Che questo periodo porti pace, diritti e uguaglianza per tutte le donne. Continuiamo insieme a costruire un'Europa più giusta e inclusiva! 🤝
Il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne/LEF Italia rappresenta l'Italia nel Consiglio di Amministrazione della European Women's Lobby, la più grande coalizione europea di organizzazioni femminili e femministe. La LEF Italia contribuisce, con la EWL, a migliorare le politiche di parità di genere in Europa ed in Italia. E' membro fondatore della EWL.
Rendiamo internet uno spazio sicuro.
Concludendo questa campagna nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani, celebriamo il coraggio, la resilienza e la determinazione di donne, sopravvissute, attiviste e alleati ovunque nel mondo.
✨ Ogni voce conta. Ogni azione fa la differenza.
✨ Insieme possiamo costruire un mondo in cui gli spazi digitali e fisici siano sicuri, inclusivi e capaci di emancipare tutte le donne.
✨ I diritti umani non sono negoziabili.
📢 Continuiamo a rimanere uniti, a farci sentire e a costruire un futuro in cui la violenza contro le donne, online e offline, non sia tollerata in alcun luogo.
Perché i diritti delle donne sono diritti umani. Ovunque.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Basta. Fermiamo il femminicidio ora.
Il femminicidio è la forma più estrema di violenza contro le donne. Eppure, in tutta Europa, continua a rimanere invisibile nei dati e nelle leggi.
👉 Le definizioni variano: nel 2024, la Croazia si è aggiunta agli unici altri 3 Stati membri (Belgio, Cipro e Malta) che hanno introdotto una definizione legale di femminicidio (WAVE).
👉 I dati sono incompleti: servono monitoraggi uniformi in tutta l’UE.
In sostanza, troppe uccisioni di donne non vengono registrate come ciò che sono: omicidi di genere, spesso commessi da partner intimi o membri della famiglia.
Tra i segnali più persistenti di disuguaglianza, il fatto che milioni di donne nell’UE continuino a subire violenza fisica e sessuale rimane una delle forme più inaccettabili di disparità di genere.
💜 Chiediamo:
📌 Una raccolta dati completa e comparabile sul femminicidio in tutti gli Stati membri dell’UE.
📌 Una definizione legale chiara e armonizzata del femminicidio nelle leggi di tutti gli Stati membri.
📌 Il riconoscimento del femminicidio come crimine distinto nel diritto dell’UE.
Perché ogni donna ha il diritto di vivere libera dalla violenza.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
La sua storia conta.
Per troppo tempo, le leggi sullo stupro in Europa non hanno protetto davvero le sopravvissute. Ma il cambiamento è in corso: passo dopo passo, grazie a anni di mobilitazione femminista, al coraggio delle vittime e all’azione collettiva.
L’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE) ricorda che, sebbene tutti gli Stati membri dell’UE abbiano leggi contro lo stupro, solo circa la metà lo definisce in base all’assenza di consenso, come richiesto dalla Convenzione di Istanbul.
Quest’anno, la Francia ha dato speranza. Durante il processo a Gisèle Pelicot, il tema del consenso — e della sua impossibilità di darlo mentre era stata narcotizzata — è diventato centrale nel dibattito giuridico. Il 23 ottobre 2025, il Parlamento francese ha votato per integrare la nozione di consenso nella legge nazionale: una vittoria attesa da tempo dai movimenti per i diritti delle donne e dalle sopravvissute che non hanno mai smesso di lottare.
La decisione della Francia manda un messaggio forte: il progresso è possibile se ascoltiamo, crediamo e agiamo.
Chiediamo:
📌 Leggi sullo stupro basate sul consenso in tutti gli Stati membri dell’UE, in linea con la Convenzione di Istanbul.
📌 Formazione e sensibilizzazione per polizia e magistratura, affinché ogni sopravvissuta sia trattata con dignità.
📌 Una definizione legale armonizzata a livello UE che riconosca lo stupro sulla base del consenso, non della coercizione.
Celebriamo questa conquista, e continuiamo a combattere!
Perché solo “sì” significa “sì”.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
L’elefante nella stanza non si sposta da solo.
Ignorare le molestie sessuali nei luoghi di lavoro non le fa scomparire. Prosperano nel silenzio, negli angoli degli uffici e negli spazi digitali dove manca la responsabilità.
👉 1 donna su 2 nell’UE ha subìto molestie sessuali sul lavoro (FRA, 2023).
👉 I canali online le rendono più facili, più rapide e più difficili da tracciare.
Chiediamo:
📌 Politiche aziendali che affrontino le molestie sia online che offline.
📌 Piena applicazione della Direttiva UE su uguaglianza e dignità sul lavoro.
📌 Meccanismi sicuri di segnalazione per tutte e tutti.
Insieme, facciamo dei luoghi di lavoro spazi sicuri per le donne!
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Trent’anni dopo, il mondo è cambiato - e così deve cambiare la nostra comprensione della violenza.
Dalla violenza basata sulle immagini all’incitamento all’odio digitale, la violenza online mina gli stessi obiettivi fissati a Pechino.
Eppure c’è speranza. Il movimento globale per l’uguaglianza di genere sta evolvendo. La Direttiva UE 2024/1385 sulla lotta contro la violenza sulle donne dimostra che i governi stanno finalmente prendendo sul serio la violenza digitale, estendendo la promessa di Pechino nel XXI secolo.
Nel celebrare i 30 anni da Pechino, riaffermiamo questo impegno:
📌 I diritti delle donne sono diritti umani, offline e online.
📌 La lotta contro la violenza di genere deve includere il mondo digitale.
Insieme possiamo costruire l’internet più sicuro ed equo che le pioniere di Pechino sognavano, anche se allora non potevano immaginarlo.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Il doxxing espone online informazioni private di donne, mettendole a rischio di molestie, minacce e danni nella vita reale.
Le donne in ruoli pubblici (giornaliste, attiviste, politiche) sono bersaglio frequente di campagne di doxxing progettate per intimidirle o silenziarle.
👉 Il 73% delle giornaliste ha subito molestie online, incluso il doxxing (UNESCO, 2023).
👉 I meccanismi di protezione variano notevolmente all’interno dell’UE.
Senza un quadro normativo solido e sistemi di responsabilità efficaci, le donne restano vulnerabili allo sfruttamento digitale.
Chiediamo:
📌 Una legislazione a livello UE che criminalizzi il doxxing.
⚖️ Una forte applicazione della legge e responsabilità delle piattaforme per rimuovere rapidamente contenuti doxxati e prevenire nuove violazioni.
📣 Meccanismi di segnalazione accessibili, servizi di supporto e protezione per le sopravvissute.
Insieme, rendiamo internet sicuro per donne e ragazze!
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
È ora di rompere questa illusione.
Il caso di un uomo in Irlanda del Nord mostra quanto l’inganno online e il catfishing possano essere devastanti. Fingendosi una ragazza adolescente su Snapchat, ha manipolato almeno 70 minori, molte delle quali ragazze tra i 10 e i 16 anni, inducendole a inviare contenuti espliciti. Le conseguenze sono state gravissime, fino al suicidio di una bambina di 12 anni. Questo caso evidenzia una nuova realtà: il catfishing e l’inganno online sono nuove forme di violenza di genere.
👉 Le donne rappresentano la maggioranza delle vittime di catfishing sfruttate emotivamente o economicamente (Europol, 2024).
Chiediamo:
🔐 Sistemi di verifica dell’identità e meccanismi di denuncia più efficaci.
⚠️ Protocolli obbligatori di risposta per gli abusi basati sull’inganno.
Insieme, possiamo proteggere la sicurezza e la dignità delle donne in ogni spazio digitale.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Dai forum incel ai canali estremisti, la misoginia organizzata alimenta la radicalizzazione in tutta Europa.
👉 L’80% dei discorsi d’odio online prende di mira le donne (UNESCO, 2024).
Sebbene la Direttiva UE 2024/1385 rappresenti un passo fondamentale nel criminalizzare l’incitamento online alla violenza di genere, spetta ora agli Stati membri implementare leggi nazionali che affrontino direttamente queste reti, garantiscano l’applicazione delle norme e proteggano le donne online.
Chiediamo di includere la responsabilità maschile nelle strategie di contrasto alla violenza, integrando misure specifiche sul comportamento maschile nei piani d’azione nazionali e tutelando i finanziamenti destinati alle organizzazioni delle donne.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
LEF Italia ha partecipato, il 29 e 30 novembre a Roma, all’Assemblea del Distretto Centro di FIDAPA BPW Italy, organizzata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Nel corso dell’evento si è tenuto il convegno “Mai più sotto scacco, mai più sotto ricatto”, ospitato presso l’Hotel Donna Laura Palace.
L’incontro ha rappresentato un momento di confronto intenso e partecipato, dedicato al contrasto alla violenza di genere e alla promozione di una cultura basata sul rispetto, sull’equità e sul riconoscimento dei diritti delle donne.
LEF Italia ha portato il proprio contributo al dialogo, condividendo prospettive e impegni per rafforzare la prevenzione, il sostegno alle vittime e il cambiamento culturale necessario a eliminare ogni forma di discriminazione e violenza.
Metti a tacere la misoginia.
Nel caso Motherless, un uomo noto come “archie147” ha caricato immagini voyeuristiche e manipolate tramite IA raffiguranti donne sottoposte a orribili atti di mutilazione e omicidio. Sotto queste immagini, gli utenti discutevano apertamente su come avrebbero fatto del male alle donne ritratte, arrivando persino a offrire taglie per abusarne.
Si tratta di istigazione all’odio e alla violenza online, così come definita dall’Articolo 8 della Direttiva UE sulla lotta contro la violenza sulle donne.
Ma c’è speranza. L’indignazione pubblica ha portato a una riforma storica: il nuovo Codice Penale ungherese ora include il reato di “aggressione online”, allineando la legislazione nazionale agli standard europei e rendendo punibile l’istigazione, la glorificazione o la messa in atto di violenza contro le donne nel digitale.
Perché la violenza digitale è vera violenza, e le donne meritano sicurezza, dignità e giustizia sia offline che online.
Chiediamo:
L’applicazione dell’Articolo 8 della Direttiva UE sull’istigazione online.
Obblighi per le piattaforme di rimuovere rapidamente contenuti misogini.
Dobbiamo pretendere regolamentazioni più forti e maggior supporto per chi subisce questi abusi.
CONDIVIDI QUESTO POST per diffondere consapevolezza.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Il cyberflashing è un reato.
Quando un uomo di 39 anni ha inviato immagini non richieste dei suoi genitali a una ragazza di 15 anni, è diventato il primo uomo condannato in base alla nuova legge britannica sul cyberflashing.
👉 Il 60% delle giovani donne ha ricevuto immagini esplicite indesiderate online (Glitch UK, 2024).
👉 Solo pochi Paesi dell’UE criminalizzano esplicitamente il cyberflashing.
Chiediamo:
Riconoscimento giuridico del cyberflashing come reato sessuale in tutti gli Stati membri dell’UE.
Prevenzione attraverso educazione e sensibilizzazione.
Responsabilità delle piattaforme e strumenti di segnalazione centrati sulle sopravvissute.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Per le donne nella vita pubblica (attiviste, giornaliste, politiche, ecc.) il cyberstalking è costante.
Ricevono minacce, profili falsi, messaggi come “so dove vivi” e molestie coordinate. Alcune lasciano la politica; altre restano in silenzio perché le loro denunce non ottengono risposta.
Il cyberstalking distrugge più della privacy: erode la democrazia, allontanando le donne dagli spazi pubblici.
La Direttiva UE (Articolo 6) definisce e criminalizza il cyberstalking, garantendo ordini di protezione transfrontalieri e un riconoscimento uniforme in tutti gli Stati membri. Ma la protezione deve raggiungere le sopravvissute ora, non dopo anni di paura.
👉 1 donna su 4 che ha subito cyberstalking ha anche subito un’aggressione fisica (EU FRA, 2023).
👉 Molte unità di polizia nell’UE non hanno una formazione adeguata per indagare o riconoscere lo stalking digitale.
Chiediamo:
Formazione obbligatoria per le forze dell’ordine sul cyberstalking.
Ordini di protezione per le sopravvissute che si estendano anche agli spazi digitali.
La privacy è sicurezza.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
I deepfake privano le donne del controllo sul proprio corpo.
L’Articolo 5 della Direttiva UE riconosce questo abuso, ma il suo ambito di applicazione esclude ancora molti strumenti di “nudificazione”, che permettono agli utenti di generare immagini di nudo false di persone reali semplicemente caricando una foto.
Questa pratica è una violazione del consenso, una minaccia alla dignità personale e un nuovo fronte della violenza di genere.
👉 Secondo Sensity AI, circa il 90–95% dei deepfake online è pornografico (non consensuale) e circa il 90% di essi raffigura donne.
Dobbiamo chiedere normative più forti e un maggiore supporto per chi subisce questi abusi. CONDIVIDI QUESTO POST per diffondere consapevolezza.
Insieme, rendiamo internet un luogo sicuro per donne e ragazze!
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Condividere senza consenso è violenza.
Una personalità britannica della reality TV pensava che un momento privato fosse al sicuro. Ma poi il suo ex-partner ha caricato un video sessuale di lei su OnlyFans senza consenso, per profitto e umiliazione. È stato successivamente condannato per voyeurismo e per aver divulgato immagini sessuali private con l’intento di causare angoscia.
Lei è sopravvissuta, ma la maggior parte delle vittime non viene creduta né protetta. Dimostrare “l’intento” è spesso un ostacolo legale impossibile. In tutta Europa, casi come il suo stanno aumentando rapidamente: l’helpline britannica sul revenge porn riporta un incremento del 106% degli incidenti in un solo anno.
👉 Le vittime spesso affrontano un trauma secondario quando la polizia o i tribunali minimizzano i loro casi.
👉 1 donna su 10 nell’UE ha subito abusi sessuali basati su immagini (EIGE, 2023)
La condivisione di immagini intime senza consenso è una forma di violenza sessuale, ma in tutta Europa la protezione legale rimane disomogenea e frammentata.
La Direttiva UE riconosce gli abusi sessuali basati su immagini come reato in tutta Europa. Armonizza le definizioni, chiude le lacune e dice alle sopravvissute: non siete sole.
Insieme possiamo lavorare per un ambiente online più sicuro per tutti.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Conoscere i propri diritti è il primo passo verso la sicurezza.
La Direttiva UE sulla lotta contro la violenza contro le donne è stato un risultato storico: la prima legge dell’UE che definisce e riconosce quattro forme di violenza online come reato:
Condivisione non consensuale di materiale intimo o manipolato
Cyberstalking
Cyber-molestie (incluso il cyber-flashing)
Istigazione online all’odio o alla violenza
Perché è importante?
Perché dare un nome alla violenza è il primo passo per porvi fine. Ciò che era invisibile ora ha un nome, una legge e un percorso verso la giustizia. Eppure le leggi sono forti solo quanto la loro applicazione.
👉 Molti Stati membri non dispongono ancora dell’infrastruttura, della formazione e delle risorse necessarie per applicarla.
👉 I casi di abuso online continuano a essere sottodenunciati e raramente perseguiti.
Ora ogni Stato membro deve agire, garantendo quadri normativi nazionali, supporto alle sopravvissute e cooperazione transfrontaliera.
Facciamo accadere il cambiamento, perché donne e ragazze ovunque meritano una vita libera dalla violenza.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) rimane il punto di riferimento per prevenire e combattere la violenza contro le donne, compresa la violenza online.
👉 Eppure molti Stati membri dell’UE non l’hanno ancora ratificata.
👉 Ancora peggio, assistiamo a un contraccolpo nei suoi confronti. Il 30 ottobre 2025, il parlamento della Lettonia ha votato 56–32 per ritirarsi dalla Convenzione, quasi due anni dopo la ratifica.
👉 Le organizzazioni della società civile sostengono che questa decisione indebolisca la protezione per donne e ragazze e invii un segnale pericoloso in tutta Europa.
Chiediamo:
La ratifica universale della Convenzione di Istanbul da parte di tutti gli Stati membri dell’UE.
Una piena attuazione che includa la violenza di genere digitale nei quadri di monitoraggio e rendicontazione.
Meccanismi di applicazione solidi affinché i trattati significhino protezione, non solo promesse.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence
Ciò che inizia come abuso digitale spesso si trasforma in un pericolo reale, riducendo le donne al silenzio ed estromettendole dagli spazi pubblici, sia fisici che virtuali.
Le piattaforme online sono diventate un’estensione delle strade, dei luoghi di lavoro e delle case in cui la violenza di genere è già presente, e tuttavia le leggi e le tutele restano frammentate attraverso i confini.
Oggi segna la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e l’inizio dei 16 Giorni di Attivismo contro la violenza di genere.
Quest’anno, il Lobby Europeo delle Donne si unisce al movimento globale per affermare chiaramente:
La violenza contro le donne in tutte le sue forme deve finire, offline e online.
👉 1 donna su 3 nell’UE ha subito violenza fisica o sessuale (Eurostat, 2024)
👉 1 giovane donna su 2 in Europa è stata vittima di abusi online (EIGE, 2023)
Chiediamo a tutti di:
Perché quando le donne sono sicure online, la democrazia è più forte offline.
Insieme, possiamo porre fine alla violenza sulle donne una volta per tutte.
#16Days #NoExcuse #ACTtoEndViolence #EndVAW
Dall'8 al 12 settembre 2025 si è tenuto a Bruxelles l’AGORA Summer Camp, organizzato dalla European Women’s Lobby (EWL). L’iniziativa ha riunito giovani femministe provenienti da tutta Europa, attive in ambiti professionali eterogenei — giurisprudenza, giornalismo, scienze sociali, medicina, educazione, arti — con l’obiettivo di consolidare una rete transnazionale e di elaborare strategie condivise contro la violenza di genere e per l’avanzamento delle pari opportunità.
L’evento si è configurato non soltanto come un’esperienza formativa, ma come un vero e proprio laboratorio politico, culturale e umano: un crocevia di idee, pratiche e visioni in grado di generare nuova energia collettiva. La dimensione della sorellanza è emersa quale elemento distintivo: la condivisione di esperienze, prospettive e strumenti ha reso evidente come la forza del femminismo europeo risieda nella capacità di unire voci diverse verso un obiettivo comune.
8 settembre – Incontro conoscitivo e costruzione dello spazio comune
La giornata inaugurale è stata dedicata alla creazione di un safe space fondato su principi di rispetto reciproco, ascolto, inclusività e riservatezza. Sono stati condivisi i valori che avrebbero guidato l’intero percorso: riconoscimento delle differenze come risorsa, responsabilità collettiva e impegno alla solidarietà.
Le partecipanti hanno espresso obiettivi, paure e aspettative, tracciando un quadro variegato di motivazioni e speranze. In questo contesto, la vulnerabilità si è trasformata in elemento generativo: il confronto aperto ha consolidato la fiducia reciproca e ha posto le basi per un senso di appartenenza comune. La diversità di esperienze, lungi dal costituire un ostacolo, ha ampliato lo sguardo, favorendo un approccio realmente europeo e inclusivo.
9 settembre – Politiche EWL, istituzioni europee, advocacy, donne migranti, autodifesa
Il secondo giorno è stato dedicato all’approfondimento delle priorità politiche della European Women’s Lobby, dei quadri istituzionali dell’Unione europea e delle pratiche di advocacy strategica. L’analisi del contesto politico attuale ha evidenziato sfide complesse ma anche opportunità significative per rafforzare l’influenza delle donne nei processi decisionali.
Particolarmente rilevante è stato l’intervento di Frohar Poya e Sodfa Daaji del European Network of Migrant Women, che hanno descritto con precisione le difficoltà affrontate dalle donne migranti: mancato riconoscimento delle qualifiche, discriminazioni etniche, precarietà economica, assenza di sussidi, nonché frequenti episodi di violenza di genere. È emersa con forza la necessità di un femminismo realmente intersezionale, capace di includere istanze spesso marginalizzate.
Il pomeriggio è stato arricchito da una sessione di autodifesa personale guidata da Paula Ciortan, che ha coniugato pratica fisica e consapevolezza corporea. Tale attività ha rappresentato un esercizio di empowerment, dimostrando come la forza del movimento femminista risieda tanto nell’elaborazione teorica quanto nella capacità di incarnare sicurezza e autodeterminazione.
10 settembre – Strutture istituzionali, Gender Equality Strategy, EIGE, RoSA Library
La terza giornata è stata dedicata allo studio della struttura istituzionale europea in materia di giustizia e pari opportunità. La DG Justice and Consumers ha presentato la Strategia per l’uguaglianza di genere, mentre Sarah Cooke O’Dowd e Victoire Olczak hanno illustrato le attività dell’EIGE (European Institute for Gender Equality), che produce dati comparativi e strumenti fondamentali come il Gender Equality Index. La raccolta e l’analisi dei dati si sono rivelate cruciali per fornire basi scientifiche alle politiche, trasformando le istanze femministe da rivendicazioni percepite come opinioni a richieste fondate su evidenze oggettive.
Il pomeriggio è proseguito con la visita alla RoSA Library, centro di documentazione femminista di Bruxelles. Tra archivi storici e materiali culturali, è emerso il valore della memoria come radice del cambiamento.
La RoSA Library ha dimostrato come la continuità storica delle lotte femministe costituisca un patrimonio indispensabile per progettare il futuro.
11 settembre – Workshop delle partecipanti
La quarta giornata è stata interamente dedicata ai workshop guidati dalle partecipanti, occasione di scambio e produzione collettiva.
Un intervento è stato dedicato al tema “Strategie educative e comunitarie per il contrasto della violenza di genere sin dall’infanzia”. È stato presentato un questionario/worksheet che ha stimolato un confronto sulle strategie ritenute più efficaci: programmi scolastici, laboratori comunitari, peer education, formazione per genitori, pratiche artistiche e narrative. I risultati hanno confermato la necessità di un approccio integrato e multilivello, basato sulla cooperazione tra scuole, famiglie, associazioni e istituzioni.
A conclusione del lavoro, le partecipanti sono state invitate a comporre una breve poesia dedicata a figure femminili ispiratrici. L’attività ha mostrato come la creatività possa farsi strumento politico e di consapevolezza collettiva, fondendo riflessione critica e dimensione artistica.
Il discorso introduttivo alla sessione ha sottolineato che: “Contrastare la violenza di genere significa partire dall’inizio, dall’infanzia. È nei primi anni di vita che si formano le categorie con cui guardiamo il mondo: rispetto, parità e consenso non sono nozioni da acquisire in età adulta, ma semi da piantare sin da bambini. Le statistiche europee mostrano che i programmi educativi mirati riducono episodi di bullismo, discriminazione e violenza. La violenza non è una fatalità: è una costruzione sociale, e come tale può essere decostruita.
La responsabilità collettiva è quella di coltivare nuove generazioni capaci di riconoscere la dignità altrui e di crescere senza paura.”
Parallelamente, Muminah Koleoso ha sviluppato un’analisi sulla parità di genere in ambito letterario e culturale, evidenziando il ruolo della narrazione e della produzione artistica nella ridefinizione dei canoni e nella valorizzazione di figure femminili escluse o marginalizzate dalla storia ufficiale.
L’intera sessione ha evidenziato come l’educazione e la cultura possano costituire strumenti decisivi di prevenzione e di trasformazione sociale, confermando che la lotta alla violenza di genere richiede non solo resistenza ma anche capacità creativa e propositiva.

12 settembre – Conclusione, future feminist self, manifesto wall
È stato inoltre realizzato un manifesto wall, ricco di slogan, parole chiave e impegni, simbolo concreto della rete costruita durante il Summer Camp. Tale esperienza ha reso evidente che l’evento non rappresentava una chiusura, ma piuttosto un punto di partenza: l’inizio di un percorso comune destinato a proseguire nei diversi contesti nazionali e locali.
Conclusioni
L’AGORA 2025 Summer Camp si è configurato come un’esperienza ad alta intensità politica e culturale, capace di coniugare formazione istituzionale, pratiche comunitarie e produzione creativa. Ha evidenziato che la costruzione di un futuro egualitario richiede strumenti concreti, dati affidabili, memoria storica e soprattutto coesione.
La dimensione della sorellanza, emersa con forza in ogni fase del percorso, ha dimostrato che il cambiamento non può essere frutto di azioni isolate, ma nasce dall’unione di intenti, dallo scambio di prospettive e dallo spirito di iniziativa condiviso. L’esperienza di Bruxelles ha posto le basi per rafforzare reti transnazionali di attivismo, capaci di incidere nei diversi contesti locali e di alimentare un movimento femminista europeo più forte, consapevole e incisivo.
Trovarmi immersa in un gruppo di giovani donne provenienti da diversi Paesi europei, tutte animate da un forte impegno femminista, è stata un’esperienza che mi ha toccata nel profondo: ho percepito un’energia potente, fatta di ascolto, coraggio e visioni comuni, che mi ha dato la sensazione concreta di non essere sola in questa battaglia, ma parte di una forza collettiva capace di generare cambiamento.
(Michelle Antoinette Modica)