembre per incontri in presenza, la partecipazione ad AGORA ed incontri con le Commissarie Lahbib e Mînzatu. Vi daremo aggiornamenti nel prossimo aggiornamento.

Prossimi appuntamenti:

  • 24 settembre: webinar suglin SLAPS (cause bavaglio)

  • 28 settembre: “Women in Climate, a planetary emergency: Advancing gender equality in climate governance”, in seguito alle raccomandazioni su donne e clima

La maggior parte di voi dovrebbe essersi già registrata per il Board in presenza ad Atene a novembre.

Nei prossimi mesi, molti incontri ed eventi rafforzeranno il nostro movimento e l’impegno per rendere i diritti delle donne una realtà per tutte nell’UE.

Grazie per il vostro impegno.
In solidarietà e sorellanza,
Dina e Mary

Notizie da e per le nostre socie

Lancio del progetto europeo AEQUITAS, con il coinvolgimento di LEM España, per contrastare i pregiudizi  di genere e razziali nell’IA in sanità

La prospettiva androcentrica nella scienza ha a lungo marginalizzato la salute delle donne: meno ricerca, più banalizzazione, diagnosi tardive e trattamenti meno efficaci. L’IA può migliorare diagnosi e cure, ma rischia di riprodurre o amplificare i bias di genere nei dati biomedici. Per questo LEM Spagna sensibilizza sulle possibilità offerte dal progetto AEQUITAS, tra cui un programma di formazione gratuito per professioniste/i sanitari (iscrizione: comunicacion.lobbyeuropeo@gmail.com).

Il corso fornisce strumenti per identificare e affrontare bias di genere e razziali nell’IA biomedica, in particolare per malattie cardiovascolari, diabete e depressione. Verranno presentati anche il Database AEQUITAS (che documenta questi bias) e il Modello Regolatorio AEQUITAS per un uso etico e legale dell’IA in clinica.

AEQUITAS è un progetto di ricerca internazionale che coinvolge otto paesi europei (Bulgaria, Spagna, Grecia, Cipro, Germania, Lituania, Italia, Portogallo), portato avanti da un consorzio europeo di enti di ricerca, organizzazioni della società civile ed esperte/i in politiche sanitarie, IA e diritti fondamentali.

Saluti

È sempre difficile salutare chi ha fatto parte del nostro team. Questo mese salutiamo Lucia, che ha lasciato il suo ruolo per contribuire alla transizione democratica nel suo paese.

Lucia è stata molto più di una collega: ha portato calore, positività e un contributo prezioso al lavoro di EWL. La sua presenza ci mancherà.

Le siamo grate per tutto ciò che ha dato al team e alle socie, e le auguriamo ogni successo in questa nuova tappa.

Tarik seguirà alcune delle attività di Lucia: potete contattarlo a StagiaireEWL1@womenlobby.org.

Grazie di tutto, Lucia: ti porteremo nel cuore.

In ricordo di Gloria Steinem

Piangiamo la scomparsa di Gloria Steinem, voce fondamentale del movimento femminista, a 92 anni.

Giornalista, scrittrice, organizzatrice e co-fondatrice di Ms. Magazine, Steinem ha combattuto per decenni per i diritti delle donne, la libertà riproduttiva, l’uguaglianza e la giustizia sociale. Il suo lavoro continua a ispirare generazioni di femministe.

Come diceva: “Quando voci uniche si uniscono per una causa comune, fanno la storia.”

Onoriamo la sua vita, il suo coraggio e il suo impegno incrollabile per l’uguaglianza.

Dichiarazione del Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne sulla crisi finanziaria e di liquidità delle Nazioni Unite

Il testo completo è disponibile qui.

Aggiornamenti politici

My Voice My Choice – aggiornamento

Il 17 agosto 2026, il team di My Voice, My Choice ha illustrato la prossima fase della campagna. Dopo la risposta storica della Commissione Europea all’Iniziativa dei Cittadini Europei “My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion” (26 febbraio 2026, oltre 1,1 milioni di firme valide in 19 Stati membri), l’obiettivo è trasformare questa risposta in passi concreti per migliorare l’accesso all’aborto.

La prima meta è creare un programma pilota in cui un paese o una regione europea usi fondi UE per migliorare l’accesso alle cure abortive, sfruttando la conferma della Commissione che gli strumenti di finanziamento esistenti possono essere mobilitati a questo scopo. Si stanno esplorando opportunità in Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Belgio, in collaborazione con governi, partiti, europarlamentari e organizzazioni.

A inizio settembre, la campagna tornerà a Bruxelles per incontrare la Commissaria per l’Uguaglianza Hadja Lahbib e la Vicepresidente Esecutiva Roxana Mînzatu, chiedendo alla Commissione un ruolo più attivo.

Contributi di EWL alla Commissione Europea

Quest’estate EWL ha partecipato a diverse consultazioni della Commissione:

  1. I Segnalatori attendibili (trusted flaggers)  nel Regolamento sui Servizi Digitali  
    La EWL ha fornito raccomandazioni sulle Linee Guida della Commissione sui “segnalatori attendibili" nel Regolamento. Queste organizzazioni, con competenze riconosciute su specifici contenuti illegali, possono segnalare contenuti potenzialmente illegali nelle piattaforme online. La EWL ha sottolineato l’importanza di identificare ed affrontare efficacemente la violenza di genere online e altre forme di contenuti illegali che colpiscono in modo sproporzionato le donne.

  2. I Sistemi di IA ad alto rischio nel Digital Omnibus sull’IA
    La EWL ha contribuito alle Linee Guida per fornitori e utilizzatori di sistemi di IA nel Digital Omnibus, che aiutano a stabilire se un sistema di IA rientra nella definizione di “ad alto rischio” secondo il Regolamento sull IA della UE  La  EWL ha evidenziato la necessità di considerare i pregiudizi di genere e le discriminazioni nel processo di valutazione, per proteggere i diritti delle donne.

  3. La Strategia UE sui diritti delle vittime
    EWL ha elaborato il proprio contributo alla nuova Strategia sui Diritti delle Vittime 2026–2030, accogliendo l’impegno della Commissione a rafforzare i diritti delle vittime in Europa. Tra le priorità per le donne vittime: segnalazione e protezione efficaci, sostegno individualizzato, accesso alla giustizia ed al risarcimento, e riconoscimento della violenza facilitata dalla tecnologia.
    La priorità ora è un’implementazione efficace, con finanziamenti adeguati, servizi specialistici, personale formato, dati solidi e partecipazione significativa delle sopravvissute.

Irlanda – Legge sul Registro delle Sentenze per la Violenza Domestica

Il 21 luglio 2026 l’Irlanda ha approvato il Domestic Violence Judgments Register Act 2026, noto come “Jennie’s Law”. La legge istituisce un registro pubblico online delle sentenze relative a gravi reati di violenza domestica, accessibile con il consenso della vittima. L’obiettivo è migliorare la trasparenza e fornire informazioni utili per decisioni consapevoli sulla sicurezza.

Deroga temporanea alla Direttiva e-Privacy

Il 9 luglio 2026 il Parlamento Europeo ha esaminato l’estensione della deroga temporanea ePrivacy, che consente ai fornitori di servizi online di rilevare, segnalare e rimuovere materiale di abusi sessuali su minori. Dopo un voto iniziale a maggioranza semplice contro la posizione del Consiglio, non è stata raggiunta la maggioranza assoluta richiesta (360 deputate/i); la deroga modificata è quindi proseguita, escludendo le comunicazioni end-to-end cifrate. Il Consiglio ha approvato definitivamente il 23 luglio, estendendo la misura fino al 3 aprile 2028.

Questa deroga colma il vuoto in attesa della proposta di Regolamento UE 2022 sulla prevenzione e lotta agli abusi sessuali su minori online.

Purple Pact II

Ad agosto 2026, il Gruppo di Lavoro sull' Economia Femminista ha aggiornato il Purple Pact, il documento di analisi e raccomandazioni della EWL per ridefinire l’economia secondo un approccio femminista, in particolare sull’economia della cura. La nuova versione approfondirà il Purple Pact del 2020, includendo temi come il clima, l' IA e la militarizzazione.

Articolo EIGE: su come i modelli occupazionali delle coppie influenzino le disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE

Il 26 agosto 2026 EIGE ha pubblicato un articolo sulle disuguaglianze di genere nella cura dei figli e nell’equilibrio vita-lavoro nell’UE, basato sulla seconda ondata (2024) del sondaggio CARE. I risultati mostrano che la cura dei figli resta fortemente femminilizzata, indipendentemente da come le coppie dividono il lavoro retribuito: le norme di genere e i limiti nell’accesso al sostegno contano più del tempo disponibile.

Punti chiave:

  • Le donne riportano livelli più alti di cura  dei figli rispetto agli uomini in tutte le categorie occupazionali. Anche quando lavorano a tempo pieno o gli uomini hanno più tempo, la cura  ricade sulle donne.

  • Gli uomini usano più spesso supporto informale per la cura, anche quando le donne sono le principali percettrici di reddito.

  • Quando le donne riducono l’orario o lasciano il lavoro, le famiglie tendono a riportare la cura in casa invece di usare servizi formali.

  • La minore occupazione femminile non significa minore domanda di servizi per l’infanzia: la mancanza di cura adeguata può frenare il lavoro retribuito delle donne, che ne assorbono le conseguenze.

  • Le donne incontrano più difficoltà a conciliare lavoro e cura. La tensione è massima per le donne a tempo pieno, indipendentemente dallo status occupazionale del partner; livelli alti di difficoltà emergono anche quando nessuno dei due lavora a tempo pieno.


Indipendentemente da come le coppie dividono il lavoro retribuito: le norme di genere e i limiti nell’accesso al sostegno contano più del tempo disponibile.

Punti chiave:

  • Le donne riportano livelli più alti di cura  dei figli rispetto agli uomini in tutte le categorie occupazionali. Anche quando lavorano a tempo pieno o gli uomini hanno più tempo, la cura  ricade sulle donne.

  • Gli uomini usano più spesso supporto informale per la cura, anche quando le donne sono le principali percettrici di reddito.

  • Quando le donne riducono l’orario o lasciano il lavoro, le famiglie tendono a riportare la cura in casa invece di usare servizi formali.

  • La minore occupazione femminile non significa minore domanda di servizi per l’infanzia: la mancanza di cura adeguata può frenare il lavoro retribuito delle donne, che ne assorbono le conseguenze.

  • Le donne incontrano più difficoltà a conciliare lavoro e cura. La tensione è massima per le donne a tempo pieno, indipendentemente dallo status occupazionale del partner; livelli alti di difficoltà emergono anche quando nessuno dei due lavora a tempo pieno

lunedì 7 settembre 2026

Di chi è l'utero?

 Ciao a tutte e a tutti, sono Aidai Mirbekova. Attualmente sto svolgendo un tirocinio

presso il Coordinamento. Mi sono laureata presso l'Università La Sapienza di Roma
con una tesi dal titolo "Di chi è l'utero?". Di seguito condivido con voi la versione
ridotta del mio lavoro d'analisi sulla libertà e sulle politiche riproduttive.

Di chi è l'utero?
La libertà riproduttiva non è mai soltanto privata
Una gravidanza viene spesso descritta come un'esperienza intima e personale. Eppure, nel
corso della storia, le decisioni riguardanti fertilità, contraccezione, aborto, parto e maternità sono
state profondamente influenzate da governi, istituzioni religiose, sistemi economici, tribunali,
autorità mediche e movimenti politici. L'utero non è soltanto un organo biologico: è anche uno
spazio politico.
È questo il punto di partenza delle politiche dell'utero (womb politics): la capacità riproduttiva
viene governata e contesa perché è legata al potere. Gli Stati possono incoraggiare le donne ad
avere più figli per contrastare il calo demografico, spingerle a limitare la fertilità in nome dello
sviluppo, restringere l'aborto per difendere valori religiosi o nazionali, oppure offrire servizi
riproduttivi in modo selettivo a determinate popolazioni.
In tutti questi casi, il corpo femminile viene inserito in progetti più ampi che riguardano la
nazione, l'economia, la moralità e l'ordine sociale. Il linguaggio utilizzato cambia: si parla di
controllo della popolazione, protezione della famiglia, moralità pubblica, sopravvivenza
nazionale o dovere religioso. La domanda fondamentale, però, rimane la stessa: chi ha l'autorità
di decidere se, quando e a quali condizioni una donna debba riprodursi?
La riproduzione come rapporto di potere
L'analisi femminista mostra che la riproduzione non è semplicemente un fatto biologico o una
scelta individuale. È un'istituzione sociale attraverso la quale vengono prodotti e mantenuti i
rapporti di genere.
Shulamith Firestone considerava la gravidanza e la cura dei figli una delle basi materiali
dell'oppressione femminile. Simone de Beauvoir, attraverso l'idea secondo cui "non si nasce
donna, lo si diventa", ha mostrato come la femminilità venga costruita da istituzioni, norme e
aspettative sociali. La maternità, quindi, non è soltanto un'esperienza personale: può diventare
un ruolo imposto, idealizzato o politicamente utilizzato.
La teoria femminista dell'economia politica amplia questa prospettiva. Silvia Federici ha
evidenziato come il capitalismo abbia trasformato il lavoro riproduttivo e di cura in un'attività
considerata "naturale", non retribuita e spesso invisibile, pur essendo indispensabile alla

riproduzione della forza lavoro. Nancy Fraser ha descritto una contraddizione simile: le
economie dipendono dalla cura e dalla riproduzione sociale, ma allo stesso tempo
indeboliscono le condizioni che le rendono possibili.
La governance della riproduzione svolge quindi una doppia funzione. Da un lato, limita o
organizza l'autonomia corporea; dall'altro, contribuisce a regolare il lavoro, la famiglia, la
cittadinanza e la continuità demografica. Le donne possono essere incoraggiate a fare figli
quando lo Stato ha bisogno di nuovi lavoratori o cittadini, oppure scoraggiate dal riprodursi
quando la loro fertilità viene considerata economicamente o politicamente indesiderabile.
Dal controllo demografico alla giustizia riproduttiva
La storia del Novecento offre numerosi esempi di Stati che hanno trattato la fertilità come una
risorsa demografica. In India, il programma nazionale di pianificazione familiare, avviato nel
1952, venne inizialmente presentato come una risposta volontaria alla povertà e alla crescita
della popolazione. Durante lo stato d'emergenza del 1975-1977, tuttavia, gli obiettivi demografici
contribuirono a campagne di sterilizzazione coercitiva, nelle quali milioni di persone furono
sottoposte a interventi sotto forti pressioni amministrative.
Il peso del controllo riproduttivo ricadde soprattutto sulle donne povere e appartenenti a gruppi
marginalizzati. Ancora oggi, la sterilizzazione femminile rappresenta una delle principali forme di
contraccezione in India, mentre la responsabilità della pianificazione familiare continua a essere
distribuita in modo profondamente diseguale tra uomini e donne.
Questa vicenda mostra un problema più generale: una politica può essere formalmente
volontaria e, nella pratica, coercitiva. Quando l'accesso al cibo, al lavoro, alla casa o ai benefici
sociali dipende dall'accettazione di un metodo contraccettivo, il consenso diventa estremamente
fragile. La libertà riproduttiva non può essere garantita soltanto attraverso il linguaggio della
scelta individuale, se le condizioni sociali rendono impossibile rifiutare.
La direzione opposta è rappresentata dal pronatalismo. Nei Paesi caratterizzati da bassa
natalità, i governi possono offrire incentivi economici, agevolazioni fiscali e campagne pubbliche
per incoraggiare le donne ad avere più figli. Queste misure possono apparire di sostegno, ma
rischiano comunque di rafforzare l'idea che il corpo femminile sia una risorsa nazionale.
La Polonia rappresenta bene questa contraddizione. Le restrizioni all'aborto sono state
progressivamente rafforzate attraverso l'alleanza tra nazionalismo conservatore e influenza
cattolica, mentre i programmi di sostegno alle famiglie sono stati presentati come strumenti per
contrastare il declino demografico. Ne è risultato un regime riproduttivo ambivalente: lo Stato
incoraggia la maternità considerata "utile", ma limita la libertà delle donne di decidere in altre
circostanze.
Anche l'Argentina dimostra che la legalizzazione non risolve automaticamente il problema
dell'accesso. La mobilitazione femminista e il movimento della Marea Verde hanno contribuito
alla legalizzazione dell'aborto nel 2020. Tuttavia, le donne rurali, indigene e a basso reddito

hanno continuato a incontrare ostacoli istituzionali, carenza di personale sanitario, stigma e
lunghi viaggi per ottenere assistenza.
Questi casi dimostrano perché la giustizia riproduttiva richieda più della semplice esistenza di
una legge. Essa comprende le condizioni materiali necessarie per esercitare un diritto: servizi
sanitari accessibili, contraccezione sicura, aborto non stigmatizzato, protezione dalla violenza,
sicurezza economica, abitazione, servizi per l'infanzia e possibilità di crescere i figli in condizioni
dignitose.
La domanda, dunque, non è soltanto se l'aborto sia legale. È anche: chi può effettivamente
accedervi?
Religione, nazionalismo e corpo morale
La religione viene spesso descritta come un ostacolo uniforme ai diritti riproduttivi. Una simile
lettura, però, è insufficiente. Le istituzioni religiose hanno spesso rafforzato idee patriarcali sulla
purezza, la maternità, la sessualità e l'autorità familiare. Hanno inoltre influenzato costituzioni,
politiche pubbliche, sistemi sanitari e campagne elettorali.
L'ex disciplina costituzionale irlandese sull'"embrione", la politica riproduttiva
cattolico-nazionalista polacca e il dibattito sull'aborto negli Stati Uniti mostrano come idee
religiose possano trasformarsi in strutture giuridiche.
La religione, tuttavia, non è una forza politica unica. Le tradizioni religiose vengono interpretate
in modi diversi da denominazioni, comunità e soggetti storici differenti. Donne, teologhe e leader
religiosi hanno reinterpretato dottrine cristiane, ebraiche e islamiche per difendere la dignità, la
coscienza e l'autodeterminazione riproduttiva.
Anche la religione vissuta è diversa dalla dottrina ufficiale. Le donne possono usare
contraccettivi, ricorrere all'aborto o scegliere tecniche di procreazione assistita negoziando le
proprie decisioni attraverso concetti come coscienza, responsabilità, perdono, cura e volontà
divina. In queste situazioni, la religione non è soltanto un divieto esterno: diventa parte del
ragionamento morale attraverso cui le donne comprendono e giustificano le proprie scelte.
Lo stesso vale per il nazionalismo. I movimenti nazionalisti rappresentano spesso le donne
come "madri della nazione", responsabili della riproduzione della comunità etnica, religiosa o
culturale. In India, alcune narrazioni demografiche hanno esaltato la fertilità delle donne hindu
come strumento di rafforzamento della maggioranza, mentre hanno rappresentato la
riproduzione delle donne musulmane come una minaccia alla sicurezza nazionale.
In Kirghizistan, discorsi religiosi e nazionalisti possono idealizzare la maternità e, allo stesso
tempo, attribuire alle donne la responsabilità di problemi sociali ed economici più ampi. Il corpo
femminile diventa così il luogo sul quale vengono proiettate paure riguardanti la decadenza
morale, la crisi demografica, la disoccupazione o il futuro della nazione.

Una gravidanza, di conseguenza, non viene più considerata soltanto un'esperienza individuale.
Può diventare il simbolo della vitalità nazionale, del pericolo demografico o della continuità
culturale. La donna concreta scompare dietro le esigenze immaginate della collettività.
Diritti formali e accesso reale
Il diritto internazionale ha elaborato importanti tutele per la salute riproduttiva e l’uguaglianza. La
Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne riconosce
l’importanza dell’accesso non discriminatorio all’assistenza sanitaria e alla pianificazione
familiare. La Conferenza del Cairo del 1994 e la Piattaforma d’azione di Pechino del 1995
hanno contribuito a spostare l’attenzione dal controllo della popolazione verso la salute,
l’autonomia e i diritti riproduttivi.
Tuttavia, il sistema internazionale rimane frammentato. Alcune istituzioni stabiliscono norme
giuridiche, altre forniscono finanziamenti, indicazioni tecniche o servizi. Nessuna possiede
strumenti sufficienti per garantire che tali diritti siano applicati in modo uniforme. Gli Stati
possono ratificare trattati per ottenere legittimità internazionale e, nello stesso tempo, non
assicurare l’accesso effettivo ai servizi.
Il divario tra diritto e realtà emerge in molti contesti. In Kirghizistan, una legislazione
relativamente liberale sull’aborto convive con infrastrutture sanitarie deboli, difficoltà di accesso
alla contraccezione e stigma religioso. Negli Stati Uniti, il riconoscimento costituzionale garantito
da Roe v. Wade non ha impedito la formazione di un sistema a due livelli, nel quale le donne
povere e quelle residenti nelle aree rurali incontravano ostacoli economici e geografici molto
maggiori.
La tecnologia apre nuove possibilità, ma crea anche rischi. La telemedicina e le reti
transnazionali hanno permesso a molte persone di ricevere informazioni e assistenza oltre i
confini degli Stati più restrittivi. Allo stesso tempo, cronologie di ricerca, applicazioni sanitarie e
dati medici possono essere utilizzati per sorvegliare, stigmatizzare o perseguire chi prende
decisioni riproduttive.
La privacy digitale deve quindi essere considerata parte integrante dell’autonomia corporea.
Una tecnologia che amplia l’accesso, ma espone le utenti alla sorveglianza, non produce vera
libertà.
La società civile come forma di resistenza
Gli Stati non sono gli unici soggetti a determinare le politiche dell’utero. I movimenti femministi e
le organizzazioni della società civile non si limitano a opporsi al controllo riproduttivo:
costruiscono forme alternative di governance. Offrono informazioni, assistenza legale,
medicinali, reti di cura e interpretazioni religiose capaci di ridurre lo stigma.
In Corea del Sud, coalizioni femministe, mediche e sindacali hanno trasformato l’aborto da
questione morale a problema di giustizia e salute pubblica, contribuendo alla sua

depenalizzazione. In Ungheria, associazioni per i diritti delle donne hanno contestato l’obbligo di
consulenza e i periodi di attesa attraverso campagne legali e ricorsi europei. In Kenya, le
organizzazioni locali hanno collaborato con anziani e autorità comunitarie per rendere i servizi di
salute riproduttiva più accettabili e accessibili. In Uganda, educatori e giovani attivisti hanno
collegato la contraccezione alla prevenzione dell'HIV e all'idea che il corpo appartenga alla
persona che lo abita, non allo Stato o all'autorità religiosa.
In contesti più repressivi, la resistenza può essere meno visibile: reti digitali, comunicazione
criptata e pratiche di mutuo aiuto permettono di aggirare i divieti senza esporsi pubblicamente.
Queste pratiche sono politicamente importanti perché contestano il monopolio statale sulla
conoscenza e sulle decisioni riproduttive.
Le lotte riproduttive trasformano anche il significato della cittadinanza. Quando le donne si
mobilitano per l'aborto, la contraccezione, la salute o la protezione dalla violenza, non chiedono
soltanto un servizio medico. Rivendicano autorità sul proprio corpo e il diritto a partecipare
pienamente alla vita pubblica.
Per questo le politiche dell'utero riguardano, in ultima analisi, la democrazia. Uno Stato che
tratta le donne come strumenti demografici limita anche il loro status di cittadine. Riconoscere le
donne come soggetti morali, pazienti, lavoratrici, madri, non madri, elettrici e titolari di diritti
significa invece riconoscere che l'autonomia riproduttiva è parte della partecipazione
democratica.
La libertà riproduttiva non può essere garantita concentrandosi soltanto sulla legge sull'aborto.
Occorre intervenire sull'intero sistema che organizza la riproduzione: famiglia, lavoro, welfare,
religione, sanità, tecnologia, migrazione e nazionalismo.
L'utero è stato a lungo trattato come un contenitore delle ambizioni dello Stato, della religione e
dell'economia. Le politiche dell'utero rendono visibile questo processo e propongono una
direzione diversa: un mondo in cui i corpi riproduttivi non siano infrastrutture nazionali, strumenti
demografici o campi di battaglia morale, ma luoghi di dignità, autonomia e libertà.
— Aidai M

Tirocinante presso LEF ITALIA e COORDINAMENTO ITALIANO DELLA LOBBY EUROPEA DELLE DONNE

Agosto 2026