Il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne/LEF Italia rappresenta l'Italia nel Consiglio di Amministrazione della European Women's Lobby, la più grande coalizione europea di organizzazioni femminili e femministe. La LEF Italia contribuisce, con la EWL, a migliorare le politiche di parità di genere in Europa ed in Italia. E' membro fondatore della EWL.
martedì 17 gennaio 2012
Clip video sulla discriminazione contro le donne migranti nelle politiche di ricongiungimento familiare
[Bruxelles, 13 gennaio 2012] La Rete Europea delle Donne Migranti (ENoMW) e la Lobby Europea delle Donne (LEF) hanno prodotto tre video clip in modo da rendere visibile la discriminazione contro le donne migranti nelle disposizioni di ricongiungimento familiare.
Le clip raccontano le storie di tre donne immigrate, Liz, Saheli e Claudia. Le loro storie mettono in evidenza le principali sfide che le donne migranti devono affrontare a causa della mancanza di sensibilità di genere delle politiche migratorie, in particolare le politiche di ricongiungimento familiare.
Le clip sono il fulcro della ENoMW e la campagna EWL per ulteriori disposizioni family friendly in materia di riunificazione in ottica di genere nel contesto del prossimo riesame della legislazione UE ricongiungimento familiare.
Clip I: Liz
Liz non riesce a raggiungere il livello di stipendio necessario per qualificarsi per il ricongiungimento familiare. Le mancano i suoi figli, ma non può permettersi di interrompere l'invio a casa delle rimesse. i bambini non capiscono il periodo di attesa e si sentono rifiutati dai loro genitori.
Clip II: Saheli
Saheli è un coniuge a carico. A lei non viene riconosciuto alcun diritto. La sua presenza e il suo permesso di soggiorno nel paese dipendono da suo marito e dal loro rapporto. Le donne migranti come Saheli devono sopportare gli abusi più a lungo e soffrono di più. La dipendenza giuridica distorce le relazioni familiari e rafforza i valori patriarcali.
Clip III: Claudia
Claudia non può unirsi al suo partner danese in Danimarca, anche se si amano. I diritti legati al ricongiungimento familiare dei cittadini dell'UE sono, alcune volte, più protetti al di fuori del loro paese di origine. Molti cittadini europei sono costretti a subire trasferimenti temporanei in altri Stati membri al fine di poter vivere con i membri extra-EU della loro famiglia in Europa. http://youtu.be/MvFRDCYfIcM
La squadra
Le clip sono stati diretti da Kevin O'Neill de la Isla e prodotto da Barrie Dowdall e Produzioni Telwell.
domenica 15 gennaio 2012
Sosteniamo lo Sportello Donna
Roma, Venerdì 13 gennaio
ore 9.00 - 13.30
Aula A Direzione Sanitaria Ospedale SAN CAMILLO
Circonvallazione Gianicolense 87 Roma
“SPORTELLO DONNA H24”: 2 ANNI DI ATTIVITÀ NEL PRONTO SOCCORSO DELL’OSPEDALE SAN CAMILLO FORLANINI
BILANCIO E PROSPETTIVE FUTURE”
Presentazione del libro
“NO, NON SONO SCIVOLATA NELLA DOCCIA...”
Un dossier che raccoglie l’esperienza e le riflessioni delle operatrici dello sportello e un’accurata documentazione con relativi dati sui casi di violenza e sull’identikit dell’aggressore.
Proiezione del video
“… E HO TROVATO SPORTELLO DONNA…”:
Interviste e testimonianze delle donne accolte presso lo sportello...e non solo
a cura di BE FREE Cooperativa Sociale
Relazione introduttiva
Aldo Morrone, Direttore Generale azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini
Intervengono:
per il Dipartiento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
Alessanda De Marco, Dirigente generale, Dipartimento per le pari opportunità presso
Presidenza del Consiglio dei Ministri
per il Parlamento
Livia Turco
Suad Sbai
per la Regione
Tonino D’Annibale, Vicepresidente Commissione Lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e
politiche sociali
per la Provincia
Claudio Cecchini, Assessore alle Politiche Sociali e per la Famiglia e ai Rapporti Istituzionali
per il Comune Sveva Belviso, vicesindaco
Gemma Azuni, Commissione delle elette
Monica Cirinnà, Presidente Commissione delle elette
Lavinia Mennuni, delegata alle Pari Opportunità e per i Rapporti con il mondo Cattolico
per la Questura
Vittorio Rizzi, Capo della Squadra Mobile
per il Tribunale Penale
Roberto Staffa, Sostituto Procuratore della Repubblica
Francesco Scavo, Sostituto Procuratore della Repubblica
per l'Azienda Ospedaliera San camillo Forlanini
Maura Cossutta, referente aziendale Progetto Violenza
Giovanna Scassellati
Cristian Vender
Anna Zicca
per BeFree
Oria Gargano
Le operatrici di SPORTELLO DONNA H24
è stata invitata
RENATA POLVERINI Governatrice della Regione Lazio
Sono 700 le donne in difficoltà che finora hanno ottenuto consulenza e assistenza psicosociale e legale presso lo sportello. Diversi i procedimenti incardinati presso i Tribunali Penali, Civili e per i Minorenni. Primo in Italia, tra pochi in Europa, “Sportello Donna” è un punto d'ascolto e di accoglienza permanente – aperto 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno – cui possono accedere le donne che subiscono violenza, sia di loro iniziativa sia su segnalazione del personale medico e paramedico.
Oggi “Sportello donna” si trova in difficoltà e in attesa di nuovi fondi che possano consentire il prosieguo della sua attività. Nonostante la Convenzione sia scaduta le operatrici continuano a presidiare lo sportello, per rispetto e senso di responsabilità verso le numerose donne che continuano ad accedervi.
L’evento vuole essere un’occasione di confronto tra le persone più rappresentative delle Istituzioni e della politica per rendere noti il ruolo del servizio e i risultati finora raggiunti, per richiamare l’attenzione sul problema della violenza contro le donne e sull’importanza di strumenti adeguati a contrastarla.
Ufficio Stampa: Angela Ammirati; cell. 3297508794 befree.ufficiostampa@gmail.com
"Sportello Donna" è un progetto pilota ospitato all'interno del triage del San Camillo e promosso dalla cooperativa "Be Free".
E’ un servizio di accoglienza e assistenza per le vittime di violenza intrafamiliare o di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e/o lavorativo, che adotta metodologie specialistiche e modalità di relazione personalizzate, che non giudicano e non sono stereotipate.
La violenza contro le donne è un gravissimo crimine che lede i diritti umani fondamentali. Le strutture pubbliche e la società civile tutta debbono farsene carico!
Venerdì nell’Aula A Direzione Sanitaria Ospedale SAN CAMILLO Circonvallazione Gianicolense 87 Roma si è tenuto il convegno dedicato ai due anni di attività di Sportello Donna, un punto di riferimento, dove la donna si sente accolta, ascoltata, senza essere giudicata o spinta a prendere decisioni immediate. Un aiuto per uscire da una situazione di soggiogazione non solo fisica ma anche psicologica. Così le donne violate hanno descritto Sportello Donna. Un servizio vitale per le tante tantissime donne che in questi due anni si sono rivolte alle operatrici e alle avvocatesse che le assistono per uscire dal tunnel della violenza. Questa realtà però potrebbe finire, lasciando le donne completamente sole e ancora una volta lasciate a se stesse, perché la convenzione è scaduta nel mese di ottobre 2011 e non c’è la certezza che venga rinnovata.
Per ora c’è l’impegno dichiarato, questa mattina durante l’incontro, dal Direttore Generale della struttura ospedaliera Aldo Morrone a portare avanti questa importante sfida, all’interno del San Camillo cercando anche di rafforzarlo dandogli più spazio, cercando una sistemazione più accogliente. Ha detto Morrone che Il lavoro della cooperativa è straordinario e si stanno muovendo per trovare finanziamenti non solo per mantenere Sportello donna, ma anche per investire ancora di più su questa iniziativa. Non solo, quindi, questo servizio continuerà la sua attività, ma sarà migliorato per far sì che questa iniziativa diventi strutturale all’interno del San Camillo Forlanini”. E per dare concretezza al suo impegno verso Sportello Donna, il Dg ha annunciato che grazie alla revisione degli accordi sull’intramoenia saranno reperiti i fondi necessari per portare avanti il progetto: “Ci siamo attivati per rivedere gli accordi sull’intramoenia affinché la percentuale dei proventi indirizzata all’ospedale non debba scendere al di sotto del 10%, questo ci consentirebbe di costituire un fondo per intervenire sulle priorità di questa Azienda, come Sportello Donna”.
E un forte impegno per sostenere queste iniziative e portarle all’attenzione del Ministero della Salute e delle Regioni è arrivato anche dall’Onorevole Livia Turco, da Alessandra De Marco del Dipartimento delle Pari Opportunità presso la presidenza del Consiglio, da Maura Cossutta, dell’azienda San Camillo Forlanini e da tutte le donne e le persone che ieri numerose hanno affollato e sono intervenute con vera partecipazione all’incontro.
Il Comitato Italiano della Lobby Europea delle Donne si augura che il Dott. Morrone ottemperi alle sue promesse e manda il suo più grande plauso a tutte le operatrici dello sportello, che fanno parte della cooperativa sociale BEFREE, membro del Coordinamento, che da due mesi lavorano con la stessa costanza e dedizione senza percepire alcuna retribuzione.
giovedì 12 gennaio 2012
A proposito di prostituzione: la Svezia ed alcuni Paesi dell'Unione Europea
Nel 1998, in Svezia, fu emanata una legge innovativa sulla prostituzione, che entrò in vigore il 1 gennaio 1999. Questa legge, detta “legge anti-cliente”, colpisce l’acquisto di servizi sessuali, prevedendo una sanzione detentiva di 6 mesi per i trasgressori della norma. La legge non vieta alle prostitute di esercitare la professione, ma punisce i clienti. Infatti l’articolo 1 di questa legge recita: «La prostituzione è una forma di violenza dell’uomo verso la donna».
Con questo articolo si vuole sottolineare che la società non deve accettare che un uomo possa acquistare una donna per il suo piacere. Secondo il Parlamento svedese il comprare servizi sessuali ha pochissimo a che fare con la sessualità, la questione riguarda piuttosto il potere e l’uguaglianza.
Come ha raccontato in un’intervista, Gunilla Ekberg, l’avvocata femminista che ha lavorato al disegno di legge, “fino a quel momento avevamo considerato la prostituzione come un fenomeno a sé stante. La svolta è avvenuta quando ci siamo rese conto che si trattava invece di una delle forme di violenza maschile nei confronti del nostro sesso”. Avevano portato a questo risultato non tanto le analisi teoriche, quanto i molti studi e ricerche fatti negli anni precedenti sulle prostitute svedesi. In tutte le loro storie, in un modo o nell’altro, c’erano abusi familiari infantili, stupri subiti da amici di famiglia o compagni di scuola o condizioni di disagio estremo e di emarginazione sociale. In altre parole, nel contesto svedese erano molto rare le donne che facevano della prostituzione una libera scelta di vita. Ed ecco allora il testo che proibisce “l’acquisto di prestazioni sessuali”, punendo, anche penalmente, chi compra sesso ma non chi lo offre, che viene considerata invece una vittima da proteggere e aiutare.
E la "libertà di vendersi?. Secondo il punto di partenza della legge in questione “non è mai questione di libera scelta: dove c'è prostituzione, dietro c'è sempre il crimine organizzato, sempre”.
"La prostituzione è una violenza dell'uomo contro la donna", questo sembra uno slogan femminista degli anni Settanta, ma la legge svedese si è rivelata, forse, l'unica in Europa che, ad oggi, si sia dimostrata capace di contrastare il crimine organizzato legato al mercato del sesso, colpendo duro il cliente. “E' solo la cultura dell'eguaglianza di genere che può combattere la prostituzione”.
Il senso della legge è quello di includere il compratore nella filiera criminale. In Svezia c’è un meccanismo per cui si informano i clienti che stanno aiutando il crimine organizzato e distruggendo una giovane vita. Poi gli viene inviata a casa una lettera della polizia in cui si informa del reato commesso: in Svezia essere qualificati come compratori di sesso è motivo di vergogna. E per il "compratore" è solo l'inizio. Vengono infatti presi, intercettati, gli vengono fatte fotografie e prese le targhe, dopo circa 6 mesi vengono chiamati in Tribunale a testimoniare e vengono fatti sedere accanto agli sfruttatori e ai trafficanti: per farli così rendere conto di far parte di una rete criminale.
La legge aveva preso piede in maniera così profonda anche a causa del dilagare della stessa tratta a fini di sfruttamento sessuale, all’ondata di africane, di asiatiche e di ragazze dell’Est spesso prigioniere degli sfruttatori, che all’inizio del nuovo secolo minacciava di mettere fuori controllo l’industria della prostituzione, la tesi del sesso a pagamento come violenza generata dal dominio maschile aveva acquisito argomenti ben più difficili da contraddire. Sul piano pratico poi gli stessi magistrati e tutori dell’ordine si erano resi conto che la loro legge poteva rappresentare uno strumento molto efficace. Nel nuovo scenario il cliente da punire non era solo il maschio prevaricatore, ma l’ultimo anello di feroci catene schiaviste, la pedina più facile da identificare di un commercio intollerabile.
Nel 2010 è stato presentato il Rapporto sui risultati ottenuti in 10 anni con l’applicazione della legge anti-cliente allo Swedish Institute.
Secondo il Rapporto oggi in Svezia le prostitute sono un migliaio contro le circa 3 mila del 2000 e la prostituzione in strada, peraltro minoritaria da sempre, è praticamente scomparsa. Quanto ai clienti, finora ne sono stati denunciati 18 mila, condannati 900, a sei mesi di carcere o più spesso ad una multa pari a 50 giorni di stipendio. Ma anche per chi non ha avuto sanzioni il processo ha rappresentato un notevole sconvolgimento nelle relazioni familiari e sociali. Spesso chi è scoperto sul fatto, non importa se all’aperto, in un albergo compiacente o in un bordello clandestino, viene chiamato a testimoniare contro gli sfruttatori e i trafficanti, ed è costretto a mostrarsi pubblicamente come partecipe di una rete criminale.
Sono risultati importanti, che l’opinione pubblica guarda con favore. Come risulta dai sondaggi, la legge ha da tempo il consenso del 70, 75 per cento della popolazione. Ma c’è un altro effetto, confermato da varie indagini e intercettazioni telefoniche. Gli uomini dei rackett evitano sempre più di lavorare dove la prostituzione è osteggiata (“Stai alla larga dalla Svezia, puoi avere un sacco di grane”, consigliava un boss a un amico in una telefonata intercettata) e preferiscono paesi come l’Olanda e la Germania, dove il mercato del sesso è perfettamente legale. Nelle società della prostituzione legale con mutua e pensione è più difficile che la polizia indaghi e anche l’opinione pubblica è piuttosto indifferente. Salvo poi scoprire quasi per caso, come è successo in Germania, l’esistenza di un bordello con più di 100 ragazze tenute in stato di quasi schiavitù e marchiate a fuoco come animali. Al contrario attorno alla legge svedese si sono sviluppati vari meccanismi di contrasto, a cominciare dal Piano d’azione del luglio 2008 per combattere prostituzione e tratta. Fra le priorità del Piano c’è quella di supportare le cosidette “persone a rischio”, spesso immigrate o ragazze emarginate. Altri obiettivi sono di rendere sempre più efficaci i meccanismi giudiziari e di incrementare la cooperazione con i paesi vicini.
In questi anni non è stato difficile accorgersi che la prostituzione non si sradica in un paese solo e che i clienti sono pronti ad attraversare i confini con una certa rapidità. Così il Consiglio degli Stati del Baltico, 11 paesi che discutono i problemi comuni e cercano di armonizzare le varie legislazioni, hanno messo fra le loro priorità proprio il contrasto al mercato del sesso.
Anche se in Italia non se n’è praticamente parlato, il modello svedese ha fatto proseliti. La prima a muoversi è stata la Norvegia, dove nel gennaio del 2009 è stata votata una legge ancora più innovativa (il cliente può essere perseguito in patria anche se compra sesso all’estero). Poi è stata la volta dell’Islanda, mentre la Finlandia aveva già dichiarato punibile il cliente, ma solo se conosce lo stato di costrizione della donna. E mentre la Danimarca, che ormai è definita ironicamente “il bordello del Baltico” sta a sua volta discutendo il da farsi, anche in Inghilterra, in Germania e persino in Olanda si comincia ad esaminare con occhi diversi il problema del sesso a pagamento. Come ha denunciato l’”Economist”, metà delle famose donne in vetrina ad Amsterdam non sono lì per libera scelta.
Un caso a parte resta invece l’Italia, dove alla fine del 2008 la ministra alle Pari Opportunità Mara Carfagna aveva presentato con grande clamore mediatico il disegno di legge “Misure contro la prostituzione”. In sostanza, una serie di norme che prendono di mira il mercato del sesso, non però nell’ottica degli esseri umani che ne sono coinvolti ma dell’ordine pubblico. Il testo infatti, per la prima volta dopo l’abolizione della legge Merlin, introduce il nuovo reato di “esercizio della prostituzione in luoghi pubblici” e prevede, ecco la novità molto sbandierata, le stesse pene per prostitute e clienti. Una scelta irresponsabile, hanno subito denunciato in molti, che spingerebbe la prostituzione in luoghi chiusi, rendendo molto più difficile alla polizia, alla magistratura e alle tante associazioni che operano sul territorio di identificare le vittime e aiutarle a venirne fuori. Ma dopo alcuni mesi in cui il disegno di legge ha camminato a tappe forzate, ecco che improvvisamente è calato il silenzio.
La legge svedese, unica ed innovativa, però, solleva nel mondo molte critiche. Eccone alcune qui di seguito.
La prima è che se è vero che la prostituzione in strada ormai non esiste quasi più ed è minima, il fenomeno non è scomparso ha solo cambiato forma, luoghi e mezzi di comunicazione. Infatti le prostitute si sono spostate in luoghi chiusi, e ci si arriva tramite internet. Favorire lo spostamento al chiuso, dove è meno controllabile: è la critica che è sempre stata mossa agli svedesi. Gli investigatori non possono controllare tutti i siti né bloccare i server che spesso si trovano all'estero.
Ancora, se è vero che la maggioranza del mercato del sesso, specie quello a basso costo, e’ alimentato da immigrate, innanzi tutto nigeriane e dell’Europa dell’Est, rappresentando quindi un aspetto della globalizzazione in cui la domanda dei maschi del ricco mondo del nord incontra l’offerta delle donne dei paesi poveri, è anche vero che da molte ricerche europee risulta che, a fianco ai fenomeni di vera e propria tratta di donne e ragazze rapite, sequestrate, vendute o ingannate sulla natura del lavoro che viene prospettato loro, per la maggioranza delle prostitute-immigrate nei nostri paesi, specie a partire dalla metà degli anni ’90, si tratterebbe di prostituzione volontaria (ndr.?). Si tratterebbe infatti di donne che emigrano sapendo di andare a fare le prostitute (o che esercitavano il mestiere di prostituta nel loro paese d’origine), ma che spesso non conoscono le condizioni di coercizione cui andranno incontro. La scelta di prostituirsi all’estero, lontano da parenti e conoscenti e per un periodo di tempo limitato, sembra una via d’emigrazione praticabile con prospettive di guadagno attraenti, tanto più tenendo conto delle povere possibilità di lavoro offerte loro nei paesi di destinazione, limitate per lo più ai servizi di cura e domestici. Si potrebbe quasi pensare che il problema a cui ha risposto la legge contro i clienti sia l’emigrazione dai paesi impoveriti dell’Est e del Sud del mondo. Lo stesso rifiuto di quel tipo di emigrazione ha spinto nel 2009 la Norvegia a cambiare rotta: poco prima aveva dichiarato inutilizzabile il modello svedese, all’arrivo delle nigeriane per le strade di Oslo lo ha adottato subito. E a proposito di reti di organizzazione della prostituzione, nello stesso Centro sulla prostituzione di Stoccolma si dice che “La legge ha aperto la porta agli intermediari (sfruttatori) perché ha reso più difficile per i venditori e gli acquirenti di servizi sessuali entrare in contatto diretto gli uni con gli altri”.
Un altro cambiamento del mercato del sesso è costituito dal grande aumento di transessuali e prostituti tanto che si parla di rispetto e tutela dei diritti umani dei/le professionisti/e del sesso anche il Comitato Internazionale sulle Difesa dei diritti delle-i sex workers in Europa.Questo cambiamento rende più complessa la questione di genere sull’interpretazione della prostituzione e dovrebbe far ripensare le stesse relazioni di potere tra uomini e donne che attraversano la prostituzione.
La politica pubblica svedese si presenta come favorevole alle prostitute. Non si criminalizzano più le prostitute, considerate vittime di violenza, ma solo clienti, ultimo anello della catena del crimine organizzato. Quest'argomento è molto caro ai gruppi di donne che si battono per il riconoscimento dei diritti fondamentali e per l’uguaglianza donna-uomo. L’auto - identificazione è forte perché evoca la questione della violenza maschile contro le donne a cui tutte siamo state e siamo in varia misura sottoposte. I ricatti sessuali per esempio: se non vieni con me non avrai… l’assunzione, la promozione, ti licenzio e così via (a volte l’amore di papà o dello zio). La sessualità delle donne come bene di scambio, preteso dagli uomini che hanno potere su di noi.
Ma ,secondo chi critica questo punto di vista, quello che fa una prostituta è molto diverso. È lei a dire: se vieni con me mi devi pagare. Invece, per lo Stato svedese, nelle situazioni di prostituzione si tratta sempre di violenza. È sufficiente parlare con chi si prostituisce per sapere che non è vero, ma la voce delle prostitute è messa a tacere. E questo è forse il lato peggiore della legge svedese: aumenta la stigmatizzazione contro la “prostituta” al punto tale da toglierle parola e capacità di agire.
Si suppone poi che pagare per una prestazione sessuale sia una violenza contro chi vi si sottopone. Però stranamente tale violenza è sanzionata da una semplice multa. Solo un cliente è stato condannato alla prigione, nel 2005. Sarà complicità maschile (anche per le giudici donne?) o una vaga rimembranza del principio illuministico per cui non esiste reato se non vi è parte danneggiata, cioè se le persone sono adulte e consenzienti nei loro atti, anche sessuali?
I casi di traffico di esseri umani sarebbero inoltre diminuiti. Si tratta sempre di stime, ma potrebbe anche essere vero perché la legge svedese non ha dato una lira in più ai progetti sociali ma ha finanziato le forze dell’ordine per effettuare ronde per le strade e sorveglianza sugli appartamenti. Intanto però i paesi vicini lamentano che il proibizionismo in un solo paese significa che le reti di introduzione dei migranti che si dedicano alla prostituzione spostano la loro attività più intensamente sui paesi confinanti. Ma la medesima polizia di Stoccolma interviene solo negli appartamenti dove vi sono minorenni oppure molte donne straniere, nella speranza che almeno una di loro denunci. Altrimenti, se la persona è adulta e consenziente, non vi è reato.
Il proibizionismo anche nella forma della sanzione del cliente, fa ricadere comunque la penalizzazione sulle spalle delle prostitute, e tanto più pesante su quelle socialmente più vulnerabili immigrate irregolari, magari trafficate e sequestrate in appartamenti o camere d’albergo.
Resta comunque aperto in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea il dibattito sulla legalizzazione o meno della prostituzione. E certamente si tratterà di vedere se è il caso di parificare l’impresa del sesso ad una normale impresa di produzione.
lunedì 9 gennaio 2012
Boicottiamo le calze
Il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne sostiene il movimento di boicottaggio ed esprime solidarietà verso le 239 operaie licenziate lo scorso 27 dicembre 2011.
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