Il Coordinamento italiano della Lobby Europea delle Donne esprime sorpresa e preoccupazione per
il ddl stupri in approvazione al Senato
L’introduzione della parola consenso e del concetto a cui rimanda, richiesta per la corretta applicazione della Convenzione di Istanbul, è stato il motivo della proposta di modifica alla legge esistente. Ora la parola chiave “consenso” scompare dalla formulazione dell’art. 609-bis c.p. ed è sostituita da un’altra non contemplata dalla Convenzione di Istanbul.
Si tratta di una riformulazione del testo approvato all’unanimità alla Camera in cui il modello del consenso – solo sì è sì – viene sostituito con il riferimento alla volontà contraria all’atto sessuale, volontà che deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso.
In caso di valorizzazione del consenso non è la donna vittima a dover dimostrare di aver detto no, mentre una formulazione come quella proposta espone la persona offesa a maggiori rischi di vittimizzazione secondaria nel corso del procedimento penale.
Il modello del consenso affermativo, a livello europeo e internazionale, viene ritenuto come quello maggiormente rispettoso delle esigenze di tutela della vittima di violenza sessuale. Una scelta a favore del modello incentrato sul dissenso segnerebbe, per l’Italia, un pericoloso arretramento sul piano tanto culturale quanto tecnico- giuridico.
Alla luce di queste considerazioni, il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne chiede una interpretazione ed un’ attuazione corretta della Convenzione di Istanbul su una materia che riguarda un importante e frequente violazione dei diritti delle donne.